Il Nido: “Disco Infermo”, casual conversation con Val Monteleone

Cari lettori,
Dopo una breve pausa natalizia, resa forzata dall’influenza, vorrei tornare ad allietarvi sul finire di quest’anno parlandovi di un gruppo dal grande valore, che ho avuto modo di conoscere personalmente: come dei veri working men hanno attraversato l’Italia portando in giro la loro musica e ad oggi, dopo un album ed un EP, presentano il loro ultimo videoclip che annuncia il nuovo ciclo dei loro lavori: parliamo de “Il Nido”, gruppo impossibile da incasellare, formato da Val Monteleone (basso e voce), Valerio Marcangeli, in arte “Sormaestro” (Sax, tromba e tastiere), Dante Mei, noto anche come “il Furfante” (chitarra) e Fabio Romano Marianelli, o “lo Spaventafabio” (batteria), proveniente dalla città di Carsoli (AQ) in Abruzzo.
Per l’occasione felice ho contattato Val Monteleone, frontman carismatico della band e, come ama autodefinirsi egli stesso: “Incompatibile contemporaneo”.
Ci siamo sentiti telefonicamente e gli ho chiesto di raccontarmi qualcosa riguardo la band, le loro avventure passate, i progetti futuri e il suo personale punto di vista sul mondo della musica di oggi. Nonostante la nostra conversazione ci sia lievitata tra le mani cercherò di riportare il più fedelmente possibile i grandi pensieri che il nostro amico ha voluto regalarci!

Io: “Come nasce il progetto de “Il Nido”? Come vi siete trovati, in che periodo e qual era l’intento con cui si è formato il complesso?”

Val: “Il Nido è un progetto che nasce nel 2011, dopo anni nei quali io ho militato o fondato gruppi dediti a generi un po’ estremi: Metal, Hardcore… Metalcore! Poi mi sono reso conto di voler fare qualcosa di diverso. Nel 2009 ho cominciato a scrivere dei pezzi in italiano, da solo, fra i quali uno che poi è finito su “i Piedi della Follia”: “Stimoli avversivi”. Quelle sono le composizioni che stavo facendo all’epoca da solo, ed erano un po’ Bluevertigo, un po’ Nine Inch Nails… nel 2011, parlando e ritrovandomi con Dante, con il quale suonavo molti anni prima da ragazzo, gli ho fatto sentire queste cose, a lui sono piaciute ed abbiamo provato registrarle. I primi pezzi erano molto acidi, molto diversi, più vicini ai Fantomas, con atmosfere più cupe. Poi è venuto Valerio, anche lui nostro grande amico, che allora lavorava solo con bande e orchestre, e con il suo sax abbiamo inacidito ancora di più il tutto. Una volta sentito il risultato abbiamo detto: “Ma perché non formiamo un vero e proprio gruppo?”, così abbiamo contattato un batterista di Subiaco ed abbiamo iniziato. Sono nate “Crimini”, “Vena Cionca”… Il gruppo stava prendendo vita. Io lo dico sempre: per quanto uno possa avere un’idea precisa in mente, la cosa si plasma, il progetto si assesta da sé sul binario giusto. Il batterista ci ha poi lasciato ed è stata una brutta perdita vista la difficoltà di trovare un sostituto. Musicisti non ci sono, ti basti pensare che noi siamo l’unico gruppo della nostra zona che fa i dischi e che si pone sulla scena musicale. Io avevo l’idea di creare il gruppo, fare le prime foto, i primi video, fare l’EP e vedere come rispondeva il pubblico. Tra l’altro avevo un grosso dubbio: suonare il basso e cantare contemporaneamente, cosa che non avevo mai fatto prima, però alla fine non ho avuto difficoltà, perché dovevo suonare le mie cose, ed è venuto naturale. Il nome “Nido” nasce perché, dopo anni di situazioni cittadine, metropolitane, avevo finalmente un gruppo fatto di amici di una vita che facevano le prove in un casale in un bosco. Tutto molto coccoloso! Fabio poi è entrato grazie a mia madre, la quale, chiedendo a tutti i suoi conoscenti, è riuscita a sapere che suonava la batteria e ci ha messo in contatto. Noi non potevamo essere più felici. Mi piacerebbe poter aggiungere un pianista stabile ed un percussionista alla formazione, ma il gruppo si è consolidato così e salvo eventi particolari resterà tale.

Io: “Vuoi parlarci un po’ delle precedenti produzioni della band?”

Val: “Abbiamo fatto uscire l’album “I Piedi della Follia” nel 2013 e un EP nel 2012 dal titolo “Tutto il mondo è Palese”, che si distanzia molto dall’album come sound dei brani, potremmo dire che è molto più Prog.

Io: “Quali sono, Val, le esperienze live che ricordi con maggiore affetto?”

Val: “Guarda, noi abbiamo fatto circa un centinaio di concerti, che non sono pochi effettivamente, e sicuramente il concerto di quest’anno al Briachi Friday presso il Free Revolution di Città di Castello è stato veramente piacevole, una delle nostre esibizioni più Rock, con una partecipazione mai esperita prima. Inoltre ricordo con piacere situazioni estive, all’aperto, magari con associazioni. Quest’anno abbiamo partecipato ad “Arterie Festival”, ed è stato veramente bello. Ce ne sono tanti, ma per la natura del Nido prediligo situazioni di festa. Abbiamo anche suonato in palchi relativamente grandi come quello del Subiaco Rock & Blues Festival, con nomi anche abbastanza blasonati, ma continuo a preferire delle situazioni diciamo più “bruschettose””.

Io: “Come nasce un brano del Nido?”

Val: “Un brano del Nido nasce al 99% sempre nello stesso modo: io porto una struttura, un riff, con un testo sopra, gli altri mettono il resto. Io porto lo scheletro e poi insieme lo si “veste”, diciamo. Tutti contribuiscono in fase di arrangiamento, ma l’input è quasi sempre mio”.

Io: “Quali sono i vostri progetti futuri e i vostri prossimi appuntamenti con il pubblico?”

Val: “Adesso uscirà “Disco Infermo”, il nuovo singolo con relativo videoclip, dopo una bella assenza, perché di fatto che non pubblichiamo qualcosa di registrato è dal 2013 ormai. L’ultimo videoclip uscito è stato quello di “Metronotte” nel 2015. Non avendo una fan base così diffusa fare uscire un album all’anno è uno sforzo eccessivo, così abbiamo cercato altre strade. Per l’anno nuovo vogliamo proporre dei brani in inglese, e sarà una piacevole sfida, anche se non abbandoneremo l’Italiano. Sentiamo il bisogno di provare questa strada perché, anche se non so se andremo mai a suonare fuori, non vogliamo che la gente sia bloccata nell’ascoltare i nostri lavori per via del problema della lingua straniera. Ricordo che quando uscì “Tutto il Mondo è Palese” riscontrammo un grande interesse in Cile, un sito web pubblicò un link per ascoltare l’EP ed ora io voglio provare a dare anche a questo pubblico la nostra musica”.

Io: “Val Monteleone, incompatibile contemporaneo, ti andrebbe di raccontarci due parole in merito a questo simpatico progetto?”

Val: “Non lo definirei un “progetto”, è qualcosa che volevo fare da tanto ed ora finalmente ho trovato il tempo. È una striscia satirica che registro da solo, dove mi diverto con la comicità che esprimo quotidianamente. Mi piace molto recitare, sono molto istrionico dal punto di vista comunicativo.”

Io: “So che sei tu a curare la parte “filmica” della band, sceneggiando, filmando e montando ogni vostro videoclip. Dove nasce questa tua grande passione per le arti visive?”

Val: “La mia propensione verso il cinema, la fotografia e le arti visive nasce di pari passo con la musica. Ho subito l’influenza di mio padre che faceva il fotografo negli anni ’70-’80-’90, e di mio zio materno che è attore e regista. Fin da piccolo sono stato sui set e mi sono appassionato a questo aspetto. Con il Nido ho voluto creare fin da subito un’immagine molto riconoscibile. In “Tutto il Mondo è Palese” c’è questa immagine fiabesca come se avessimo fatto parte di un mondo fantastico e un po’ grottesco, cosa che si è persa in “I Piedi della Follia”, dove abbiamo assunto dei connotati più satirici, ma contemporanei. Valerio sta mettendo molto del suo. Il nuovo videoclip ruota tutto intorno a me che ho passato una nottata d’inferno e con un occhio nero mi ritrovo per strada a vagare ubriaco (cosa poco realistica visto che sono astemio!), e vengo scaraventato da una situazione assurda all’altra in una sorta di scatola cinese. Siamo molto legati all’immagine, ed è una grande forza del progetto. Il nostro pubblico ci riconosce ancora prima di sentirci suonare. Noi lo facciamo in maniera onesta e divertente, probabilmente lo faremmo anche in altre situazioni della vita!”

Io: “La situazione musicale italiana, e non solo, è decisamente in difficoltà. Dopo anni di lavoro, tante produzioni e concerti, qual è la tua idea su questo ristagno che vive la musica? Perché è così difficile per un artista emergere?

Val: “La situazione della musica live, che non va ristretta al solo contesto italiano, versa in una crisi. Molti miei amici, anche in America, hanno dovuto smettere di suonare, perché non era più possibile permettersi le spese degli spostamenti. La mia personale teoria è che si è andato a spegnere quello spirito eco degli anni ’70, quando i concerti avevano un grande importanza, anche politica. Troppo spesso ci si dimentica di come la musica live non sia un evento fine a sé stesso, i grandi concerti sono figli del loro periodo storico: si prende sempre ad esempio Woodstock, che era figlio di una determinata epoca. Rifarlo oggi non avrebbe senso, infatti le successive edizioni che ci sono state non hanno riscosso il medesimo successo. Secondo me si è andata a spegnere l’energia di questo fenomeno, o quantomeno sta mutando. Ci sono tante manifestazioni di musica elettronica molto interessanti. Negli anni 2000 ho visto il tracollo. Se guardi i gruppi americani e inglesi che sono diventati famosi una decina di anni fa, oggi fanno solo festival, perché i tour nei club, nelle città, stanno scomparendo, non è più possibile sostenerne i costi. Parlando d’Italia, noi abbiamo avuto il nostro movimento underground, la nostra scena alternativa. Io ho vissuto direttamente la scena Punk romana nei primi anni 2000, e devo dire che una cosa così non l’ho mai più trovata. Era una dimensione viva, in cui la passione per la musica andava a collimare con gli interessi della vita di chi faceva parte di quel movimento. Oggi è una guerra tra poveri, perché si è diffusa l’idea che chiunque può fare la sua musica da solo. La modernità tecnologica ci ha aiutato, ma ha abbassato anche parecchio gli standard qualitativi, in tutti gli ambiti. Inoltre un gruppo determinato di oggi si pone in maniera molto più professionale rispetto a una volta, visto che grazie ad internet c’è un maggiore termine di paragone. Una volta i gruppi non sapevano come muoversi, ma ne usciva fuori una sincerità artistica che poi non ho più visto. Inoltre una volta se non avevi una casa discografica non esistevi, oggi ti viene data la possibilità di uscire, ma è un’illusione. Dialoghi direttamente con il pubblico ma in un mare di proposte indistinte senza un canale che emerga veramente su un altro. Il mercato si è modificato e secondo me è in una fase di passaggio, in cui si è sgretolato quello che c’era prima e i pezzi sono finiti in un calderone. Non so quello che succederà, probabilmente cambierà completamente, ma non so nemmeno se vedrò compiersi questo processo nell’arco della mia vita. Probabilmente no”.

Io: “Dove è possibile seguire le vostre disavventure?”

Val: “Al momento siamo molto attivi soprattutto su Facebook, che è il sito più pratico e veloce per comunicare le nostre attività, e Youtube, dove carichiamo le nostre esibizioni e nostri videoclip”.

Giunti al termine di questa interessante chiacchierata vi consiglio l’ascolto è la visione di “Disco Infermo”, di cui siamo primi a poter parlare ufficialmente! (Che onore!)

Grazie a tutti e viva il Nido!

A presto, Nicolò Guelfi

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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