Luci ed ombre del mondo K-pop

Luci ed ombre del mondo K-pop

6 Febbraio 2019 Di Elena Del Siena

Tutto ha avuto inizio nel Luglio 2012 con PSY e la sua Gangnam Style, e quel video che per la prima volta nella storia di YouTube ha raggiunto un miliardo di visualizzazioni. Trascinati dal ritmo accattivante, ci siamo trovati a canticchiare un testo interamente in coreano (ad eccezione dell’esclamazione “Hey, sexy lady!“) imitando le movenze del rapper. Il singolo successivo Gentleman non ha riscosso il medesimo successo e PSY è tornato nell’oblio, ma molti erano ormai stati travolti dalla ‘Korean wave‘.

Il K-pop incorpora elementi di R&B, hip-hop e musica elettronica. Nonostante le canzoni siano orecchiabili è quasi impossibile scinderle dal punto di forza del genere: i video musicali. Proprio per la mancata comprensione di ciò che viene cantato, gli spettatori occidentali vengono attratti da ciò che vedono. L’estetica raffinata, pianificata nel minimo dettaglio, fa da padrona in queste produzioni di elevata qualità cinematografica. Elemento chiave è il colore che si adegua perfettamente al mood dei brani, taluni presentano infatti combinazioni di tinte estremamente brillanti, altri palette desaturate.

Frame del video ‘Idol’ dei BTS

Ciò che cattura maggiormente l’attenzione sono le coreografie che giocano sulla sincronia e sulla simmetria, per la gioia di qualsiasi ossessivo compulsivo. La point dance consiste in una serie di movimenti ripetitivi, facili da memorizzare e riprodurre, che coinvolgono in toto lo spettatore. Affinché gli Idol (così vengono chiamate le star della musica pop coreana) eseguano perfettamente le loro dance routine, anche negli show dal vivo, devono sostenere estenuanti ore di allenamento e prove ogni giorno. Non sono ammessi errori. Fin dall’età pre adolescenziale, momento in cui vengono reclutati e inseriti in “boot camp” ovvero programmi di formazione dove studiano religiosamente canto e danza, si prodigano per il raggiungimento della perfezione. Può trascorrere una decade prima di essere considerati pronti al debutto, per poi essere vincolati da contratti della durata tra i 7 e i 15 anni.

Anche l’aspetto fisico deve rispondere a canoni ben definiti. Oltre a seguire diete ferree (se non estreme, come quella di bere latte di soia o acqua per un’intera settimana), non è raro che venga loro chiesto di sottoporsi ad interventi chirurgici al naso, alle palpebre, o altri più rischiosi per rimodellare la forma di mandibola e fronte. La pelle luminosa e priva di imperfezioni che caratterizza i loro volti ha portato ad un incremento consistente delle vendite di prodotti cosmetici Made in Korea negli ultimi anni. Impeccabili sono anche gli abiti, dal taglio sartoriale o d’ispirazione urban ma rigorosamente realizzati dalle maggiori case di moda (Gucci, Yves Saint Laurent, Chanel per dirne alcuni). Non è un caso che le boy e le girl band contino numerosi membri, ciascuno con una personalità distinta: la “varietà” fa si che ogni fan abbia un preferito a cui essere devoto. La rivalità è molto sentita in madre patria dove alcuni Idol sono stati vittime di attacchi, basti pensare al tentato avvelenamento di Yunho dei TVXQ nel 2006. Proprio per non deludere (o meglio disilludere) i sostenitori, i manager tengono sotto scacco anche la vita privata di queste giovani star, costrette a nascondere le loro relazioni amorose. Chi trasgredisce ne subisce le conseguenze, come è accaduto alla coppia di fidanzatini HyunA e E’Dawn licenziati in tronco dalla casa di produzione Cube.

Ma le label non sono le uniche a sfruttare il loro talento. Il governo della Corea del Sud è consapevole dei benefici economici di questo fenomeno, valutato approssimativamente 5 miliardi, pertanto sovvenziona e sponsorizza eventi musicali tra cui l’annuale K-POP World Festival, e coinvolge i propri ambasciatori nell’organizzazione di concerti in tutto il mondo. Accade però che la tv coreana sistematicamente censuri un numero consistente di video per i motivi più disparati: non solo per l’uso di linguaggio o immagini sessualmente esplicite o violente, ma anche nel caso in cui il testo citi il nome di un brand (vedi “Instagram” di DEAN o “Lotto” degli EXO) o contenga parole giapponesi.

Chissà se tutti questi aspetti controversi vengono trattati nella prima biografia in italiano della band più in voga al momento, i BTS, in uscita il 21 Febbraio. Dopo questa panoramica mi pare sia proprio il caso di dire “non è tutto oro quello che luccica”.

Ascolti consigliati:
EXO-K – Mama
SEVENTEEN – TRAUMA
B.A.P – Power
Super Junior – Sorry Sorry
SHINee – Love Like Oxygen
Zico, Crush, DEAN – Bermuda Triangle
BLACKPINK – DDU-DU DDU-DU
CHUNG HA – Gotta Go
SUNMI – Black Pearl
Lee Jin-Ah – RUN

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