Tragicomìa: 10 anni di danni e avventure. Casual conversation with Manovalanza!

Sabato 19 Novembre 2016 si è svolto presso la rinomata cornice della Terrazza sul Lago il concerto di una band storica, tra le più longeve e rinomate della Valtiberina. In occasione dei loro 10 anni di attività, ma soprattutto (come precisa il frontman Mattia), per l’uscita del terzo album in studio, Tragicomìa, ho avuto modo d’incontrarli per parlare della loro storia, dei loro progetti futuri, dei loro momenti migliori e peggiori. Ovviamente parliamo dei mitici Manovalanza!


Entrato in contatto con il batterista Marco, storico “man-behind-the-band” del complesso, ho preso appuntamento per una chiacchierata pre-live, ma una volta incontrati, sempre nel suo stile simpatico e scanzonato, mi ha detto saggiamente: “Guarda, stasera ti facciamo parlare solo con Mattia, che di noi è l’unico capace d’intendere e di volere”. Onesto.

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Incontrato Mattia ci siamo sistemati fuori dall’ingresso del locale (che, con un’umidità media del 110% circa pareva di stare a Varadero… con l’unica differenza che non faceva affatto caldo!) ed abbiamo iniziato la nostra casual conversation, che riporterò qui sotto quanto più fedelmente possibile:

Io: “Mattia, visto che ci troviamo qui alla Terrazza sul Lago, dove tutto ebbe inizio, questo possiamo ancora definirlo “il tour per i vostri 10 anni”?”

Mattia: “Sì, anche se forse è più esatto dire “per l’album nuovo”, che si chiama “Tragicomìa”. I 10 anni li abbiamo festeggiati ad Aprile di quest’anno e quello è stato il punto di partenza dove abbiamo presentato il disco e da allora siamo partiti portando in giro i nostri nuovi brani.”

Io: “10 anni di attività sono tanti, sono cambiate tante cose dentro e fuori del gruppo. Cosa è rimasto di costante dagli esordi fino ad oggi, e cosa invece è cambiato?”

Mattia: “La cosa che rimane costante è sicuramente la demenza, la voglia di vedere il mondo con un occhio più autoironico piuttosto che autocommiserativo, mentre invece ad evolversi è stata la tecnica. Abbiamo incontrato un sacco di realtà, musicali e non, e abbiamo affinato i nostri gusti. Siamo rimasti sempre nell’ambito dello Ska-Punk, però abbiamo esplorato nuovi territori, soprattutto dal punto di vista del basso e della batteria, ma anche dei fiati. C’è stata una vera evoluzione della tecnica anche perché alcuni di noi, alla soglia dei trent’anni, sono tornati dal maestro per imparare. Anche io sto ricominciando lo studio teorico della chitarra. Quello che è rimasto intatto, ripeto, è lo spirito iniziale: quello di affrontare le avversità quotidiane con un pizzico d’ironia per evitare che diventino troppo gravi. Noi viviamo in una realtà che porterebbe a mettersi le mani nei capelli, rinchiudersi in un angolo e dire: “non ne posso più”, però ancora abbiamo la voglia di metterci in gioco ed affrontare questa realtà avversa”

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Io: “Nel tempo molte band tendono a passare da lavori pesanti e sperimentali verso un sound sempre più easy-listening, godibile e vendibile. Voi invece vi siete asserragliati sempre di più nella vostra “zona di comfort”, dove “comfort” non ce n’è, con un sound pesante, distorto, testi molto aggressivi. Cosa vi porta la nuova vena compositiva per creare lavori così impegnativi e personali?

Mattia: “La spinta maggiore è quello che accade intorno a noi. Avevamo intuito che andare su sonorità più alla portata di tutti non avrebbe pagato, perché nel mondo di oggi, anche se alleggerita, la nostra musica non potrebbe arrivare alle orecchie di tutti. Allora abbiamo deciso di fare come ci pare. Che poi la gente si accorge se tu non sei sincero. Se vai sul palco e canti una canzone che non è tua e non ti appartiene la gente se ne accorge. Avendo noi invece sempre cantato con il cuore, il messaggio è arrivato. A pochi forse, ma è arrivato”.

Io: “Di tutte le esperienze live quali sono quelle che ricordate con maggiore affetto?”

Mattia: “Il primo tra tutti sicuramente è il tour in Messico del 2015, dove abbiamo fatto 10 date nei contesti più disparati e incredibili. Lo abbiamo voluto con grande determinazione e preparato per 2-3 anni. A breve uscirà un video, prodotto dai ragazzi della Low Party Prod., dove si ripercorrono come in una sorta di documentario i momenti salienti del tour. L’idea è nata nel 2011 quando ho cominciato ad ascoltare i gruppi messicani, da lì ho scoperto che in quella zona vale ancora il sistema dei blog, molto seguiti, con cui le band possono diffondere la propria musica. Noi, non avendo niente da perdere abbiamo provato a diffondere il nostro materiale lì e ci sono arrivate delle risposte grazie alle quali abbiamo pianificato il tour”.

Io: “Tra le altre grandi esperienze?”

Mattia: “In Italia abbiamo suonato molto negli anni 2009/10 soprattutto nei contest per band emergenti, dove non ti pagano, ma ti permettono di andare a suonare ovunque. Siamo stati a Milano, Ferrara, Pisa, Siena e in tantissime altre città. Sembra strano, ma consiglio ai giovani di partecipare a questi eventi, perché è l’unico modo per farsi conoscere e andare a suonare fuori. Se ti diverte suonare è meglio viaggiare e pagare di tasca propria le spese piuttosto che rimanere sempre nel pub della propria zona dove le facce sono sempre le stesse e la situazione non cresce e non cala”.

Io: “Ricorderei tra le vostre grandi disavventure il concerto a Sansepolcro nel 2008 assieme ad altri due grandi nomi dello Ska italiano: i Matrioska e i Meganoidi. Genere peraltro molto osteggiato oggi nel nostro paese. Voi Manovalanza in che rapporti siete con gli altri gruppi? Vedete un futuro dello Ska in questo paese?”

Mattia: “Noi siamo in contatto solamente con gli Statuto, con il loro batterista Giovanni Nasca, che sono il gruppo storico del movimento italiano. Con gli altri gruppi ci sono dei contatti, ma sono tutti poco conosciuti. Purtroppo secondo me non c’è un grande futuro per lo meno a breve termine, nel lungo periodo… Chissà. Noi non vogliamo che torni qualcosa di vecchio, e parlo a nome di tutti i gruppi Ska, chiediamo solo che ci sia una seconda possibilità per esprimere con nuove sonorità una cosa che ha funzionato negli anni passati. Non vedo perché si debba stroncare a prescindere una cosa solo perché si chiama in quel modo”.

Io: “Con 3 album e 1 EP, 10 anni di attività e centinaia di concerti in Italia e all’estero, qual è il futuro dei Manovalanza? Quali sono i vostri prossimi progetti?”

Mattia: “Nonostante il nostro terzo album sia uscito ad Aprile, quindi pochi mesi fa, noi abbiamo già delle canzoni nuove. Abbiamo in mente per il 2017 di fare uno split con una band messicana. Le 5 canzoni che abbiamo sono molto innovative dal punto di vista del sound e del testo, e intraprendono quella strada che avevamo già iniziato con l’ultimo album, ovvero quella di mescolare sonorità. Vogliamo anche organizzare un nuovo tour in Europa, pensiamo di dare un’altra chance al vecchio continente”.

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Io: “Mattia senti, io sono molto amico di Marco, il vostro batterista, e sento di dovervi fare questa domanda anche per gli appassionati. Si parla da tanti mesi dell’ipotetica uscita della biografia dei Manovalanza, scritta da voi sulle vostre storie, le vostre avventure in giro per il mondo, sempre a cercare qualcuno che vi faccia suonare. Uscirà davvero?”

Mattia: “Questo è un tasto un po’ dolente perché noi, io e Marco, scriviamo regolarmente ormai da anni dei diari, che saremmo quasi pronti per rendere pubblici riguardo la vita dei Manovalanza. Il problema è la mancanza di tempo. Abbiamo un bel po’ di bozze, all’incirca per 300/400 pagine, praticamente un romanzo. Bisogna rimetterle a posto e aggiustare il biennio relativo al 2009-2011, ma si farà”.

Io: “Quando?”

Mattia: “Metà, forse fine 2017. È un nostro impegno che vogliamo mettere nero su bianco”

Io: “Tra i vari side-project dei Manovalanza si cita anche l’esistenza, stimatissima e apprezzata, di Radio Monossido. Che fine ha fatto?”

Mattia: “Radio Monossido, lo dico e chiedo venga messo anche questo nero su bianco, è stata boicottata dal sito Speaker. In data Febbraio 2016 mi è arrivato un messaggio intimidatorio che mi chiedeva “Voi siete iscritti alla SIAE? Non si può mandare musica per radio, benchè sul web, senza essere iscritti, vi farranno la multa”. Alla fine siamo stati costretti per legge a chiudere Radio Monossido. Da allora abbiamo dichiarato guerra alla SIAE e a chiunque impedisca la libera diffusione della musica sul web. Vero è che forse nessuno sano di mente ha mai ascoltato Monossido, altrimenti ci saremmo trovati i Carabinieri a casa!”.

Io: “Per chi volesse seguirvi e documentarsi sulle vostre attività e i vostri precedenti lavori, dove può informarsi?”

Mattia: “Abbiamo una pagina Facebook che si chiama “Manovalanza Ska-core“, il nostro sito internet, dove si possono vedere foto, video e ascoltare i nostri album in streaming, il nostro canale su Youtube che utilizziamo, insieme a quello della Low Party Prod., per raccogliere i video delle nostre performance e i nostri videoclip ufficiali. Usiamo anche Bandcamp e SoundCloud. Siamo più o meno su ogni piattaforma on-line”.

Io: “Chi sono i Manovalanza?”

Mattia: “Nella nostra politica cerchiamo di mantenere l’anonimato, quindi dirò solo i nomi: Mattia (chitarra e voce), Francesco (tromba e cori), Riccardo (basso), Marco (batteria) e Valerio (trombone)”.

Io: “Dove andrete a suonare prossimamente?”

Mattia: “Saremo ad Albenga, in provincia di Savona il 3 Dicembre al Circolo Arci Messico e Nuvole (nome a noi molto caro!), e poi suoneremo al Free Revolution di Città di Castello, località San Secondo, il 10 dicembre”.

(Nel frattempo ci ha raggiunto Francesco, il trombettista)

Io: “Francesco vuoi lasciare un messaggio per la redazione di Koinervetti?”

Francesco: “SBANNATEMI DA POKÉMON GO!!!”
Un saluto a tutti, Nicolò Guelfi

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l’Università degli studi di Siena.
Mi sono diplomato presso il liceo scientifico “Città di Piero” di Sansepolcro (AR).
Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica “di qualità”, perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra “musica fatta bene” e “musica fatta male”.

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