#TemaLibero: Buonanotte ai suonatori

L’esistenza di ognuno di noi è caratterizzata da un elemento comune, con cui chiunque ha avuto a che fare almeno una volta nella vita; una sfumatura del nostro essere che ci racconta, ci descrive e ci rappresenta molto più di quanto non si possa immaginare; una vera e propria risorsa

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, senza la quale non solo noi saremmo probabilmente persone più superficiali, ma anche l’intera storia del pianeta avrebbe una differente andatura: se non fosse ancora chiaro, si parla di MUSICA.

Ebbene, nessuno può dichiarare di non aver nessun legame con un’arte così magnifica e necessaria, perlomeno ammettendo di non mentire. Le canzoni accompagnano le persone in un’intera gamma di momenti: dagli apici della gioia, passando per le scene di vita quotidiana, fino a raggiungere i più profondi abissi malinconici; per non parlare poi delle dediche all’amata, oppure le tracce che i gruppi di amici rendono inni ufficiali delle serate passate insieme, o semplicemente i tormentoni che nonostante non si sopportino, restano comunque in testa.
Ognuno con le sue tendenze, quindi, ha un repertorio di musica da poter sfoggiare, ognuno ha delle storie dietro molti di quei pezzi, e anche se magari col tempo vedrà alcuni brani del proprio passato come motivo di vergogna, dentro di sé sa bene che non potrà mai rinnegarli del tutto e forse si ritroverà persino a riascoltarli, pervaso da un’inaspettata nostalgia in grado di velare l’imbarazzo provato. Ma cosa potrebbe succedere se da un momento all’altro, senza preavviso, un pilastro della propria cultura venisse meno?

Può succedere, e se succede è disastroso: per chi è nato negli anni ’80 e (soprattutto) ’90, non sarà difficile ammettere di aver acquisito gran parte della musica in proprio possesso grazie all’immenso mondo ben poco legale di Internet, il paradiso dei pirati; con il passare degli anni, il velocizzarsi delle linee ADSL e l’ingrandirsi dei supporti di memoria noi, taccagni amanti della musica, abbiamo avuto la grandiosa possibilità di crearci un piccolo grande universo sonoro nel nostro hard disk senza dover sborsare un centesimo, e non ce la siamo fatta sfuggire… Fatto sta che, bit dopo bit, siamo arrivati ad archiviare enormi quantità di dati tra pezzi singoli, album e discografie complete, riuscendo addirittura a trasferire il tutto ad un nuovo computer con ancora più spazio da riempire. Magari però quello spazio è finito presto, magari non a causa della musica, così magari decidiamo di spostare le nostre preziose canzoni in una periferica dedicata esclusivamente ad esse, dove potessero essere contemplate a mo’ di talismano e grazie a cui potessero essere portate in giro senza problemi… Il tutto avendo troppa fiducia della tecnologia.

La periferica smette di funzionare, tutto il contenuto non è più recuperabile, destinato all’eterna prigionia dentro dell’hardware difettoso, una tristissima Alcatraz di silicio. Ma il peggio è per chi non può più usufruirne: d’un tratto, una parte del “bucaniere delle melodie” va in frantumi, e non c’è kintsugi che tenga; parte della propria storia si disperde, come fosse fuggita dal vaso di Pandora, e non c’è altra via di riaverla indietro se non tramite il ricordo di tante avventure accompagnate da altrettante colonne sonore. Certamente, sarebbe possibile e relativamente veloce riscaricare mano a mano tutto il tesoretto, ma non è semplice se si tratta davvero di una mole importante di dati: ricordarsi tutti gli artisti ascoltati, tutti i dischi, magari anche i singoli più rari, è un’operazione di una difficoltà inaudita… Riavere solo parte di quello che era stato un bottino pieno di musica e piacevoli vicissitudini non sarebbe la stessa cosa.

Cosa fare allora? La decisione non è facile, né poco dolorosa, ma paradossalmente è la migliore: si ricomincia, ci si rinnova, ci si crea una nuova identità musicale e si collegano nuovi racconti, nuove sensazioni, nuove delusioni a nuove canzoni, senza guardare indietro… E buonanotte ai suonatori.

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