Da Montanelli a Michael Jackson – La retroattività della morale

Da Montanelli a Michael Jackson – La retroattività della morale

14 Marzo 2019 Di Nicolò Guelfi

«Spider-man, eroe o minaccia?»

Così titolavano le prime pagine del Daily Bugle, immaginaria testata giornalistica del mondo Marvel, diretta dallo spietato J. Jonah Jameson, in riferimento alle gesta dell’arrampica muri mascherato di rosso. Oggi però non parliamo di fumetti e, ironia della sorte, qui il direttore del giornale non fa la parte dell’accusa, ma quella dell’imputato.

Il fatto

Lo scorso 8 marzo è stata imbrattata la statua del giornalista Indro Montanelli presente a Milano all’interno dei giardini di Porta Venezia. A rivendicare l’atto è stato il collettivo femminista “Non una di meno”, che quel giorno marciava per la città in difesa dei diritti delle donne.

Le ragioni del gesto, definito “una doverosa azione di riscatto”, possono essere identificate come l’obiezione verso la presa a modello di una figura quale il giornalista toscano, in quanto, come raccontato dallo stesso in varie interviste, egli avrebbe avuto una relazione con una ragazza dodicenne all’epoca della guerra coloniale italiana in Etiopia.

Tralasciando l’analisi del gesto compiuto dal gruppo, se si possa o meno considerare una azione vandalica anziché un gesto di riscatto sociale, mi vorrei soffermare sul concetto tematicamente più rilevante: la retroattività della morale.

Il contesto storico

Indro Montanelli, nato a Fucecchio (FI) il 22 Aprile del 1909, viene ricordato come uno dei nomi principali del giornalismo italiano. Oltre che storico (probabilmente il più venduto e letto in Italia in assoluto) ed autore per cinema e teatro, Montanelli è stato una delle firme più insigni della storia del nostro paese dagli anni del fascismo fino alla morte avvenuta nel 2001. Ha collaborato con le maggiori testate giornalistiche tra cui La Stampa e Il Corriere della Sera, inoltre ha fondato e diretto Il Giornale e La Voce.

Ben prima di tutto questo, nel 1933 Montanelli partecipa come volontario alla Guerra d’Etiopia voluta dal fascismo. Come egli racconta in numerose interviste, senza mistero o apparente vergogna, durante questo periodo, all’età di 24 anni ebbe una relazione di madamato con una ragazza dodicenne del luogo, comprata dal padre assieme a un cavallo e un fucile per la cifra di 500 lire.

Non è necessario spiegare che, per i canoni morali e culturali di oggi, un’azione del genere sia da considerarsi abominevole, si tratta di un fatto lapalissiano. È altresì meno ovvio, a quanto pare, come dovremmo comportarci nei confronti di questo fatto in relazione alla cultura dell’epoca.

Che cos’è la morale?

Si parla della morale come di un fatto semplice, naturale ed assolutamente immutabile nel tempo, peccato che non ci sia niente di più falso. La morale è un fatto culturale e la cultura si modifica nello spazio e nel tempo. Non è pensabile considerare quel contesto e quel luogo particolare (una guerra coloniale in Africa svoltasi più di ottanta anni fa) con gli strumenti concettuali di oggi.

Facciamo però finta che ciò sia possibile, diciamo allora che la morale di oggi può effettivamente andare a giudicare nel merito dei fatti di epoche passate: Saremmo costretti a rivedere grossomodo la maggior parte dei nostri modelli del passato, in quanto colpevoli di atti non conformi al nostro modo di pensare. Citandone qualcuno così in ordine sparso: dovremmo radere al suolo il Vittoriale degli italiani, la dimora del poeta Gabriele D’Annunzio divenuta oggi museo, in virtù dei costumi sessuali spregiudicati del precedente inquilino. Dovremmo dare fuoco ai libri dei filosofi greci, perché questi reputavano la schiavitù un fatto naturale e inevitabile e meglio non citare il loro pensiero sulle donne. Se siete femministe e siete curiose di leggere “Il Principe” di Machiavelli, ve lo sconsiglio vivamente. E potremmo continuare ancora a lungo.

La morale non è un fatto chiaro, definito e scolpito nella pietra e non si può mischiare sempre con campi che non le sono pertinenti. Il motivo per cui ricordiamo determinate persone e le commemoriamo è in virtù dei gesti e delle azioni straordinarie che questi hanno compiuto durante la loro vita, i quali hanno portato progresso per la società e che soprattutto ispirano le generazioni presenti a fare altrettanto.

I problemi della rivalutazione storica

Nel Settecento in Francia si era pensato di fare una selezione particolareggiata degli autori e dei fatti storici da conservare in maniera tale che fossero trasmessi solo quelli cosiddetti “esemplari”. Esperimento chiaramente mai riuscito poiché impossibile omologare tutto il passato a un preciso canone presente.

Il parere di chi scrive è che possiamo continuare a prendere a modello anche coloro che, per una ragione o per un’altra, possono aver compiuto azioni disdicevoli non solo secondo costume del nostro tempo, ma anche del loro. Il motivo è semplice:
se un uomo pecca nella vita personale questo non va ad inficiare il suo talento artistico o professionale.

Il caso Fox contro Michael Jackson

La volontà di applicare retroattivamente il giudizio dell’oggi sui fatti di ieri porta anche ad aberrazioni enormi. Un esempio sempre di attualità: dopo l’uscita del documentario prodotto da HBO: Leaving Neverland la casa di produzione Fox, nella persona del produttore esecutivo James L. Brooks, ha deciso di eliminare dai palinsesti televisivi, streaming online e cofanetti DVD il 1° episodio della III stagione dello show “I Simpson”, nel quale Michael Jackson doppiava (peraltro sotto pseudonimo) uno dei personaggi.

Tralasciando il fatto che l’artista sia già stato dichiarato innocente a seguito di un processo giudiziario nel 2005 per i fatti raccontati nel documentario uscito solo quest’anno, ma anche se si dichiarasse che tutte le accuse sono vere e fondate e le molestie su minori furono realmente perpetrate, voi brucereste la vostra copia di Thriller?

Io personalmente no.

Un saluto, Nicolò Guelfi.

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