Ti Racconto Di Una Evoluzione: Katatonia – The Fall Of Hearts

Ti Racconto Di Una Evoluzione: Katatonia – The Fall Of Hearts

15 Febbraio 2019 Di Haron Dini


“La nostra destinazione non è mai una località ma piuttosto un modo di vedere le cose.”

(Henry Miller)

Se si può esprimere con una sola parola la carriera dei Katatonia, la scelta cadrebbe sicuramente su “evoluzione”. La band svedese è passata nel corso degli anni dal comporre musica oscura, cupa, sperimentale, fino ad arrivare a “The Fall Of Hearts”, un disco Prog Rock/Metal che si concentra sulle emozioni e sui sentimenti, trattando storie di dolore e di amore. Il lavoro dei Katatonia risulta splendido grazie alla bellezza delle canzoni presenti nella tracklist: mai sdolcinate, musica perfetta per andare a fare una passeggiata in tranquillità, quando magari si vuole stare da soli. Quest’album è l’ideale per tale scopo, soprattutto per la presenza della voce incantevole di Jonas Renkse.

Analizzando il disco, a parer mio forse è il lavoro più “Wilsoniano” che i Katatonia abbiano mai sfornato. Per l’appunto ho deciso di realizzare questa recensione con l’obiettivo di coinvolgere all’ascolto i nerd del prog, sia vecchio che moderno, e fidatevi, ne vale davvero la pena. Come avevo già accennato, queste 13 canzoni – 15 nella versione deluxe edition – sono tutte dei potenziali singoli. Le tracce hanno tutte lo stesso mood drammatico e malinconico, senza mai scendere nel monotono. In questo album ci sono canzoni che mi sono rimaste nel cuore, per esempio la traccia d’apertura, “Takeover”, che parte con un’esplosione di suoni eterei, ambient, fusi con una chitarra arpeggiata che crea un clima abbastanza cupo per poi dare sfogo al distorto. L’opening track si fonde ad alcuni generi come il gothic, il symphonic e il prog rock.

Jonas Renkse, attraverso la sua voce, ci trasporta in momenti di pura poesia: infatti l’ascoltatore si concentrerà più che altro sulla linea vocale, che è sempre la ciliegina sulla torta di ogni traccia. Altra chicca da segnalare è la traccia successiva, “Serein”, un po’ più spinta della precedente. Ma anche qui si raggiungono picchi altissimi, le emozioni fluiscono, trasportandoci con le canzoni successive verso fine album in maniera soddisfacente, perché le nostre orecchie stanno udendo un disco che non siamo abituati ad ascoltare tutti i giorni, nonostante la band sia famosa già da anni. Da segnalare anche la semi-titletrack “Old Heart Fall”, che parte in stile Porcupine Tree, per poi spaziare tra tante altre sorprese come gli ultimi Opeth. Jonas trasmette sempre molto pathos nei ritornelli di questo pezzo, per poi essere dolce nelle parti più soft. Gran classe. Pongo uno sguardo alla mia canzone preferita presente nella tracklist, la quale mi ha fatto conoscere la band ma soprattutto questo bellissimo disco: “Shifts”.

Quando l’ho ascoltata per la prima volta, stavo per piangere di fronte a questo capolavoro. La canzone è molto malinconica: chitarra arpeggiata, pianoforte e una voce femminile accompagnata dalle liriche. Posso assicurare che rimarrete soddisfatti da cotanta bellezza e non farete altro che canticchiare il ritornello durante la giornata.

Tirando le somme, il disco realizzato dalla band nordica è riuscitissimo. Un ascolto che coinvolge al 100%. La vena poetica e drammatica rendono la musica di questo lavoro, sensibile e fragile. Si percepisce bene la passione che il quintetto ha messo per realizzare questa decima fatica. Ai giorni nostri abbiamo bisogno di musica così e posso dire con certezza che questa è musica sincera. Ottime note per le nostre orecchie.

Ci tengo a precisare che chi non apprezzerà questo disco è una persona cattiva, una persona priva di sensibilità. Sarà impossibile che non rimarrete toccati un minimo da queste canzoni. A parer mio uno dei dischi più emozionanti del 2016, un disco che saprà rapire il vostro cuore, che non richiede attenzione o altro. Viva la musica… Quella bella però.

Il vostro amichevole Haron di quartiere.

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