Roberto Ferri: la bellezza del classicismo moderno

Roberto Ferri: la bellezza del classicismo moderno

6 Marzo 2019 Di Vittoria Amati

Il filosofo Giambattista Vico interpretava la storia e le sue vicende come un ciclo di corsi e ricorsi, ovvero un periodico ritorno del passato, un ripetersi delle situazioni già vissute dall’umanità. Quest’ultima ricade sui suoi passi nei momenti in cui affronta un periodo di decadenza e di disordine, e non trovando soluzioni differenti, ricomincia un nuovo e conosciuto ciclo.

Ridotto all’osso, tale pensiero può essere applicato a tutto ciò che caratterizza l’uomo, essendo egli immutabile nei suoi bisogni, nei suoi comportamenti e nei suoi desideri. Perciò anche l’arte può sentire un bisogno di riprendere le sue prime immagini, di ricollegarsi alla bellezza da cui tutto ebbe inizio.

Roberto Ferri affronta il ritorno alle origini dell’arte nel nostro ventunesimo secolo, raffigurando il mito ed il sacro, il pathos e la perfezione.

Questo porta con sé il rischio di un disinteresse generale, che è però impossibile, al primo sguardo:

Giudizio Universale, dipinto del pittore classicista moderno Roberto Ferri
Gudizio Universale

Affrontare temi come il mito e la religione al giorno d’oggi può veramente portare difficoltà gravi per un artista, ma Ferri riesce ad andare oltre l’idea comune. Le sue opere sono sempre accompagnate dall’alchimia e dall’esoterismo, le sue figure religiose hanno una doppia personalità, un lato accattivante. La sacralità quindi è anche nella figura umana, e in quanto tale ha un lato più aggressivo. I contrasti, le ombre e la luce bianca sui corpi accentuano questa caratteristica e il tutto ci distrae dal fatto che sia rappresentata una scena religiosa. Utilizzare un soggetto religioso può avere un significato simbolico per un artista, può avere un’accezione filosofica e ideologica, o più semplicemente può essere un comune soggetto artistico, libero nella mente dell’artista e quindi libero di non subire pregiudizi.

Mille saranno forse i veri significati, religiosi o provocatori e così via, ma ai miei occhi rappresenta in carne Bocca di Rosa, una delle muse di Fabrizio De André, colei che si porta con sé l’amore sacro e l’amor profano:

Per Roberto Ferri è sempre importante mettere in arte il bene ed il male, distinguibili e perfettamente uniti in ogni suo dipinto. Il male è spesso rappresentato da una deformazione fisica, come se fosse una parte d’eccesso del corpo, una lato rovinato, sradicato, denaturalizzato delle membra. Tre esempi bellissimi sono uniti tra loro per la posizione del corpo ma molto diverse sono le figure e di conseguenza i loro simboli, i loro significati:

Ferri ammette la propria ispirazione ed ammirazione per l’arte barocca, neoclassica e per lo stile eterno ed inimitabile di Caravaggio. L’eco del pittore della luce è palpabile, come lo sono le forme eleganti dei corpi che seguono la linea sinuosa del Barocco e il richiamo dell’arte greca sognata dal romanticismo. Il pittore richiama l’interesse moderno al gusto classico, ma questo non lo rende antiquato. La modernità sta nell’audacia di riproporre temi dimenticati, nello stuzzicare l’osservatore per fargli notare che la memoria è anche in una sorta di bellezza pura e peccaminosa, attraente in ogni tempo.

La modernità è nei corpi.

L'Amore, la Morte e il Sogno, dipinto del pittore classicista moderno Roberto Ferri
L’Amore, la Morte e il Sogno

I corpi sono l’essenza dell’opera di Ferri, l’occhio che li guarda sente di poterli afferrare. Lo studio delle membra è maniacale e perfetto, i muscoli hanno vita propria. Se i volti dormono o sono girati, il corpo invece è sempre diretto e prepotente verso l’osservatore, vuole farsi guardare, desiderare.

Se il mito e la religione sono intrinseci nella rappresentazione dei corpi, in essi c’è pur sempre l’erotismo. Simbolo di questo è l’immagine della dea dell’amore, della fertilità e appunto dell’erotismo, Ishtar:

Ishtar, dipinto del pittore classicista moderno Roberto Ferri
Ishtar

È l’unione: mito, religione, corpo, erotismo. È di una bellezza devastante, tra la dolcezza e la sensualità, tra il cielo sereno e la tempesta, tra vita e morte, è l’eleganza dell’antitesi.

Prigione di Lacrime, dipinto del pittore classicista moderno Roberto Ferri
Prigione di Lacrime

Concludo con la prima opera che ho scoperto, che quindi mostro per uno scopo più personale, ma agli occhi di tutti sarà una meraviglia. Tante altre parole in più si potevano dire, ma tante ne celano i suoi quadri, che non hanno il minimo bisogno di essere decantati. Nell’arte di Roberto Ferri c’è e ci sarà da vedere, con tante interpretazioni mai complete ed un enorme senso di stupore.

Leggete e rubate con gli occhi tutto ciò che c’è nel sito http://www.robertoferri.net/index.html e nel profilo instagram @robertoferri_italianpainter

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