Fantastic, ‘sto Negrito

Fantastic, ‘sto Negrito

18 Febbraio 2019 Di Andrea Pecorari

Una musica come quella che compone è sintomo di un moto d’orgoglio che in un momento storico come quello odierno non può far altro che bene a tutti. È il caso di approfondire la figura del recente trionfatore ai Grammy, nella categoria “Miglior album di Blues contemporaneo”.

Musica per molti

Fantastic Negrito, questo il nome con cui si fa chiamare Xavier Amin Dphrepaulezz (e vorrei ben vedere), è autore di un qualcosa che un casual listener potrebbe tranquillamente apprezzare, così come un musicofilo anche se con qualche stortura del naso in più. D’altra parte, è difficile fare Pop che si adatti tanto al popolo quanto alla nicchia, ma Negrito riesce rispettabilmente nell’intento.

Fantastic Negrito in concerto (fonte: myMI.it)

Un passato drammatico

I know anything can happen
Anywhere, anytime
I am not terrified
But I get a little worried sometimes

da “A Letter to Fear” [Please don’t be dead, 2018]

Detto da lui, è sicuramente motivazionale: la sua vita può essere facilmente dicotomizzata, facendo perno sull’incidente stradale di 20 anni fa. Fino ad allora, aveva vissuto in bilico tra l’amore per la musica e gli strumenti (che, seguendo l’esempio di Prince, ha imparato da autodidatta) ed il rapporto ravvicinato con le droghe; da qui la fatalità, seguita da un breve coma e una lunghissima degenza.
Decide quindi che sia arrivato il momento di riprendere in mano la vita che per troppo tempo ha lasciato in mano agli eccessi, passando attraverso un percorso di rinascita spirituale che lo ha ispirato e portato a recuperare gli anni di perdizione attraverso la musica, il primo amore ritrovato grazie al suo pargoletto. Sforna due dischi in 3 anni (l’ultimo nel 2018), entrambi meritevoli del Grammy come “miglior album Blues contemporaneo”.

Una testimonianza della degenza pluriennale di Dphrepaulezz, diventata cover del suo ultimo album (dal titolo totalmente azzeccato)

Come suona il blues nel 2018

È infatti di questo genere che Dphrepaulezz nutre i suoi seguaci, integrandolo con tipiche sonorità Soul, principalmente nel cantato; non mancano le influenze dal Pop (che Negrito ricorda essere nato dai musicisti di colore), comunque incidenti soltanto a livello strutturale per rendere più radiofonico il tutto.
Il risultato risulta particolarmente orecchiabile, con quell’inconfondibile mood di collettività della black culture che recentemente è stato riportato in auge anche da Luke Cage.

La bandiera dell’uguaglianza

I got fired because I’m a woman
I got fired because I’m black
I got fired because I’m a white man
I got fired because I’m fat
I got fired because I’m an asshole
I got fired because I’m gay
I got fired because I’m a Muslim
I got fired for being late

da “Transgender Biscuits” [Please don’t be dead, 2018]

La catarsi a cui Negrito ha voluto sottoporsi gli ha permesso di trovare un posto nel mondo, a quanto pare, di tutto rispetto: nei suoi testi, Dphrepaulazz sconfina dal conscious al rivoluzionario, portando avanti una forte battaglia ideologica che mai come in questo periodo storico risulta essere quanto di più necessaria per le minoranze, di qualunque natura esse siano.

(fonte: Giacomo Bei/ dariopichini.it)

Two shots, two kills, altro che Sanremo

Due album, dicevamo, entrambi decorati dalla vittoria del Grammy di settore. Il tutto in un triennio che negli Stati Uniti è stato segnante, specialmente dal punto di vista socio-politico, rappresentando un ritorno a galla del più becero razzismo come non si vedeva da anni. Vittoria politica? Probabilmente no, dato che il trionfo di Mahmood a Sanremo ci insegna che non ami la tua nazione se lasci passare il successo di uno scuro di pelle.

Per fortuna, una volta in più, la musica si eleva oltre l’opinione pubblica per dare a tutti una lezione, che Fantastic Negrito ha saputo riassumere benissimo con due semplici versi:

All the people with love in your heart:
Get unified, get organized (change, change, change)

da “Transgender Biscuits” [Please don’t be dead, 2018]

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