“È un momento difficile tesoro” – Il senso di Nada per la condivisione

“È un momento difficile tesoro” – Il senso di Nada per la condivisione

8 Febbraio 2019 0 Di Yuri Pennacchi

Il 2019 è iniziato riportandoci una vecchia gloria della musica italiana che da più mezzo secolo è stata messa sul piedistallo del “Re del rock” da non si sa bene chi. Una vecchia gloria, dicevamo, con un progetto covato in seno da anni, mastodontico per la grandezza dei nomi che coinvolge e presentato come “LA SERIE EVENTO”.


Dopo nemmeno 5 minuti della prima puntata abbiamo avuto la conferma che Adriano Celentano in tutto questo tempo non è mai cambiato di una virgola, rimanendo quel megalomane persuaso di esser Cristo sceso in terra pronto a salvarci tutti con i soliti messaggi qualunquisti contro le istituzioni, il potere, la ricchezza e chi più ne ha più ne metta.


Questo è apparso prepotentemente al grande pubblico, grazie anche all’uso dei social media e dei network, ma la musica italiana nel 2019 si apre anche con un altro ritorno (sicuramente passato molto più in sordina) di un nome storico, assai più gradito per chi vi scrive e sopratutto capace di crescere artisticamente oltre che in età.


Nada Malanima si ripresenta con un nuovo album di inediti (l’ultimo L’amore devi seguirlo è del 2016) e ci offre questo frutto di un lavoro nato da un brutto periodo che dà appunto il titolo È un momento difficile tesoro. Che cosa ha raccontato all’incontro con i fan a Bologna tenutosi alla fine di gennaio? Ve lo racconto qua sotto.

Mentre il pubblico è seduto nella sala della libreria allestita per l’evento, i gestori del negozio lasciano riprodurre dalle casse acustiche le tracce del nuovo disco per rendere meno pesante l’attesa. Ecco così che il Pulcino di Gabbro entra in scena proprio quando la sua voce registrata pronuncia i versi “ma arrivo con il mio passo lento” e ci ironizza su, ridendo e scherzandoci come una bambina per poi esordire con un “è bellissimo ed io sono felicissima!”. Bellezza e felicità: due concetti che torneranno più volte durante questo discorso.

Inizia proprio accennando al “momento difficile” da cui è scaturito poi questo disco: nel 2017, dopo una raccolta di brani riarrangiati col “Nada Trio” viene a mancare Fausto Mesolella, chitarrista del terzetto e ormai grande amico e confidente della cantante toscana, a cui verrà dedicato l’album. Il lutto è una costante che accomuna le vite di tutti gli uomini e Nada decide di affrontare il dolore concentrandosi su un nuovo lavoro.

Da sempre attratta da quella che definisce “Sindrome del Dramma”, ovvero la capacità di mostrarsi più veri, naturali e vicini agli altri negli attimi di maggior sconforto, ci invita ad aprirci, elaborare e raccontare le cose che solitamente si tenderebbe a nascondere dietro una maschera solo per apparire più duri e potenti, come se si dovesse essere perfetti agli occhi degli altri. Ma la perfezione cela dietro questa apparenza la vera bellezza di noi, stupenda nella sua fragilità e duplicità così difficile da gestire. Bisognerebbe rompere tutti gli specchi e imparare a condividere perché questo è il migliore dei modi per affrontare ogni problema della vita. Lo ripete più volte Nada:

Condividere è bellissimo, un mondo senza muri sarebbe bellissimo, forse troppo bello. E la storia ahi-noi ci insegna che forse l’uomo non vuole le cose troppo belle.

Belle no, ma perfette sì. Strana stupida creatura l’uomo…

Da cosa evolve cosa fino a che la nostra si ritrova con più testi e tracce usciti dalla penna. Il tema del dolore viene affrontato e superato, anche con un piccolo ma sempre utile tocco di ironia, perché è questo che corrisponde alla sua visione di drammatico: non ciò che finisce nel peggiore dei modi ma che piuttosto si possa risolvere con quella che Italo Calvino definiva “leggerezza pensosa”.

Piccola nota per i lettori prima di ascoltare il disco: se siete tra quelli che si sono fermati alla Nada di Ma che freddo fa avete una grandissima e variegatissima discografia da recuperare. Se invece l’ultimo lavoro di Nada che vi è passato per le orecchie è stato Occupo poco spazio preparatevi a una visione leggermente più ottimista della vita e della realtà.
Lo ammette sorridendo che sì, il titolo della traccia di chiusura Un angelo caduto dal cielo è solo una piccola autocitazione e nulla più al mitico Amore disperato di Smalto (1983), perché qui si parla della continua ricerca della speranza affinché oltre che cadere si possa finalmente riprendere quota e volare o quanto meno planare con stile al suolo.

Con Gerardo “Gerry” Manzoli

Nada e Gerry Manzoli, compagno nella vita così come nella musica, si accorgono però di non poter realizzare da soli questo album. Serve un produttore e la scelta ricade su John Parish, il quale aveva già assistito la Malanima all’epoca dello stupendo Tutto l’amore che mi manca (2004). Parte così uno scambio epistolare del terzo millennio durato più di un anno, in cui dalla maremma toscana partivano registrazioni per poi giungere a Bristol tramite internet. Il polistrumentista inglese si complimenterà esclamando:

“Sono molto contento, non me lo aspettavo. Sei andata molto avanti”

I passi da gigante si vedono: un disco quasi interamente costituito da arie minimaliste cui la sapiente scelta del collaboratore d’oltremanica ha saputo rendere giustizia. Spesso capita che canzoni particolari, senza facili ritornelli o ritmi come quelle in questione, possano venire troppo manipolate, magari arricchite con armonie e strumentazione fino a che non perdono significato e perfino il proprio autore non le riconosce più.
Parish riesce alla grande nell’intento di accomunare tutte le tracce dando un suono compatto all’intera opera.

Non rimaneva quindi che recarsi in Inghilterra per incidere e dare concretezza a questo lavoro, realizzando così un altro sogno di Nada, ovvero di poter visitare i luoghi dove il Pop e il Rock sono di casa. Scoprirà un mondo di musica improntato interamente sulla libertà, a lei tanto cara, che l’ha portata ad abbracciare la scelta di buttarsi nella musica indipendente, senza dover pensare alle varie strutture e liberandosi di quel passato in cui certe persone continuano ancora a relegarla.

Mentre lo racconta si vede ancora tutta la gioia negli occhi e prima di dare spazio alle domande del pubblico ci tiene ad accennare al fatto che si trovi in mezzo a tanti amici, alcuni seduti fra il pubblico (fra i quali una giovane scrittrice e consiglia a tutti di recuperare il suo libro “Poesie” di Chiara Lev Mazzetti) ed altri che si è portata lei dietro come i Toys Orchestra, giovane band con cui ha fatto due tour; ci tiene a presentarli e vuole ad ogni costo raccontare cosa ci sta dietro al concetto di collaborazione e condivisione: si diventa una famiglia, si sta insieme e si affrontano anche cose normali della giornata. Sul palco tutto diventa magico, rimane qualcosa che non finirà mai. A parlare è l’esperienza avuta con gli Zen Circus, i Criminal Joker e Motta ai loro esordi (con quest’ultimo sarà sul palco dell’Ariston la sera del 8 febbraio e si dice felicissima). La condivisione è fondamentale e in un musicista ci deve esser qualcosa di umanamente bello perché poi sul palco si possa fare la differenza. “Io non sono la cantante e voi il gruppo d’accompagnamento” ripete ad ogni concerto.
A questo punto mi sono permesso di rivolgere a Nada il mio personale tris di domande:

  • Rimanendo sul tema collaborazioni, inizierei con quelle vecchie: per lei hanno scritto grandi nomi del cantautorato italiano come Paolo Conte, Gianmaria Testa ma sopra tutti Piero Ciampi. Quanto di quest’ultimo è presente nella Nada di oggi?

Innanzitutto lasciami dissentire sul termine “vecchie”: quando si parla di arte, perché i nomi che hai citato sono artisti a tutti gli effetti, questa non può mai essere vecchia. La vera arte e sempre attuale perché continua ad essere letta, ascoltata e vista ancora oggi e lo sarà anche in futuro.
Quella con Conte è stata un’esperienza all’acqua di rose (che tra l’altro credo si sposi alla perfezione con lo stile di Paolo) che ha portato solo a qualche canzone e nulla più. Chi davvero è stato importante fu Piero Ciampi, che considero un vero poeta prestato per un periodo alla musica. È lui che mi ha cambiato, anzi creato, aiutandomi a tirar fuori quello che cercavo di esprimere in quel momento. Così legato alla filosofia francese, della decadenza, quando l’ho conosciuto avevo 18 anni e volevo cambiare tutto; ho capito che dovevo scrivere perché vedevo cosa lui riusciva a tirare fuori da ciò che io gli confidavo. Sentivo che c’era qualcosa di bello e volevo farlo, allo stesso modo in cui lui riusciva con ciò che gli dicevo. Ho lavorato per parecchi anni fino a vedere se ne ero capace e quando mi sono detta “Sì” ho dovuto imparare a suonare, così mi sono messa a studiare giusto due accordi perché in fondo lo diceva anche Lou Reed che oltre i 3 accordi è jazz (ridacchia). Ho incominciato con tutte le difficoltà del caso, nessuno si aspettava ciò che stavo per diventare e non mi accolsero certo gioiosi a braccia aperte. Ma ora sono qui, è stato percorso lungo che mi ha portato finalmente a ciò che volevo essere.

Con Piero Ciampi
  • Fra le nuove leve invece con chi le piacerebbe lavorare assieme fra quelli con cui non c’è ancora riuscita?

Oddio, sono troppi, tantissimi. È come ti chiedono quale sia il miglior ristorante e sul momento (anche questo concetto che torna spesso oggi eh) davvero non so che risponderti. Però per la serie di concerti che terrò John Parish tornerà qui in Italia e non ne vedo l’ora!

  • L’ultima domanda riguardava Sanremo, il palco che l’ha consacrata al grande pubblico e su cui ha lanciato i maggiori successi. Volevo sapere che effetto le faceva ritornarci ma ha già risposto. Mi lasci perciò complimentare e dire che considero “Ti troverò” la miglior canzone italiana del decennio 2000-’10.

Guarda su questo mi trovi assolutamente d’accordo!

Giusto così, che una vera artista riconosca dopo tutte le sue fatiche anche i meriti dovuti a un grande talento e un instancabile lavoro, speso alla continua ricerca del proprio miglioramento e superamento.

Nada vi aspetta col nuovo tour dal’8 marzo. Partirà da Arezzo, per poi toccare tanti piccoli club per quel senso di vicinanza che la portano a vedere il concerto come un’esperienza da vivere insieme. E oltre a ciò cosa aspettate a procurarvi È un momento difficile tesoro? Capirete il perché abbia voluto iniziare il paragone con Celentano: abbiamo di fronte un’artista che ha saputo sempre rinnovarsi ed è ancora in grado di lanciare il più semplice dei messaggi senza cadere nel ridicolo e ricorrere pseudo perle di saggezza da due soldi.

Yur Brynner

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