#Editoriale: E’ lecito essere dei ficcanaso?

E’ meglio riformulare la domanda: ha senso interessarci di affari che sembrano non essere di nostra competenza?
Per essere ancora più specifici: perché gli italiani hanno avuto tanto da dire a proposito delle recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti? 

Innanzitutto, c’è da considerare il range di persone che hanno voluto esprimere la propria opinione riguardo la corsa alla Casa Bianca… Il problema è che il range non c’è: ne hanno parlato tutti, il che non è certo motivo d’orgoglio.
Chiunque ha sentito il bisogno di condividere il proprio pensiero, anche (e soprattutto) chi non ha affinità con discorsi di stampo politico. Più che un’elezione, ad un certo punto ha creato dibattito come una nomination del Grande Fratello, e viene da pensare che se Hillary Clinton avesse avuto le sembianze di Alessia Macari non ci sarebbe stata storia per Donald Trump.

A scanso di equivoci, il fatto che un’elezione sia stata più clamorosa (nel senso letterale, aldilà del risultato) di un reality è senza dubbio confortante da un certo punto di vista, ma è altrettanto vero che avere mezze misure è una qualità sempre più di nicchia: il passo tra parlare e sparlare dell’Election Day infatti è stato breve ed impercettibile, e dai pochi personaggi istruiti ed informati che agli inizi fornivano previsioni ed opinioni ragionevoli sull’esito dell’elezione e sulle relative conseguenze, col passare di mesi il ventaglio si è aperto fino a contenere tutte le persone dotate di polemicità congenita, almeno una mano per poter digitare sulla tastiera ed una connessione ad internet: perché ovviamente, come è ormai solito che accada, “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”.

Magari è stato un po’ rude, ma Umberto Eco non ha del tutto sbagliato nel descrivere così quello che è in effetti un fenomeno incontrollabile ma soprattutto deleterio nei confronti della buona informazione: il dilagare di impressioni senza fondamenti da parte di personaggi dall’autorità discutibile (quando presente) innesca un effetto valanga tramite il quale ai pensieri volgari (anche in questo caso, nel vero senso della parola) e populisti fino al midollo, si accodano altri sostenitori minori che difendono a spada tratta il pensiero di tali illuminati dalla minaccia delle antitesi ragionate, il vero nemico dei social-propagandisti della domenica.

Tra l’altro è ironico, o forse allarmante, vedere l’impegno con cui ci si prodiga a discutere abbastanza inutilmente di un evento in cui non si ha alcuna voce in capitolo e del quale si potranno solo subire le eventuali conseguenze, mentre si ignora completamente il corso degli eventi locali: fino a prova contraria, anche l’Italia è chiamata alle urne fra poco, ma a quanto pare un referendum decisivo per permettere o negare la manipolazione della nostra Costituzione e la modifica strutturale degli organi rappresentativi del nostro Stato non fa così tanta presa sul popolo che, inevitabilmente, si dimostra tendente al ficcanasare.

Perché alla fine, se l’erba del vicino è più verde della tua, non ti interessa più di tirare acqua al tuo mulino: ti appoggi alla staccionata e ti metti a sbirciare.

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