C’era una volta il West Ham

Nella parte Est di Londra si respira un’aria totalmente nuova, un’aria che profuma di rivoluzione, una parola sconosciuta da quelle parti. Tuttavia, andiamo per ordine.

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Il West Ham United Football Club, o più semplicemente West Ham, è un club storico inglese fondato nel lontano 1895 da un direttore di un cantiere navale nella parte orientale della capitale britannica. Vincitore di tre F.A. Cup e una coppa di lega, il West Ham è anche noto per aver dato i natali a Bobby Moore. A partire dal 1904 il club inizia a giocare le sue partite casalinghe al Boleyn Ground, o Upton Park, quella che sarà la sua “casa” per oltre 110 anni. Ed è proprio di questo che voglio parlare.

Da questa stagione il West Ham si è trasferito nel più moderno e capiente Olympic Stadium, costruito per i Giochi Olimpici di Londra 2012 e il vecchio Boleyn verrà raso al suolo. Questa scelta getta nello sconforto molti amanti di questo sport e rappresenta un vero colpo al cuore soprattuto per chi, da quelle parti, era abituato a vivere il football per passione. L’atmosfera che ruota attorno al club è totalmente cambiata; guardare una partita nel nuovo stadio assomiglia più ad un concerto data l’importante distanza che separa gli spalti dal terreno di gioco, cosa totalmente estranea al vecchio Boleyn ove i cori dei tifosi vicinissimi al campo davano una spinta in più agli “Hammers”.

E’ difficile accettare, per chi come me è appassionato di questo calcio e di queste realtà, che la squadra storicamente più operaia e popolare della capitale inglese, nonostante abbia una bacheca vuota ma che ha sempre potuto contare sul supporto costante e incondizionato dei propri tifosi, possa essere stata trasformata in un enorme prodotto commerciale. Qualcosa si sta rompendo, la tensione è sempre più alta e chi quella squadra ce l’ha tatuata sul petto vede questo cambiamento più come un tradimento da parte dei dirigenti, colpevoli di aver trasformato il club in un grande e confuso giocattolo in grado di attrarre turisti e curiosi.

Fonte: FootyHeadlines

Fonte: Footy Headlines

Moltissimi tifosi in questi primi mesi hanno scelto di prendere le distanze, la loro idea è chiara: non siamo clienti pronti a spendere qualsiasi cifra, siamo i tifosi del West Ham United e come tali vogliamo essere trattati. Insomma, nell’east end la situazione è molto più complicata di quanto in molti si aspettavano. Manca l’organizzazione, manca la capacità gestionale di eventi sportivi di tale portata e manca soprattutto la passione di chi questa situazione l’ha voluta e gestita più per un proprio tornaconto personale che per il bene del club.

Fonte: rovesciate.com

Fonte: rovesciate.com

A risentirne in primis sembrano essere proprio i giocatori, sino a questo momento incapaci di riprodurre il gioco brillante espresso durante la scorsa stagione. La zona rossa della classifica è molto vicina ma, questa volta, l’ostacolo da superare non è solo la stabilità psicologica della squadra. Si tratta di riunire una tifoseria spaccata a metà e incapace di ricreare quell’atmosfera tanto unica quanto ostile che ad Upton Park garantiva alla squadra 20 punti in più ogni stagione. Dall’inizio di una possibile nuova era di successi a una possibile retrocessione. Qualcuno, da quelle parti, deve aver sbagliato qualcosa.

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