Destra, sinistra, destra, sinistra… Basta!

Dire che la penisola italiana sta attraversando un periodo delicato è un eufemismo, tuttavia la fase storica è veramente singolare. Le elezioni hanno incrementato il caos e diminuito le certezze, nonostante si siano distinte dalle precedenti per la distribuzione di voti.

Tra grandi sconfitti, vecchie conoscenze ed alternative rivelatesi vincenti il dilemma a molti italiani, però, è rimasto: destra o sinistra? Dubbio permasto anche in seguito agli spogli, per altri motivi.

Eppure la domanda è semplice: da chi saremo governati?

L’eterna incertezza suggerisce un richiamo a Giorgio Gaber e ad il suo paradossale aplomb nel descrivere le difficoltà decisionali piuttosto che le prese di posizioni, per trovare anche in ciò che di negativo ci contraddistingue come popolo, della sana leggerezza.

Leggerezza che, tutto sommato, si conferma anche nell’accompagnamento del brano: i suoni insolitamente esotici, i fiati ed il basso che richiamano un soul non troppo impegnato rendono la canzone di facile diffusione, facilitandone anche il trasporto del messaggio che, seppur particolarmente edulcorato, resta di un’attualità disarmante: nel 2018, nel 21° secolo, parlare ancora di destra e sinistra suona veramente tanto anacronistico, e non andrebbe scomodato il buon vecchio Gaber per capirlo.

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