Simone Cristicchi a teatro: Cristo si è fermato ad Arcidosso

Tutti conoscono Simone Cristicchi con la sua voluminosa e riccia capigliatura; qualcuno l’avrà visto anche con una folta barba all’ultimo Sanremo. In tanti lo ricorderanno come cantautore col suo tormentone Vorrei cantare come Biagio; forse un po’ di meno sapranno che è anche attore e regista di teatro e lo scorso mercoledì è stato in scena al Diego Fabbri di Forlì col suo Il secondo figlio di Dio che da 3 anni porta su i palchi di tutta Italia.
Gli occhi infantili e genuini risaltano ancor più in mezzo a quell’ispida cornice e il contrasto aumenta quando entra in gioco la voce profonda, impostata a allenata ormai da numerosi spettacoli.
Continuo il passaggio da narratore esterno all’interpretazione del protagonista delle vicende ovvero David Lazzaretti, barrocciaio del borgo di Arcidosso, in un’Italia risorgimentale, cresciuto fra Divina Commedia e Gerusalemme liberata che arriverà ad esser acclamato dal popolo come Profeta del monte Amiata.

 

Il cantattore (e all’uso di tal parola il cuore si commuovo per ricordi di gaberiana e jannaccesca memoria) è da solo sul palco, pronto e capace a tener scena per un’ora e mezza con a sua disposizione pochi attrezzi di scena sui quali svetta un carretto a due ruote che con rapidi e semplici gesti si eccolo trasformarsi nei più disparati oggetti, per la meraviglia del pubblico, frutto di geniali mente e lavoro artigianale. La scena si apre infatti col mezzo ricoperto da un telo bianco e, vuoi per il gioco di luci e ombre, vuoi per la fantasia di chi vi scrive, assomiglia non solo al vulcano dormiente che fa da sfondo alla nostra narrazione, ma anche a una statua antropomorfa, una sorta di canoviana scultura marmorea quasi a simboleggiare che l’uomo è figlio della Terra come le pietre stesse, e che faccia parte di essa allo stesso modo in cui questa appartiene a lui e a tutti i suoi simili.
È infatti una storia, la nostra, che si muove fra il mondo terreno e concreto e quello spirituale, “una storia che se non te la raccontano non la sai e se te la raccontano non ci credi” ripete Cristicchi. Dalle prime apparizioni di Santi e Madonne fino alla fondazione di una società socialista ante litteram.

Partendo infatti da antichi scritti religiosi Lazzaretti conduce la sua comunità verso un’utopistica realtà incentrata sulla condivisione di terreni e beni e la filosofia agnostica ove la ricerca di Dio non va effettuata in dimensioni ultraterrene ma all’interno di ciascuna persona. Una sorta di ragionamento in linea con quanto dichiarato da De André riguardo alla realizzazione de La buona novella per cui si potevano trovare molti principi dell’anarchia nei vangeli apocrifi.
“Io sono Dio e ogni uomo è Dio” questo il pensiero che costò caro al Cristo dell’Amiata che, da esser deriso dal popolo ma supportato da preti e vescovi ed incontrare personalità quali Pio IX e Don Bosco, vide completamente ribaltarsi la sua posizione con 4.000 persone seguirlo nell’esilio auto-impostosi e contrastato dai potenti a cui rivelava l’imminente avvento di un futuro più giusto.
Proprio sull’arido e impervio monte avverrà la conversione di David che, quasi sposando la teoria di Sant’Agostino secondo cui “Fede e Ragione sono come le due ali sulle quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione di verità” inizia a scrivere anche libri sulla nuova forma di società da lui fondata che ottengono una buona eco fra le menti illuminate di tutta Europa.

 

Come insegna Dario Fo si è certi di fare bene il proprio lavoro solo quando questo dà fastidio a qualcuno ed il nostro predicatore è così bravo da smuovere il malcontento sia della Chiesa che del neonato Regno d’Italia. Cristicchi non è  da meno in bravura usando la sua voce per raccontare tutta la vicenda con parole e canzoni ma anche per dare forma ad ogni personaggi: dalla madre di David fino al militare in congedo Antonio Pellegrini, richiamato come rinforzo alla truppa che dovrà ostacolare l’ultimo viaggio del profeta eretico e tutti i suoi fedeli, che come un Longino del XIX secolo s’accorgerà solo troppo tardi della propria colpa.

 

Ci viene presentato uno spettacolo commovente, che contiene però momenti e battute in grado di stimolare la risata vista la provenienza da una cultura popolare tanto antica quanto saggia e capace di trovare l’ironia nella tragedia quotidiana.
Arrivati alla conclusione viene posta un’amara riflessione così che il pubblico non può che ritrovarsi partecipe alla rappresentazione anche senza il bisogno d’alzar il sedere dalla propria poltrona.
Simone Cristicchi non si distacca dal pensiero e dagli argomenti che caratterizzano la sua produzione discografica e ci permette di scoprire la vicenda di una mente eccezionale e lungimirante che, al pari di molti suoi simili, venne definita pazza dai propri contemporanei forse perché troppo difficile e/o spaventosa da comprendere.

Yur Brynner

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