L’infinita battaglia tra John Isner e Nicolas Mahut, parte 1

L’infinita battaglia tra John Isner e Nicolas Mahut, parte 1

15 Aprile 2019 Di CoordinatoreAdmin

Il calendario segna 24 giugno 2010 ed il sole calante accarezza i prati dell’All England Tennis Club di Londra quando, accolto da un tripudio di urla, John Isner sdraia i suoi 108 chili distribuiti su 208 centimetri di statura sull’erba del campo numero 18.

Il contesto

Siamo a Wimbledon, sobborgo ricco di verde a sud-ovest del centro cittadino, quartiere che balza agli onori della cronaca sostanzialmente due settimane all’anno, proprio in concomitanza del più antico e prestigioso torneo di tennis del pianeta. Affermarsi nella terra di Sua Maestà la Regina Elisabetta vuol dire scrivere indelebilmente il proprio nome nella storia di questo sport, ed in passato per tante volte i campi di Wimbledon sono stati già teatro di scontri epici, che anche solo nel passaggio dall’azione alla narrazione perdono parte della loro magia. Ma stavolta neanche gli addetti ai lavori possono credere a quello che è appena successo sul piccolo terreno di gioco incastrato tra la palazzina dedicata alle televisioni e l’immensa struttura del campo 1. Ma partiamo dal principio.

Il celebre Centre Court di Wimbledon (fonte: Wikimedia Commons)

Il torneo

Come ogni anno, a cavallo tra l’ultima settimana di giugno e la prima di luglio l’All England ospita l’èlite del tennis mondiale per i Championships, a tutti gli effetti il torneo principe del mondo della racchetta. La magia che si respira tra i campi londinesi non è ricreabile in nessun altro luogo o tempo, e questo lo rende un appuntamento immancabile, leggendario per qualsiasi appassionato. Gli organizzatori, dal canto loro, fanno di tutto per mantenere intatte le caratteristiche che hanno reso così iconica la competizione: si scende in campo solo vestiti di bianco da capo a piedi (memorabile la multa inflitta al re, Roger Federer, otto volte campione, per le suole arancioni delle sue Nike); si gioca ancora su erba (mentre sostanzialmente in tutto il resto del circuito ATP si predilige il cemento, o la terra battuta); chi non si guadagna l’accesso ai campi può guardare comunque le partite tramite un megaschermo, seduto o sdraiato sulla collinetta che sorge dietro al campo centrale – chiamata prima Henman Hill, poi anche Murray Mound, a seguito delle imprese dei due più famosi tennisti britannici degli ultimi 20 anni – e gli incontri spesso e volentieri si trasformano veri e propri eventi glamour gremiti di celebrità, non di rado membri della famiglia reale accomodati nell’apposito royal box, intente a gustare le tipiche fragole con panna, diventate un simbolo dell’intero torneo. Il tutto, ovviamente, cercando di non intaccare il religioso silenzio attorno ai giocatori in campo.

Strawberries and cream, l’iconico snack di Wimbledon (fonte: wionews.com)

L’approdo di Mahut

Nel 2010 al tabellone principale riesce ad arrivare anche il francese Nicolas Mahut, numero 148 del mondo, che in quanto tale è costretto a passare da tre turni di qualificazione: i primi due al meglio dei tre set (6-0,6-3 con Frank Dancevic e la maratona 3-6, 6-3, 24-22 contro Alex Bogdanovic) e l’ultimo al meglio dei cinque (altro match lunghissimo vinto per 6-7,3-6,6-3,6-4,6-4 contro Stefan Koubek). Ma, nonostante le fatiche Nicolas -190 centimetri per 90 chilogrammi e dei capelli che sfidano la forza di gravità- si sente pieno di energie alla vigilia del primo turno. Tra l’altro lui stesso aveva già previsto perfettamente il suo cammino. Parlando col suo allenatore Boris Vallejo nell’ultima sessione di allenamento prima del torneo, infatti, Mahut disse «nel primo turno passerò facilmente; nel secondo farò fatica ma passerò comunque; nel terzo giocherò molto male, ma riuscirò ad accede al tabellone principale; allora sì che giocherò davvero bene». Non è raro, infatti, che un professionista decida di “caricare”, come si dice in gergo, la preparazione atletica pre-Wimbledon, col rischio di arrivare non al meglio all’inizio del torneo, per avere il 100% delle energie da usare nella fase centrale, quando la posta si alza.

Nicolas Mahut in azione (fonte: Wikimedia Commons)

L’avversario

Il sorteggio però non gioca dalla sua, riservandogli il gigante americano John Isner, testa di serie numero 23 del torneo. Poco da discutere, i classici bookmakers (agenzie di scommesse) britannici lanciano l’americano come netto favorito. Long John, com’è soprannominato bonariamente all’interno del circuito, presenta un gioco lineare ma al contempo difficile da contrastare: un servizio tremendamente potente, aiutato dalle lunghissime leve, che sfonda letteralmente la difesa dell’avversario e, anche quando la palla torna dalla sua parte del campo, gli permette spesso di chiudere il punto col suo dritto violento, o al limite accorciando nei pressi della rete. Mahut, dal canto suo, nasce come giocatore di doppio – anni dopo centrerà, al fianco del fedele compagno e connazionale Herbert, il prestigioso Career Grand Slam, oltre al vanto di aver occupato la prima posizione del ranking mondiale per 35 settimane – ma all’epoca dei fatti sta cercando la sua strada anche nel circuito del singolare. Quella di Wimbledon è la seconda sfida in assoluto tra i due a livello ATP, due anni prima, sempre in Regno Unito e sempre sull’erba, nel torneo minore del Queen’s, Mahut riuscì a liberarsi dell’avversario in due set. Settimana prossima scopriremo se stavolta sarà altrettanto facile.

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