The Man In The High Castle: quando la storia la scrivono gli sconfitti

Esiste il detto “La storia viene scritta dai vincitori, non dai vinti”. Non questa volta. La serie stessa è (al momento) quella con il maggior numero di visualizzazioni su Amazon Streaming, e si vede.

1945, fine seconda guerra mondiale. Perdono le potenze dell’Asse (Germania, Italia, Giappone), vincono gli Alleati. Questo accade nella nostra realtà, nell’universo parallelo di The Man in The High Castle qualcosa va storto e vince l’Asse. Gli USA sono in ginocchio e i territori vengono spartiti tra Giapponesi e Tedeschi (non chiedetevi che fine ha fatto l’Italia perchè non si sa). I 2/5 più a ovest fanno parte degli Stati Giapponesi del Pacifico, i 2/5 più a est fanno parte del Grande Reich Nazista; il rimanente 1/5 viene chiamato Zone Neutrale, dove non ci sono regole.

Ormai corre l’anno 1962, le regole imposte e la cultura degli invasori si sono radicate negli USA. La protagonista Juliana scopre l’esistenza di particolari pellicole che mostrano come è andata la guerra nella nostra realtà. In questi film i soldati americani festeggiano, fanno parate sulle più grandi città. Nessuno poteva ritoccare le pellicole in quel modo a quel tempo, quindi i film sono veri. Ma come è possibile tutto ciò? Non si sa. I tedeschi e i giapponesi hanno mantenuto la pace fin’ora ma Hitler (l’unico che mantiene la pace tra i due popoli) sta per morire. Entrambi però temono queste pellicole credendo che possano dare speranza ai sconfitti e possa nascere un’insurrezione. La resistenza americana ha il compito di portare tutti i film ad una figura misteriosa, L’Uomo nell’Alto Castello. Scoprendo che Juliana ha un film con se la resistenza la avvicina e inizierà così a fare come una sorta di freelancer che aiuta la resistenza. Tutto questo accade nela parte ovest (sotto i giapponesi). Sulla EstCoast invece Joe, una spia nazista, si insinua nella resistenza con il compito di uccidere L’Uomo nell’Alto Castello. Entrambi i protagonisti si incontrano nella Zone Neutrale e da lì comincia realmente la storia. Le tragedie saranno da quel momento all’ordine del giorno.

La storia sembra un po’ banale ma lascia sempre un alone di mistero in modo da far volare quell’ora a puntata senza problemi. La narrazione della storia principale è un po’ lenta perchè vengono messe molto in rilievo le situazioni degli altri personaggi più o meno importanti. Le musiche si adattano bene alla scena e la sigla da un senso di angoscia e di speranza allo stesso tempo. L’ambientazione è piuttosto interessante, ogni “pratica” messa in atto dai giapponesi e dai nazisti è stata mantenuta viva per rendere tangibile la presenza di un modo di fare fuori dalle righe per un popolo come l’America. La trama ha qualche buchino ma niente di che.

Giudizio finale: assolutamente da guardare

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