Le Donne del Primavera Sound 2019

Le Donne del Primavera Sound 2019

7 Marzo 2019 Di Elena Del Siena

Per il diciannovesimo anno consecutivo il Primavera Sound si conferma tappa obbligatoria per gli appassionati di musica alternativa. Barcellona si sta preparando ad accogliere a Parc Del Fòrum, suggestiva location lungomare, migliaia di fan che potranno godersi numerosi concerti sotto il gradevole sole di fine Maggio. Mentre gli altri festival propongono line up sempre più omogenee, il Primavera Sound ha strutturato il ricchissimo cartellone attorno al principio della parità dei sessi: stesso numero di performer maschili e femminili. Da qui lo slogan “The New Normal”. Destreggiarsi tra i vari stage diventa complesso se non si conoscono gli artisti, rischiando di perdersi i più interessanti, pertanto vi forniamo una breve guida focalizzandoci sulla meritevole quota rosa di questa edizione.

#blackpanthers

Fresca di vittoria ai Grammy Awards nella categoria “Miglior Album Rap”, l’inarrestabile e prorompente Cardi B sta lavorando al suo secondo album mentre continua a collezionare dischi di platino e featuring di successo. Siamo curiosi di vedere in azione sul palco questa self-made woman che da stripper del Bronx è diventata regina del rap.

Janelle Monáe, spesso sulle copertine delle riviste di moda in quanto indiscussa icona di stile contemporanea, ama sperimentare e lo fa guardando al futuro: Metropolis Suite I (The Chase), The Archandroid, The Electric Lady e Dirty Computer sono concept album in cui si affrontano temi come la condizione della comunità afro-americana e della donna attraverso la lente sci-fi.

Per atmosfere più jazzistiche e sognanti potete contare su Solange Knowles, nota ai più come “la sorella di Beyoncé”, che dopo averci regalato A Seat At The Table (2016) si riconferma cantante raffinata in When I Get Home, uscito il primo marzo. Live sono tutte una garanzia.

#girlswithflow

Rabbia, malinconia, speranza e metamorfosi. Parliamo di due londinesi, 25 anni l’una e 33 l’altra. Flohio ha origini nigeriane, trascorrendo le giornate al centro giovanile del suo quartiere si appassiona al rap e, prendendo confidenza con il microfono, sconfigge la sua timidezza tutta adolescenziale lasciando spazio a parole taglienti di una disarmante schiettezza.

Kate Tempest è invece laureata in letteratura inglese, dal 2013 pubblica raccolte di poesie che le sono valse un prestigioso riconoscimento come il Ted Hughes Award, ed è proprio mettendo in musica i suoi versi che ha scoperto di avere un talento tale da poter riempire gli stadi.

#animopunk

La cantautrice australiana Courtney Barnett raggiunse il successo nel 2015 con l’album Sometimes I Sit and Think, Sometimes I Just Sit. Da allora è maturata, ma nello scrivere afferma di ispirarsi tuttora alle persone e alle situazioni che la fanno infuriare. Grazie ai testi, spesso piuttosto scarni, ci fa sbirciare nella sua intimità, ma a coinvolgere l’ascoltatore è il tiro dei riff.

Il trio Dream Wife è la rivelazione dell’anno, si sono distinte per il sound fresco e frizzante dell’album omonimo di debutto. Queste ragazze si scatenano sul palco rendendo ogni show una grande festa, con tanto di stage diving, il tutto sfoggiando look stravaganti da perfette “Tumblr girls” che le rende apprezzabili anche ad un pubblico più giovane.

#witchy

Chi era presente al concerto degli Smashing Pumpkins a Bologna lo scorso Ottobre ha potuto assistere all’opening act di una bellezza danese, Amalie Bruun in arte Myrkur. Il viso angelico non lascia trapelare la potenza del suo scream. Nonostante molti colleghi la considerino “la rovina del genere”, la polistrumentista rappresenta un interessante incontro tra black metal ed etereo folk nordico. Un viaggio della mente e dello spirito verso una realtà pagana, accompagnati dallo spettro dell’inquietudine: imperdibile.

#anni90

A condividere il palco con le nuove leve ci saranno talenti senza tempo:
Liz Phair nel 2018 ha celebrato il 25° anniversario della pubblicazione del suo primo album, Exile in Guyville, un doppio cd in cui la rocker affrontava il tema della sessualità e dell’autodeterminazione femminile senza peli sulla lingua: un lavoro attuale che merita di essere riscoperto.

Neneh Cherry, che tutti ricorderanno per il successo 7 Seconds, lo scorso 27 Febbraio a Milano ha dato prova di non essere minimamente intenzionata a fermarsi: splendida nonostante abbia superato il lustro, dopo essersi lanciata in vari progetti nel corso degli anni, nel 2018 ci ha presentato Broken Politics, una fotografia cruda dell’attualità.

Altra svedese è Robyn, che dopo otto anni torna (sempre biondissima), ma questa volta più autonoma, anche nella produzione dei beat che fanno da sottofondo al racconto dei suoi fallimenti e successive risalite.

#leitaliane

Una menzione meritano due emergenti nostrane: LNDFK (Linda Feki), nata in Tunisia ma cresciuta a Napoli, con una leggiadra voce soul di gusto internazionale, e la minimalista Caterina Barbieri che, grazie al massiccio supporto della tecnologia, si diverte a plasmare il suono a suo piacimento.

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