Una “rivoluzione” per una società migliore

“Sei pronto per fare una rivoluzione?”: è questo il manifesto del film-documentario pronto ad esordire su YouTube, firmato Bernardo Cumbo.

Il giovane altotiberino (ex studente dell’IIS Franchetti Salviani) ha scambiato due parole sul suo progetto con la nostra redazione, essendo entrambi sensibile alle problematiche giovanile e a quelle che in generale affliggono il 21esimo secolo.

1) Da cosa ha avuto origine questa idea così singolare ed originale?

Questo film documentario è nato da un libro che avevo scritto 2 anni fa. Il libro è stato rifiutato dall’agenzia letteraria a cui l’avevo inviato e io ho cambiato semplicemente mezzo: invece di comprarmi la macchina, ho deciso di fare un film documentario. La cosa divertente è che io non avevo ne la videocamera ne la minima idea su come montare un video. Se il docu-film uscirà a breve (gratuitamente su YouTube ndr) è anche merito di Nicola Mancini e Lorenzo Lombardi della Low Party Prod. con cui ho avuto il piacere di collaborare.

2) Il tuo progetto è tanto rivoluzionario quanto ambizioso, come lo definiresti personalmente?

“Assolutamente fenomenale!! Un film da Premio Oscar…e anche da Golden Globe!!!!” A parte gli scherzi… Questo progetto per me rappresenta un’esperimento, una sfida personale e il voler trasmettere un messaggio, che visto il momento storico, reputo di vitale importanza,.

3) Parli di crisi, di ogni genere, ti sei fatto un’idea su quella che potrebbe essere la causa?

Un sistema economico che deve continuamente crescere è possibile in un pianeta con risorse finite? Oltre a crescere in maniera indefinita, bisogna anche crescere più degli altri. E se dobbiamo competere, come possiamo collaborare e solidarizzare con l’altro? Se il lavoro è diventato il fine della vita e non un mezzo, rimane il tempo per quelle poche cose che ci rendono felici? Io penso che alla base dell’attuale crisi ambientale, della crisi migratoria, di un’essere umano sempre più connesso ma allo stesso tempo sempre più solo, ci sia una cultura e dei valori che guidano le nostre azioni e le nostre decisioni.

4) Qual’è il vero obiettivo del progetto?

Gli obiettivi di questo docu-film sono il provare a mettere ordine all’attuale società superficiale e in confusione, mettere in guardia dal futuro che ci potrebbe aspettare se continuiamo in questa direzione, dare spunti, suggerire nuove prospettive e nuove domande.

5) Cosa vorresti che percepisse principalmente che guarderà il film?

Il messaggio principale che il docu-film vuole trasmettere è questo: abbiamo un mondo da riparare, un’economia da riportare sotto il nostro controllo, una politica da riscoprire e una cultura da valorizzare. E in quest’epoca caratterizzata da un’incertezza esistenziale, c’è solo una certezza: nessuno farà questi lavori per noi. E il risultato finale dipenderà anche dalle tue decisioni e dalle tue azioni.

6) Da un tuo recente filmato, è palese il fatto che i giovani (anche maturandi) conoscano perfettamente fenomeni da Social come Gianluca Vacchi ma che non sappiano il primo articolo della Costituzione Italiana. A cosa è dovuta, secondo te, questa inconsapevolezza?

Io ho frequentato il Liceo Scientifico delle scienze applicate a Città di Castello e in cinque anni non ho mai fatto un’ora di diritto. Come si può prendere che io sappia gli Articoli della Costituzione italiana? Pretendiamo forse che un giovane di 16, 17 o 18 anni anni, con gli allenamenti di calcio, la ragazza e i compiti a casa, si metta a leggere volontariamente gli articoli della Costituzione italiana? Certo, c’è anche chi ha studiato diritto ma non sa comunque l’articolo 1. In questo caso, secondo me, la situazione da risolvere è il modo in cui molti insegnati fanno lezione. Una professoressa mi raccontava che l’università non le ha insegnato come comunicare efficacemente, non le ha spiegato strategie o tecniche per coinvolgere gli studenti, anche se dall’altra parte conoscere perfettamente il contenuto della sua materia.

7) Credi che un ragazzo appena diplomato sia in grado di approcciarsi correttamente alla vita “reale” o che le sue complessità lo assorbano in una voragine da cui è difficile riprendersi? Quanto credi che i Social abbiano contribuito a problematiche del genere?

Il fatto è che scuola italiana insegna al ragazzo appena diplomato tutte le formule di matematica, le date storiche e le poetiche dei scrittori, ma non aiuta il ragazzo a capire quali sono i suoi punti di forza, cosa lo rende felice, a riconoscere e gestire le emozioni. La mia opinione è che le seconde conoscenze siano più importanti delle prime. Anche perché finita la maturità i giovani vengono paracadutati in questa società in cui regna l’incertezza (economica, lavorativa ed esistenziale) , dove le parole chiavi sono flessibilità e velocità. E in questo contesto i social network rappresentano per molti un luogo “sicuro”, dove sentirsi importanti e apprezzati.

9) Un messaggio ai lettori di Koinervetti?

Sei pronto per fare una rivoluzione?

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