Il mio nome è rosso (di Orhan Pamuk) – Recensione

Un libro che parla di libri.
Un libro bellissimo, poetico e crepuscolare, triste. Un libro da leggere con calma, da centellinare come un bicchiere di vino da meditazione.
Il ritmo lento della prosa rende perfettamente l’atmosfera quasi rarefatta di un’Istambul cinquecentesca ricoperta di neve, di un mondo storicamente e culturalmente lontanissimo da noi, ma forse proprio per questo estremamente affascinante.
Gli omicidi e la ricerca del colpevole, come pure l’amore, triste, di Nero per Şeküre, pur essendo al centro della storia, sono solo pretesti per addentrarsi in un mondo dove i tempi dilatati rendono le emozioni e i sentimenti dei personaggi più forti e violenti, ma dove è ancora possibile godere della “bellezza”.
Un mondo chiuso in se stesso ed inevitabilmente destinato a scomparire.

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