“Il Maestro”: Casual conversation con Andrea Franceschetti

Cari lettori,

Oggi, per ironia della sorte, non solo esco dalle mie ordinarie pertinenze musicali, ma mi trovo a farlo per parlare con voi di un libro (in cui comunque la materia musicale è cornice e leitmotiv degli eventi) dal titolo “Il Maestro”, scritto da colui che una volta è stato il mio maestro (o meglio “prof”!) ed oggi posso dire essere mio amico: Andrea Franceschetti.
Ho avuto la fortuna d’incontrarlo per scambiare con lui due parole sul libro, l’attività di scrittore, di giornalista, di professore liceale e ne è nata un’intervista (che è più una chiacchierata!) che spero possa piacervi e dare spunto a quanti di voi volessero leggere il libro ed intraprendere la medesima professione di autori o didatti.

Io: << Come nasce l’idea per il romanzo “Il Maestro”? >>

Andrea: << L’idea forse nasce, come qualunque tipo di opera d’arte, dalla memoria. Vado avanti con la convinzione di Vico che l’arte sia una “memoria rielaborata”, ci sono aspetti del mio ricordo che ad un certo punto sentono l’esigenza di affacciarsi sulla carta però attraverso un racconto che sia artistico. Definizioni di “autobiografia”, “autobiografismo”, ne farei a meno. Fatto sta che nasce come esigenza della scorsa estate, ovvero nel 2016, di mettere per iscritto dei ricordi che avevo ma rivestiti artisticamente. >>

Io: << Prima lei citava Vico e a questo proposito le domando: quali sono i modelli per la stesura dei suoi libri? Chi la ispira a scrivere? >>

Andrea: << Non lo so, forse coloro che mi hanno ispirato anche a fare questo tipo di scelta rivolta verso le lettere. Io penso a quel 1993 in cui ero proiettato verso una facoltà scientifica, che fosse matematica o ingegneria, poi ci furono letture di autori del ‘900 che mi hanno sconvolto. Positivamente certo, ma mi hanno sconvolto. Quel tipo di narrazione dove ci sono sì i fatti ma sono per lo più interni al protagonista, rispetto ai fatti esterni. Ecco, questi sono gli autori che mi hanno ispirato: il grande ‘900 italiano. >>

Io: << È una cosa che succede molto spesso ai ragazzi, che trovano un rinnovato interesse per la materia ma anche per la volontà di scrivere ed esprimersi quando scoprono gli autori più recenti, perché c’è un modo di sentire, di esprimersi che è più vicino al nostro. >>

Andre: << Tanto è vero che qualcuno addirittura propone il cosiddetto insegnamento della letteratura italiana “à rebours” o “a rovescio”, cioè cominciare con i ragazzi più giovani dalla letteratura del ‘900, dove i testi e la prosa sono più abbordabili, anche se la profondità è evidente, per poi arrivare a quelle Tre Corone, Dante, Petrarca e Boccaccio, che scrivono in maniera per noi oggi incomprensibile. >>

Io: << Chi la conosce sa del suo carattere allegro e scherzoso. Come mai le sue opere si presentano in maniera così cupa e drammatica? >>

Andrea: << Certo, hai colto un aspetto fondamentale perché alla base di questo buonumore quella che soffia dentro è la malinconia, è la bile nera. È probabile. Ecco perché in “Bianco” avevamo un attentato all’acido solforico, mentre in “Io ne amo solo tre” c’era la sconfitta di un giovane il cui male lo priverà dell’ossigeno e del respiro e in questo caso ne “Il Maestro”, per cercare di rendere esplicita il più possibile questa metafora, ovvero che l’arte è sia fascino che dannazione, c’è stato bisogno di ricorrere ad omicidi, tentati suicidi e carnalità, che non viene mai vissuta con la serenità con cui dovrebbe ma con drammaticità. >>

Io: << Però devo dire che è affrontata con eleganza nel libro, la materia è esplicita ma viene raccontata in maniera raffinata che non rende il libro, diciamo, troppo scandaloso. >>

Andrea: << Ero spaventato da questo aspetto. È sperimentalismo, cioè la voglia di vedere quanto la parola possa esprimere ciò che la circonda e lo possa fare nella maniera meno scandalosa, anche se, lo sappiamo, la parola è sempre scandalo, perché è scandalo rispetto a tutti gli altri elementi della natura. Gli animali non fanno ricorso alla parola, noi lo facciamo e siamo uno scandalo per la natura, rilevato anche dalle prime pagine della Bibbia dove è lo stesso Dio a dire alle persone che ha creato dal fango: “Ora sta a voi dare il nome alle cose”. Ecco, io volevo dare il nome alle cose, e le cose della vita hanno a che fare con l’amore, la morte e… Poco altro. >>

Io: << Entrando nella materia che costituisce il romanzo, la musica è la cornice perfetta che abbellisce la storia e la riempie anche di significato. Lei mostra una grande cultura in questo campo. Per chi volesse leggere il libro, quale sottofondo musicale consiglierebbe? >>

Andrea: << Certo, tra tutto quello che viene citato lì dentro, e non a caso è riportato anche sulla quarta di copertina, visto il crescendo che garantisce a livello ritmico, ma anche a livello di sonorità, io un “Bolero” di Ravel, col suo ritmo incalzante, lo consiglierei. Il “Bolero” di Maurice Ravel. >>

Io: << Che non sarà Max Pezzali però comunque grande ritmo, grande carisma*! >>

*(Il professore è un grande fan di Max Pezzali e degli 883. ndr.)

Andrea: << Assolutamente, anche con Ravel vige la “regola dell’amico”! >>

Io: << “Se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente…” >>

—*Ridiamo entrambi scompostamente*—

Io: << Per creare la storia e l’ambientazione, e questo vale per “Il maestro” ma anche per le sue precedenti opere, quanto attinge dal reale e dal suo personale vissuto? >>

Andrea: << Tantissimo, io credo che sia inevitabile. Morgan nei Bluevertigo cantava “Se tu non avessi mai visto i pesci, avresti difficoltà ad immaginarteli” e per questo motivo avrei difficoltà ad immaginarmi qualunque tipo di storia se non avessi visto poi le cose che racconto rielaborandole. Io posso immaginarmi anche la cosa più fantastica come un pesce con le ali, ma vuol dire che ho visto un pesce e che ho visto un uccello con le ali, altrimenti quella cosa fantastica non la creo. >>

Io: << Tutte le sue pubblicazioni sono contraddistinte da una spiccata brevità, si tratta di un fatto voluto o fortuito? >>

Andrea: << L’editore mi dice sempre che soffro di “stitichezza narrativa”, ed è vero! Volendo fare un parallelo, io ho in mente dei quadretti compiuti, che sono già conclusi nel momento in cui comincio a scrivere ed esondare, andare al di là di quello che mi sono immaginato all’interno della piccola cornice del quadretto, non è operazione che riesco ad affrontare. Incide molto anche il lavoro di levigatura delle parole che è molto faticoso. >>

Io: << Quanto influiscono sulle sue opere il lavoro d’insegnante e quello di giornalista? >>

Andrea: << Tantissimo, perché l’operazione dello scrivere è l’allenarsi continuamente, fare della parola il proprio mestiere, aver fatto coincidere il proprio mondo del lavoro con quello che era il mondo della scuola e questa coincidenza non può che produrre qualcosa, è inevitabile. Come l’attività sporadica di giornalista, però l’attività del racconto di fatti, incide sul fatto che quello stretching viene poi messo a disposizione di quel superfluo che è il romanzo. Non c’è niente di più superfluo di un romanzo, è la cosa più inutile che possa esistere. >>

Io: << Dal mio punto di vista c’è anche l’aiuto, voluto o meno, da parte degli studenti, che possono dare un raffronto sia positivo che negativo, da una parte con la spontaneità delle parole che fluisce dai loro temi, dall’altra anche da qualche errore che emerge dovuto alla poca esperienza, quindi ti danno un esempio di tutti gli sbagli banali da non commettere. È un’ottima cartina tornasole. >>

Andrea: << A proposito dell’inutilità del gesto artistico, nello specifico dello scrivere un romanzo, mi viene sempre in mente il mago Forrest quando diceva: “Un libro, sì un libro… lo leggi e poi? Che te ne fai?”>>

—*Ridiamo di nuovo*—

Io: << Ha già progetti per il futuro? Magari pensare a un’opera, diciamo, più strutturata? >>

Andrea: << No, devo essere sincero. Al momento, niente in mente. Mi devo rileggere “Il Maestro” perché una volta che l’ho scritto, che l’ho pubblicato, ho bisogno di rileggerlo con il giusto distacco, che comunque non si ha mai. C’è sempre bisogno di terze persone per farsi restituire ciò che si è dato a quelle pagine. >>

Io: << La volontà di scrivere è nata recentemente o è una cosa che sentiva fin da giovane ma ha concretizzato solo in un secondo momento? >>

Andrea: << L’ho sempre avvertita, e ho anche scritto tanto e se scrivevo, lo facevo perché fosse ascoltato da qualcun altro, anche se qui siamo ancora sul discorso cabarettistico o epitalamico (ovvero di discorsi fatti ai matrimoni), ma appuntavo note, idee, trame di romanzi, format televisivi e ho ritrovato queste cose, mi sono risultate utili. Il consiglio che do a tutti è di tenere un libello bianco sul comodino e se anche ci si sveglia nel cuore della notte, di annotarlo. Tornerà bene nella vita. >>

Io: << Per i ragazzi che vorrebbero esprimersi sul versante letterario, lei quale consiglio può dare? >>

Andrea: << Di iniziare a scrivere pensando che quello che si sta scrivendo diventi un romanzo che può leggere qualcun altro e poi fare il lavoro sporco di cercarsi un editore. Non pensare di pubblicarlo autonomamente spendendo soldi o rivolgendosi a qualcuno che pretende i soldi per pubblicare, ma cercarsi un editore. Inviate i vostri lavori senza paura che questi possano essere plagiati! Certo, in età giovanile affidatevi a un adulto, ma fatelo. Sentite di avere dei versi? scriveteli! Sentite di avere una storia? scrivetela! E poi sottoponetela a qualcuno. Se è un insegnate, va bene. Se ci si può muovere autonomamente, ben venga, perché si scrive soprattutto per se stessi, ma si scrive anche per farsi leggere. >>

Io: << Le domande strettamente serie sono finite, ora passiamo a quelle più leggere: vista la materia musicale, dove ha scritto il libro? Alla Disperata Gang*? >>

*(Nota sala prove di Pieve Santo Stefano gestita da Francesco Franceschetti, fratello di Andrea. ndr.)

Andrea: No, l’ho scritto al di là del torrente Ancione, ovvero al Poggiolino delle Viole, che è comunque dirimpettaio della Disperata Gang! Che poi essendo estate, con le finestre aperte, la musica arrivava. >>

Io: << Quindi è grazie al benestare di Francesco che abbiamo avuto questo romanzo! >>

Andrea: << Certo! Il mio artista preferito in assoluto! >>

Io: << E ora, per concludere, l’ultima domanda ma anche la più importante: li ha finiti i compiti per le vacanze? >>

Andrea: << Io li ho finiti… Mi mancano alcune pagine, ma ho tentato di finirli e loro cercavano di finire me. Mi sono trovato anche spesso, come se fosse un cordone ombelicale estivo che non riuscivo a tagliare, di mercoledì a fare le mie cose qui a scuola, evidentemente queste mura cominciano ad essere anche fonte d’ispirazione! >>

Io: << Credo che dipenda un po’ dalla fase della vita in cui ci si entra, a me distruggevano proprio psicologicamente! >>

Andrea: << Poi quando la campanella incomincia a suonare in maniera diversa, che produce un effetto Doppler diverso, quando ci entri da insegnante, allora diventa fonte d’ispirazione, te lo assicuro! Speriamo di rivederci qui tra poco! >>

Un saluto a tutti, Nicolò Guelfi e Andrea Franceschetti.

 

 

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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