“Puzzles”: casual conversation con Kevin Koci

Cari lettori,

Oggi vi riporto la piacevole conversazione che ho intrattenuto con un giovanissimo artista di Sansepolcro, il quale ha esordito recentemente con il primo singolo tratto dal suo primo disco: l’EP “Puzzles”.

L’artista di cui parliamo è Kevin Koci, giovane e promettente chitarrista e songwriter, che ci racconta storie e retroscena legate al suo primo, riuscitissimo, lavoro in studio.

Io: Kevin, parlando del tuo primo EP, Puzzles, com’è nata l’idea? È partito come un progetto unitario, hai radunato dei brani che avevi già composto in precedenza, qual è il tema del disco?

Kevin: Allora, partiamo dal titolo: ho scelto “Puzzles” come titolo perché in inglese ha due significati, “puzzle”, ovviamente, ma anche “enigmi”, i quali sono rappresentati da ogni pezzo di questo album che poi insieme vanno a comporre l’enigma universale. Questo perché in ogni pezzo c’è, secondo me, o almeno ho provato a mettere, un’emozione, una situazione enigmatica, che non presenta apparentemente una soluzione. Il primo pezzo, “Society”, per esempio è molto ispirato dai Nirvana, ma non trovando la rabbia che avevano loro ho cercato di esprimere rassegnazione.

Io: Parlando dei Nirvana, quali sono gli artisti che hanno ispirato i tuoi brani? 

Kevin: I Nirvana sicuramente perché sono tra gli artisti che mi hanno spinto a scrivere. Un altro artista molto presente è Glen Hansard, che mi piace veramente tanto. Un artista invece molto importate per me, ma che non è ancora presente in ciò che scrivo, è De André, nonostante sia stato lui il primo a spingermi verso il cantautorato. Un altro artista che posso dire che è presente è Ed Sheeran, con il quale però ho un rapporto un po’ particolare, di lui m’ispiravano molto i primi brani, quando ancora non era solo un lavoro di produzione. Poi potrei citare James Bay, Bob Dylan e gli Smiths. Questi ultimi in particolare perché come loro, in brani come “Addiction” e “Cold”, ho cercato di scrivere una melodia che possa nascondere e contrapporsi al testo, con una musica molto allegra mentre in realtà parlo di un periodo che invece per me è stato molto difficile e pesante.

Io: Nel tuo modo di cantare e nel tuo timbro di voce rivedo un po’ anche dei primi Coldplay, cosa ne pensi?

Kevin: Me lo hanno detto anche altre volte, ma credo sia più un fatto di timbro simile. Io ho ascoltato i Coldplay, ma non tantissimo, anche se ho apprezzato molto i primi lavori.

Io: Una cosa bella di Puzzles, nonostante le molte citazioni ed ispirazioni tratte da altri autori, è che rimane un’opera originale e sincera. Quali sono le storie che racconti nei tuoi brani?

Kevin: Partendo dal primo, “Society”, tratto la storia di questo bambino che ha il suo primo incontro con la società. La storia parla di un uomo che si rende contro di essere stato fin da piccolo traviato dalla società e di non aver mai preso una decisone in vita sua. Io racconto questa storia non con rabbia, ma con malinconia. “Addiction”, di cui esistono due versioni, è una ballata che racconta, come dice il titolo, di una dipendenza, di un amore vissuto al pari di qualsiasi altra dipendenza fisica o psicologica di cui non si può fare a meno. Un’altra ballata invece è “Hold Me”, dove anche qui però i versi più rappresentativi sono “Stringimi, baciami, perché abbiamo già perso in questo mondo”. Ho voluto comunicare sempre questo senso di malinconia, di un amore dove ci si può rifugiare. In questo io sono un po’ romantico.

Io: Tra i vari brani che compongono l’EP ce n’è uno cui sei particolarmente affezionato?

Kevin: Se c’è, probabilmente è “Sweet Pain”, non tanto perché lo preferisca musicalmente agli altri, ma perché l’ho scritto sul traghetto tra Irlanda e Londra. Ero un po’ selvaggio in quel periodo, indossavo un cappello che era lo stesso che usavo per raccogliere i soldi quando suonavo per strada. Lì mi sono messo a scriverla e quando ho posato la penna sul mio quadernino sapevo già cosa ci sarebbe dovuto stare: gli accordi, l’armonica e tutto l’arrangiamento del brano. Mi ci sento molto legato perché racconta direttamente questa mia esperienza del viaggio che ho cercato di reinterpretare sempre in una chiave un po’ romantica e malinconica, come se in ogni posto in cui vado non mi sento a mio agio e devo ripartire, sempre preso da questo senso di irrequietezza. A volte quando la canto la chiamo “She” perché è lei che mi viene a trovare!

 Io: Il brano è molto bello perché rappresenta il sentimento agrodolce di un viaggio che è una meravigliosa esperienza di vita ma è anche ansia, fatica e paura. La canzone rende bene questa condizione.

Kevin: Esatto! Io, per esempio, una sera ero a Londra e non sapevo dove andare a dormire, così mi sono ritrovato a chiedere ad una signora se conoscesse un posto. Lei mi ha detto di seguirla perché dove alloggiava lei forse c’era una stanza disponibile. Alla fine l’ho seguita, lei ha chiesto informazioni e alla fine mi ha detto: “No, mi dispiace, buona fortuna!”

[Ridiamo]

Io: Mi pare di capire che l’autobiografismo sia molto importante nelle cose che scrivi.

Kevin: Sì, anche perché, essendo io autodidatta, ho sempre preferito puntare sulla trasmissione dei sentimenti piuttosto che sulla tecnica. Quando scrivo un brano, anche se è di soli tre accordi, mi domando sempre se mi sta trasmettendo qualcosa.

Io: Ecco, spostandoci sul fronte delle composizioni: come scrivi i tuoi brani? Ti vengono prima le parole e poi la musica, viceversa o entrambe le cose insieme? Ti fai aiutare da qualcuno?

Kevin: Io lavoro sempre da solo perché la scrittura per me è un lavoro molto intimo, quasi una catalizzazione delle emozioni, e molto spesso mi vengono prima le parole, ma non è detto sia sempre così. Non forzo mai la creatività quando scrivo, possono esserci momenti in cui in una settimana tiro fuori tre pezzi e poi per due mesi non faccio nulla. Mi affido all’ispirazione, che è un po’ come l’irrequietezza, non sai mai quando arriva né quando se ne andrà.

Io: Per quanto riguarda l’arrangiamento ho trovato i tuoi brani semplici ma raffinati, con pochi elementi ma molto azzeccati. Dove hai registrato l’EP?

Kevin: L’ho registrato da Valerio Romanelli allo studio di Mearevolutio(nae), alla Motina. Mi ha dato una mano anche un mio amico che si chiama Antonio Pedone per le parti di tastiera. Abbiamo fatto delle prove prima di venire in studio ed una volta aggiustate le parti principali di chitarra, tastiera e voce abbiamo cercato in base al brano di dare l’atmosfera di cui avevamo bisogno e in questo Valerio, devo dire, sa il fatto suo! Su alcuni brani già sapevo cosa metterci, in tanti altri era lui che diceva: “ti piace questo?” e io ero tipo: “Sì accidenti!” .

Io: La lavorazione dell’album è stato un bel momento?

Kevin: Sì, davvero. Per me è stato il primo lavoro che ho fatto in studio, esattamente un anno fa, ed è stato davvero emozionante. Mi ricordo ancora quando sono entrato ed è stata un’esperienza non dico surreale, ma molto emotiva.

Io: Stai lavorando a del nuovo materiale? Cerchi sempre ispirazione per dei nuovi brani?

Kevin: Questo sempre, ma magari perché anche per le cose più stupide cerco sempre di pensare in quale modo una cosa possa essere scritta. Ultimamente sto notando che quando sono a lezione all’università mi viene molta ispirazione. Ora poi sto lavorando con un ragazzo di Arezzo, di nome Marco Fanciullini. Lui mi ha portato al teatro dell’opera a Firenze dove ho conosciuto Niccolò Fabi, che stranamente prima non ascoltavo, e dopo questo nostro incontro ho sentito finalmente quell’impulso che mi mancava per scrivere in italiano. Quel coraggio che non ho mai avuto, anche perché non ero mai soddisfatto di quello che usciva fuori. Da lì ho già scritto due brani  mentre ero all’università e ho notato che come sound sono molto influenzati da Nick Drake ed Elliot Smith.

Io: Tornando al tema iniziale che è “Puzzles”, dov’è possibile ascoltarlo?

Kevin: Il primo singolo, “Addiction”, lo ha pubblicato una casa discografica indipendente ed è possibile ascoltarlo già su YouTube e i maggiori siti di streaming musicale. Ho ricevuto varie proposte anche da altre etichette per delle coproduzioni ma ancora non sono legato a nessuna di esse. Così ho lasciato passare un po’ di tempo dall’uscita del singolo ed ho cercato di riorganizzarmi un po’, magari cercando di distribuire i miei lavori in maniera indipendente. Ora sto cercando anche d’introdurmi nell’ambiente di Bologna, per suonare il più possibile e far ascoltare la mia musica a tante persone. L’unica soluzione è suonare il più possibile. Quando suoni molto le cose vengono quasi a catena.

Io: Per chi volesse rimanere informato sui tuoi progetti e le tue avventure, c’è un modo per seguirti?

Kevin: Sicuramente c’è la pagina Facebook, dove è possibile trovare tutte le mie informazioni e dove è possibile ascoltare anche “Addiction”, sto lavorando per rendere disponibile all’ascolto al più presto tutto l’EP.

Io: Hai in programma dei concerti o degli appuntamenti con il pubblico?

Kevin: Allora, in data da definirsi alla Terrazza sul Lago, poi ho una data a Bologna il 7 Novembre assieme ad altri cantautori, anche se la mia grande passione è fare il busker, ovvero suonare per strada.

L’EP “Puzzles” è disponibile in anteprima su SoundCloud, in attesa di pubblicazione fisica.

Un saluto a tutti,

Nicolò Guelfi e Kevin Koci

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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