Trilogia della città di K. (di Ágota Kristóf) – Recensione

Novità nel mondo “Arte e letteratura” di Koinervetti: da oggi recensioni sui nuovi (e non solo) protagonisti della letteratura! Partiamo con un romanzo della scrittrice ungherese:

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Un libro di una tristezza infinita in cui domina prepotente il senso di perdita, di distacco, di lutto. E sono perdite laceranti, incolmabili, quasi scissioni violente e dolorose. Al centro di tutto due gemelli, che in modo quasi angosciante sembrano essere una sola persona, un’unica identità, tanto che finisci per chiederti se non siano un’enorme menzogna, se non si tratti in realtà di un unico individuo, che nello sforzo disperato di trovare in se stesso una forza che diversamente non avrebbe, per affrontare la durezza e l’orrore della drammatica realtà della guerra, dell’abbandono e della sopravvivenza, abbia avuto bisogno di creare “l’altro” in una sorta di bipolarismo. Ed il distacco, reale o inconscio che sia, finisce per determinare la disgregazione dell’individuo stesso e, in un finale onirico, profondamente destabilizzante e di una mestizia quasi patetica, il disconoscimento dell’altra parte di sè.
Decisamente un  libro che lascia il segno.

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