“Quien sabe?” ovvero “Affinità-divergenze tra il generale Elias e noi”

“Quién sabe? Quién sabe?”

“Chi lo sa? Chi lo sa?”. Così risponde El Chuncho a fine del film.
Chi lo sa il reale motivo delle sue azioni? Chi lo sa se crede fino in fondo a quella rivoluzione arrivata ormai alla sua fine? 

Damiano Damiani, malauguratamente accostato dai più ad Alex l’Ariete ignorando pellicole degne d’ogni rispetto come Il giorno della civetta o  Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica, firma un western con una fortissima anima politica.


Niño,  silente e calcolatore co-protagonista della storia, si ritrova in mezzo a una masnada dedita al furto e accumulazione di armi; non si possono definire propriamente rivoluzionari ma briganti disposti a vendere fucili ai ribelli più per arricchirsi anziché sostenere la nobile causa.

Lou Castel nel ruolo di Bill Niño Tate

Fa eccezione El Santo che viene descritto dal fratello “innocente come un bambino” poiché fedele ciecamente alla rivoluzione e disposto a rinunciare a tutto il compenso pur di combattere anima e corpo a fianco del popolo, indossando saio e croce. Una sorta di Fra’ Diavolo messicano del ventesimo secolo.

Klaus Kinski nel ruolo di El Santo

Personaggi per nulla piatti: non ci troviamo di fronte eroi senza macchia, infallibili, mossi da idee e sentimenti puri. I nostri sono figli di una miseria vecchia come il mondo, i quali vedono finalmente la possibilità di sfuggire a questa dannata condizione. Uomini che agiscono guidati da troppe vaghe promesse di futura ricompensa. Normale, per non dire scontato, perciò che qualcuno si perda percorrendo la lunga strada che porta alla tanto agognato trionfo dei poveri; soprattutto se ci s’imbatte in ostacoli insormontabili, come un paesino che da solo debba difendersi e tener testa a un intero esercito.


Claudio Lolli nel 1977 cantava “Disoccupate le strade dai sogni”: avvertiva le giovani masse caricate dai movimenti universitari di prepararsi all’inevitabile ed imminente discesa parabolica della rivolta. Sarebbe arrivato un periodo di depressione e delusioni, conveniva dunque affrontarlo senza le illusioni nate dai sogni promotori della sommossa. Ma questo non significa affatto smettere di sognare, ciò equivarrebbe ad arrendersi, bisogna anzi fare uno sforzo aggiuntivo: bisogna iniziare a pensare con la propria testa. Non basta scendere in strada e contestare poiché addirittura chi scende in strada è il più delle volte colui che non vuole lasciare libero di ragionare gli altri.

Perfetto perciò Gian Maria Volonté nel ruolo del protagonista El Chuncho: da sempre contro tutto e tutti, impegnato nelle battaglie proletarie, affinò un pensiero politico di sinistra fino ad arrivare a militare nel Partito Comunista qui si trova a prestare il volto a un focoso quanto ingenuo bandolero che scoprirà quanto sia duro comprendere la propria infimità,  combattere contro il rimorso ed assumersi le colpe di eventi causati dalla propria paura o tornaconti personali.

Gian Maria Volonté viene arrestato nel 1971, dopo che aveva partecipato ad una manifestazione di sciopero dei lavoratori della Coca-Cola.

Bisogna continuare a lottare anche quando ogni previsione è contraria? Bisogna sopprimere sempre i propri interessi per il bene generale?  
Quién sabe? Quién sabe?” “Chi lo sa? Chi lo sa?”.
L’unica cosa certa è che le rivoluzioni chiedono costanza e impegno morali e mentali oltre che fisici.
Quando ci si perde lungo il cammino è giusto fermarsi, ricordare per quale motivo lo si ha intrapreso e ritornare sui propri passi.
Solo così si potrà gridare “YO SOY LA REVOLUCI
ÓN!”.

Yur Brynner

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About Yuri Pennacchi

Mi piace parlare di cinema, musica, arte e tanta altra roba di cui non capisco niente.

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