I videogiochi causano violenza nel mondo reale?

Sembrava una bomba ormai disinnescata, ma ancora una volta la redazione di Studio Aperto (che già più di una volta si è dimostrata decisamente abile a strumentalizzare casi di cronaca) ha saputo “sfruttare” l’occasione per riaccendere la miccia e sferrare un colpo contemporaneamente a due dei più grandi oggetti di critiche in Italia: i giovani e i videogiochi.

Nel servizio del 2 febbraio del TG si è parlato in particolare di un caso di cronaca avvenuto a Ferrara: un ragazzo di 17 anni si è reso complice dell’omicidio dei genitori di un amico sedicenne. Un caso decisamente molto triste e che dovrebbe far riflettere, ma a quanto pare ha scaturito in qualcuno delle deduzioni inopportune nonché senza alcune basi: c’è stato infatti un numero considerevole di  testate di giornali e di redazioni  che si è accanito contro provate a indovinare cosa? L’eccessiva violenza nei videogiochi. Questo ha scatenato inevitabilmente le proteste di Thalita Malagò, il segretario dell’AESVI (Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani), che ha criticato l’infondatezza delle accuse.

Ovviamente nessuno di noi ha intenzione di negare che i videogiochi di oggi contengono molto spesso scene di violenza, tuttavia sono state effettuate molte ricerche sull’argomento e finora nessuna ha provato la presenza di  un collegamento tra violenza nei videogiochi e violenza reale; anzi molti studi sembrano portare alla conclusione opposta. Interessante è questo grafico realizzato dalla Villanova University e dalla Rutgers University degli Stati Uniti che confronta i dati riguardanti le vendite di videogiochi violenti e il numero di crimini che si sono verificati dal 2007 al 2011:

Da questo confronto sembrerebbe proprio che non solo che le vendite di videogiochi non hanno provocato un aumento dei casi di violenza, ma anzi hanno sortito l’effetto contrario!  Questo è solo uno dei risultati delle numerose ricerche in questo ambito, ma probabilmente è quello che riassume meglio il concetto.

Certamente non possiamo considerarla come una legge naturale innegabilmente valida, tuttavia sembra che in molti dei soggetti i videogiochi costituiscano una sorta di “valvola di sfogo”  che permette loro di liberarsi (anche se per un breve lasso di tempo) dallo stress accumulato.

Detto questo vorrei consigliare vivamente a tutti (Studio Aperto compreso), di evitare di sparare accuse a destra e a manca basandosi soltanto su cliché o luoghi comuni, perché si corre il rischio di colpire il bersaglio sbagliato e che l’ingiustizia provocata ci faccia perdere la nostra credibilità.

Per finire, c’è un ultimo invito che vorrei fare a tutti. Non dobbiamo cercare futili scuse pur di non sentirci responsabili in situazioni negative. Prendiamo come esempio quello di cui abbiamo parlato: i videogiochi non provocano la nascita di odio e rancore nei confronti di altre persone, ma sapete invece cosa lo fa? L’essere ignorati, specialmente da chi per primo dovrebbe dimostrare affetto. Ovviamente non è una critica ai poveri genitori che si sono trovati in mezzo a questa terribile tragedia, ma è importante ricordare che basta molto meno di quanto pensiamo per ferire irrimediabilmente una persona.

Per chiunque sia interessato al servizio del 2 febbraio di Studio Aperto lasciamo qui il link:

Video Mediaset – Servizio Studio Aperto

(caso di Ferrara al minuto 35 e 33 secondi)

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