Intervista a Margherita Asta

Intervista all’autrice di “Sola con te in un futuro aprile”

Redattore Koinervetti: “Quali sono le sensazioni che prova nel sentire la parola “mafia”?”

Margherita: “Quando sento la parola “mafia”, che a volte viene usata anche impropriamente, mi viene un senso di profondo sdegno, non di rabbia, perché spesso i poteri forti hanno pensato di scaricare tutto su di essa. Quando invece, forse pensare a quel sistema criminale, dove accanto al mafioso abbiamo segmenti di politica, imprenditoria, notai, giornalisti ecc… che lavorano e si mettono al suo servizio. Si vuole scaricare sempre tutte le colpe al mafioso, ma vi porgo un esempio: per la strage di Pizzolungo vengono incriminati i vertici di Cosa Nostra degli anni ’80 e ’90, però vi lascio un interrogativo: chi ha fornito l’esplosivo di tipo militare a Cosa Nostra (per il quale sono morti mia mamma e i miei fratelli…)? Bhè quello per me è importante, cioè accendere i riflettori sul sistema criminale con il quale la mafia lavora e non sul mafioso stesso.”

Redattore Koinervetti: “Noi nel nostro piccolo come potremmo provare a combattere la mafia ed a migliorare la situazione attuale, ovviamente difficile?”

Margherita: “Mah, sicuramente ci vuole coraggio, forza e determinazione e se ciascuno di noi farebbe il suo dovere e saprebbe dire di no, forse le mafie non avrebbero tutto questo consenso, che gli permette poi di essere oggi quello che sono. Quindi ciascuno di noi ha l’obbligo e il dovere, di conoscere e di informarsi, perché soltanto così possiamo poi scegliere da quale parte stare.”

Redattore Koinervetti: “Se dovesse dire una cosa che le fa veramente paura della mafia (anche una parola) quale sarebbe?”

Margherita: “Forse la cosa che mi fa veramente pura della mafia è il fatto che ha veramente tante connessioni tra il mondo dei “normali”, il fatto che non riusciamo a comprendere il suo vero volto.”

Redattore Koinervetti: “C’è esplicitamente parlando un collegamento con la politica?”

Margherita: “Secondo me, è un sistema dove i poteri forti, giocano un ruolo importante, proprio perché pochi giorni dopo la strage, ricordo di aver trovato varie liste mafiose sul luogo, che elencavano nomi di mafiosi, politici e imprenditori locali. Bisogna fare molta attenzione, e non stare al gioco delle mafie, ovvero far passare che tutto è mafia, perché anche nella politica ci sono segmenti collusi. Perciò tutti noi dovremmo rinnamorarci della politica con la “P” maiuscola, che riguarda i problemi di tutti. Non pensiamo ad essere dei qualunquisti e che siano gli altri a dover fare qualcosa, innanzitutto credere e provarci noi stessi per primi.”

Redattore Koinervetti: “Ha voluto inserire anche vari nomi e vari riferimenti nel libro, per informare la gente su chi sono stati i protagonisti della strage?”

Margherita: “ Più che informare, abbiamo voluto ricostruire un po’ la storia su quello che è stato ed era l’attualità negli anni ’80, e far calare il lettore nella sfera privata della vita bi Barbara, Giuseppe e Salvatore con la storia del nostro paese. Secondo me, questo ha permesso di descrivere attraverso la storia di tre vittime di mafia, una parte di storia che nei libri non si arriva a parlarne.”

Redattore Koinervetti: Sul libro si parla anche di zia Vita, di come la sua figura sia stata importa nel corso degli eventi, ma c’è anche qualche altra figura a cui lei si è riferita in quel periodo?

 

Margherita: Nella mia adolescenza è stata un punto di riferimento come anche mio padre e Antonina però, un riferimento molto importante per me è stato anche Don Luigi Ciotti, la persona che per me rappresenta quel padre che non ho più ovvero che nel 2011, quando io e mio marito Enrico ci siamo sposati, è stato lui, insieme a mio fratello Giuseppe Salvatore, ad accompagnarmi all’altare, poi è andato in sacrestia si è cambiato ed ha celebrato il matrimonio. Quindi sicuramente un punto di riferimento oltre a mia zia Vita è stato Don Luigi.

 

Redattore Koinervetti: Ora una domanda un po’ più personale, nei momenti in cui è ritornata nel luogo dell’incidente, cosa ha provato? Quali sono stati i suoi sentimenti? Deve essere qualcosa di molto intenso…

 

Margherita: Beh io, quei posti ormai sono stati risistemati, ritinteggiati, però per me passare in quel luogo è come rivedere quella macchia rossa sul muro di quella casa che oggi è bello tinteggiato in bianco e che per me invece riporta sempre quella macchia, piuttosto che la grande buca provocata dall’autobomba perché, comunque, lì c’è stata la cancellazione di mia madre e dei miei fratelli. Poi tornare in quel luogo, quando abitavo a Trapani (oggi abito a Parma da qualche anno), era sempre molto difficile, mia madre e i miei fratelli sono e rimarranno sempre lì per me, per questo era un modo per riavvicinarmi. Mi fa molto piacere che in quel luogo nascerà un parco della memoria e della coscienza civile perché è un modo per non solo dare dignità alla loro morte ma, per cui la loro morte può dare un contributo alla crescita del nostro paese e al cambiamento di esso.

 

Redattore Koinervetti: E’ stato già trattato, durante l’incontro, l’aspetto che riguarda i rapporti con Carlo Palermo,  però, visti anche i passi aventi della giustizia italiana sui fatti di mafia, quanto può essere efficacie la giustizia attualmente? E quanto può esserlo l’azione della giustizia riguardo la mafia?

 

Margherita: Io penso che l’azione della giustizia può essere efficacie tutte quelle volte che leggiamo dei sequestri sui beni mafiosi, perché vuol dire che le mafie ricevono dei colpi per quello che è il loro interesse principale, accumulare ricchezze, e se esse vengono comunque sequestrate, confiscate e quindi poi grazie alla 109 del ’96, possono essere utilizzate ai fini sociali, beh sicuramente le mafie le colpiamo, oltre agli arresti di latitanti eclatanti. Secondo me deve essere fatto ancora tanto, per parlare di giustizia dovremmo parlare di riforma seria della giustizia come tante altre leggi, che dovrebbero essere messe per contrastare veramente le mafie. E’ un percorso lungo però, secondo me, noi cittadini abbiamo il dovere di incentivarlo anche se a volte si fa fatica perché ,veramente, sembra di combattere contro dei titani, però se uniamo le forze secondo me possiamo farcela.

 

Redattore Koinervetti: Mi ha quasi anticipato la domanda che volevo fare dopo, la testimone di giustizia Rita Atria che aveva detto: “forse un mondo onesto non esiste ma è bello sognare.” Quindi lei crede nel fatto che possa esistere in verità il mondo onesto?

 

Margherita: Sì! Se tutti decidiamo realmente da quale parte stare! Invece ci sono alcune persone che dicono di stare da una parte e invece poi giocano dall’altra e mi piace citare Coelho, quello che dice “forse è la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante”, beh, allora rendiamo la vita interessante un po’ per tutti, quindi facciamo si che quel sogno realmente si realizzi. Poi secondo me ce la possiamo fare, però deve partire tutto da noi perché Rita Atria diceva (e vi invito a leggere le pagine del suo diario che trovate anche sul sito dell’associazione di Rita Atria): “prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combatterla questa è presente nel giro dei tuoi amici…” La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarsi, quindi l’importanza è che comunque tutto deve partire da noi, perché soltanto così possiamo realmente sconfiggere la mafia.

 

Redattore Koinervetti: Quindi lei pensa anche che le radici che la mafia ha ormai messo all’interno delle istituzione e anche fuori non siano abbastanza profonde da non essere, diciamo, estirpate completamente e quindi che sia possibile rimuoverle?

 

Margherita: Io penso che bisogna guardare il bicchiere sempre mezzo pieno perché altrimenti io non sarei qui oggi, potrei dedicare il sabato a fare dell’altro, sicuramente le mafie sono forti però ciò non significa che non possiamo sconfiggerla. La speranza è l’ultima a morire, soltanto con l’impegno di ciascuno di noi. Se pensiamo che non si può sconfiggere torniamo di nuovo al qualunquismo, invece ciascuno di noi deve fare la propria parte e a questo punto cito Borsellino, dopo l’uccisione di Falcone lo intervistarono e il giornalista gli chiese se lui aveva paura e lui rispose “si ho paura ma avessimo tutti quanti anche un po’ più di coraggio…”. Il coraggio delle scelte, delle azioni.. Secondo me la scelta più coraggiose di tutte, che a volte ti fa risultare anche antipatico è essere sempre coerenti con se stessi ma anche con gli altri e fare delle scelte credibili, non dire una cosa e poi fare il contrario.

 

Ringraziamo Margherita Asta per la disponibilità avuta nel concederci l’intervista

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