Il referendum e i giovani

Ci stiamo avvicinando sempre di più al 4 Dicembre 2016, data in cui si voterà il Referendum costituzionale con il quale si cambieranno degli aspetti importanti dell’Italia attuale, come per esempio il modo di approvare le leggi.

Si presume che i giovani, data l’importanza di questa votazione, si siano già fatti un’idea di cosa votare, visto che un cambiamento della costituzione così importante può andare ad incidere pesantemente sulla loro vita come cittadini italiani.

Tuttavia, i giovani del nostro paese hanno realmente reagito in questo modo all’imminente votazione?

Prima di tutto analizzerei cosa potrebbe fare un 18enne per informarsi riguardo una votazione: un ragazzo può comodamente andare in rete e cercarsi una guida chiara che spieghi oggettivamente cosa si andrà a votare e quali saranno le conseguenze di tale votazione. Se la spiegazione non è d’aiuto si può sempre cambiare sito.

Quindi un ragazzo di 18 anni non ha grossi impedimenti riguardo l’informazione, non credo sia un grande sacrificio per loro andare a cercare delle notizie riguardanti un referendum sul web e stare mezz’ora in meno su Facebook.

Tuttavia diversi giovani non si sono ancora preoccupati di andare a vedere cosa voteranno tra 2 mesi e tutto ciò mi allarma perché, in un ragazzo, la capacità critica verso certi argomenti non è immediata e per farsi un’idea bisogna ragionare un pochino sulla situazione,  quindi non si può aspettare fino all’ultimo minuto.

Per fortuna molti altri giovani si sono informati, chi in maniera giusta e chi in maniera sbagliata: infatti, come è stato specificato prima, la spiegazione deve essere oggettiva, ma molti ragazzi si sono ritrovati guardare o in rete o in televisione delle spiegazioni da parte di persone che parteggiavano o per il “sì” o per il “no” e quindi si sono ritrovati alienati da tali informazioni (visto che l’uomo tendenzialmente tende a concentrarsi solo sulle prime informazioni ricevute su uno specifico argomento).

Chiaramente ci sono ragazzi che si sono informati e hanno preso una decisione e altri che sono semplicemente indecisi, ma tra quelli che sanno già cosa fare c’è una delle categorie più brutte di votanti: quelli che votano per partito preso, ragazzi che magari sono già orientati politicamente che decidono cosa votare soltanto perché il loro partito o orientamento si è schierato da una parte, e quindi loro senza sapere niente prendono una decisione.

La disinformazione tra i giovani è un problema grave che va analizzato con accuratezza e bisognerebbe assicurarsi che chi va votare (non solo tra i giovani) sappia veramente cosa sta facendo.

Infine, ricordatevi che il voto di una persona disinformata, non consapevole delle proprie azioni, conta come quello di un votante che invece ha studiato la questione.

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