La porta (di Magda Szabò) – Recensione

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Bello, ma profondamente doloroso.
Doloroso perchè se c’è una cosa che fa male è vedere la malattia e con essa il decadimento fisico privare una persona della dignità umana, e accorgersi che la consapevolezza che la persona ha di tutto questo la porta a lasciarsi andare e smettere di combattere. E quanto più la persona era forte, integra ed orgogliosa, ma soprattutto punto di riferimento per quanti aveva intorno, tanto più tutto questo diventa doloroso, perchè vi si aggiunge una sorta di delusione.
Abbiamo visto lo sguardo di Emerenc. L’abbiamo visto negli occhi delle nostre madri e poi ancora in quelli dei nostri padri. Ritrovarlo in questo libro è stato veramente, profondamente doloroso.
Avere la capacità di mettere da parte l’orgoglio e di mostrare a chi ti è vicino i propri limiti e le proprie debolezze, cercare negli altri la “compassione”, non è egoismo ma umiltà e amore.

Trama:

Due donne che tutto separa, due vite diverse che si scontrano. Magda Szabò descrive la strana relazione che per vent’anni è intercorsa tra lei e la sua donna di servizio. Una donna ruvida, senza età, con i suoi principi e bizzarrie, riservata, e con dei segreti nascosti gelosamente dietro la “porta” eternamente chiusa. Se tra il marito di Magda e la donna c’è subito simpatia, viceversa tra le due donne la relazione è imprevedibile, fatta di litigi, riconciliazioni, di non detto. Poco a poco il loro rapporto si distende, Emerence si vota alla narratrice, il loro legame diventa esclusivo, esigente…

FONTE TRAMA: www.ibs.it

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