“Il leone d’inverno”, ovvero “C’eravamo tanto odiamati”

Il matrimonio viene definito da sempre come la prima fra le prigioni; potremmo pertanto considerare la famiglia come un’aggravante della pena.
Ne sa qualcosa Enrico II Plantageneto che dopo aver sposato Eleonora d’Aquitania si ritrova un nido di vipere in casa.

Peter O’Toole torna a vestire per la seconda volta nella sua carriera i panni del re degli inglesi che governò dal 1154 al 1189 ( dopo Becket ed il suo re del ‘64) e lo fa accanto a una Katharine Hepburn meravigliosa come sempre ed a grandi nomi, allora emergenti, quali Anthony Hopkins e Timothy Dalton.
Basato sull’opera teatrale di James goldman che cura anche la sceneggiatura, uno dei veri punti di forza del film, Il Leone d’inverno è ambientato alla vigilia di Natale del 1183. Il sovrano riunisce tutta la famiglia per decretare il suo degno erede a cui, oltre la corona, spetterà anche la mano di Alice, sorella del re di Francia Filippo, adottata, cresciuta come una figlia da Enrico e divenuta amante del patrigno. Sì, avete letto bene. La situazione si dimostrerà propizia affinché ognuno escogiti dei sotterfugi per ottenere ciò che più vuole.
Per dirla con parole semplici una versione di Parenti serpenti con intrighi di corte o una puntata di Game of Thrones fatta come si deve.

Enrico: “Il giorno in cui vi metterete assieme voi quattro ai porci spunteranno le ali.”. Eleonora: “Aspetta domani e sarà tutto un cinguettio di maiali fra i rami.”

Tutti i personaggi iniziano a rivelarsi quasi mostruosi per la malvagità che covano nei confronti dei propri consanguinei. Giovanni, il più giovane dei fratelli, diventa una personificazione dell’ignoranza, ritenuta madre e compagna della cattiveria fin dalla notte dei tempi. Voluto da Enrico come proprio successore è stato scelto non per valorosi meriti e abilità ma per il semplice fatto che sia troppo ottuso di cervello per escogitare qualcosa che si distacchi dai piani che il padre si era preposto per il proprio regno anche dopo la sua morte. Goffredo è il più infimo tra i figli della famiglia reale; nessuno dei genitori lo vorrebbe al trono ma lui sarebbe capace di creare alleanze con chiunque a suon di doppio e triplo gioco e venderebbe pure la madre al Diavolo per assicurarsi un buon posto di comando. Eleonora, però, pare saper bene tutto ciò ed infatti gli preferisce il più Fedele Riccardo. Il futuro Cuor di Leone pare il migliore solo perché è quasi impossibile essere peggio dei due fratelli: viene mostrato come fiero, introverso, riflessivo e quasi magnanimo anche se queste caratteristiche potrebbero rivelarsi maschere di un animo considerato troppo fragile per l’epoca.

Giovanni, Riccardo e Goffredo: i tre amori di mamma.

Ma i veri protagonisti di tutta la vicenda sono gli affascinanti sovrani d’Inghilterra: un uomo capace di imprigionare in una torre la propria moglie dopo che questa ha innescato una guerra civile contro di lui, di baciare ed elogiare la nuova concubina davanti agli occhi di lei solo perché questo le crea tormento, contro una donna pronta a mettere tutta la sua prole contro al marito per vendicarsi dei tradimenti subiti sul talamo nuziale ed a ricordargli che metà del regno lo ha ricevuto per merito suo e che ancora le appartiene. L’una costantemente contro l’altro eppure eccoli amarsi ancora tanto nonostante le taglienti parole dette in faccia e le lapidi tombali donate come regali di Natale. Continueranno ad essere sempre l’uno la dolce metà dell’altro. Due facce d’una stessa medaglia.
Meravigliose le scene in cui i due dialogano da soli passando con ritmo vorticoso da insulti e stoccate sentimentali a lacrime e strazianti dichiarazioni poiché Eleonora sa di amare ancora quel rude re straniero come la prima volta che lo conobbe ed Enrico sa che non troverà mai nessun’altra donna tanto forte e grande da tenergli di testa.  

Entrambi grandi per le abilità strategiche i nobili lignaggi. Entrambi però così miseri a causa degli animi soggiogati dai distinti passionali. Insomma entrambi così umani.
È proprio questo che rende questa pellicola un lavoro senza tempo, quasi come un’opera di William Shakespeare e spero di non essere tacciato di blasfemia per tale affermazione.
Proprio come in un’opera del Bardo di Stratford-upon-Avon l’animo umano viene scandagliato a fondo e si mostrano i vari aspetti quasi istintivi che portano ognuno di noi riconoscersi anche in un sol piccolo particolare. Sappiamo bene che l’amare troppo ci può portare poi ad odiare fortemente una cosa/persona e, per quanto possa essere malvagia come affermazione, spesso le famiglie si trovano a vivere costanti tensioni e climi di malessere. Figli che rivolgono il proprio malcontento verso i genitori come se fossero loro la causa di ogni problema. Ma anche padri e madri che commettono gli stessi errori di secolari generazioni non riuscendo a comunicare con i frutti delle loro unioni, dimenticandosi che anche loro sono stati giovani con esigenze e volontà differenti da quelle che furono predisposte per loro anche in buona fede.Anche se in questo caso la malignità e bramosia di potere dei tre fratelli pare superare ogni limite.

Aver usato un linguaggio contemporaneo aiuta ancora più l’assimilazione con quanto sta accadendo. Sentiamo nobili imprecare e interloquire senza adoperare formule arcaiche e pompose. Anzi: i dialoghi al fulmicotone saranno fra le cose più sorprendenti, divertenti e argute che avrete mai udito. La storia potrebbe essere ambientata ai giorni nostri, magari tra le mura di una ricca compagnia industriale, e continuerebbe a funzionare benissimo.

Eleonora: “Anni fa eravamo tanto diversi. Come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto?”
Enrico: “Passo per passo…”

Provate a dargli un’occhiata e chissà che non vi piaccia tanto da aggiungerlo ai vostri nuovi classici natalizi, lì sulla mensola fra Die Hard e  Gremlins.

Yur Brynner

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About Yuri Pennacchi

Mi piace parlare di cinema, musica, arte e tanta altra roba di cui non capisco niente.

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