L’informale arte del calcio

E se vi dicessero che Città di Castello ha svolto un ruolo molto importante nel Mondiale di Calcio del 1990 ci credereste? Fareste meglio a farlo e ora vi spiegherò perché…

 

Forse chi frequenta ancora il nostro istituto non si ricorderà solo perché non era ancora nato, ma sicuramente tutti voi avrete visto uno di questi poster (magari in foto o su internet) almeno una volta. Questo è stato il poster ufficiale del Mondiale di Calcio 1990, disputato in Italia e conosciuto meglio come Italia 90.

In pochi sanno anche, e devo ammettere che non lo sapevo neanche io, che questi manifesti sono stati disegnati tre anni prima del Mondiale da un artista ritenuto tra i più famosi in Italia dalla metà dello scorso secolo, nonché il nostro concittadino Alberto Burri, dimostratosi grande appassionato di calcio.

Si tratta di un Colosseo ricostruito e rielaborato dall’artista ad hoc per l’evento sulla base di una foto dell’Aeronautica Militare Italiana. Nello stesso anno Burri rilasciò un’intervista alla Gazzetta dello Sport in cui commentò il suo lavoro:

“È semplice vero? Mi sono preoccupato molto perché lo fosse. Non volevo una grande idea che rincorresse se stessa, volevo una cosa nostra, di tutti i giorni, com’è il calcio. M’è venuto in mente il Colosseo. Cristo, mi sono detto, ma cos’è il Colosseo se non uno stadio? E al tempo stesso è l’immagine dell’Italia. E allora ho cominciato a cercare di fondere le due facce, di portare il pallone dei mondiali nel primo grande stadio della nostra storia. Mi sono messo il Colosseo davanti e ci ho lavorato sopra. L’ho guardato e riguardato finché non ho capito come si poteva adattarlo al calcio e a me”.

Beh, che dire, un bel riconoscimento per Burri, ma anche per Città di Castello anche perché tutti sappiamo che egli è stato tutt’altro che profeta in patria.

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