“Auditorium”: U2 – The Joshua Tree

Cari lettori,

Oggi, a seguito dell’annuncio del nuovo tour (e delle discussioni relativamente alla data romana!), voglio parlarvi di un album straordinario, di una band altrettanto straordinaria, che quest’anno compie 30 anni e sarà il protagonista del suddetto tour: “The Joshua Tree” degli U2.

“The Joshua Tree” è il quinto album della band irlandese U2, pubblicato nel marzo 1987. L’album, preceduto da un altro grande successo quale “The Unforgettable Fire”, rappresenta oggi il più grande successo commerciale della band, con oltre 28 milioni di copie vendute, contenendo alcuni dei brani più noti del loro repertorio. La rivista “Rolling Stone” lo ha classificato come “il 3° album più bello degli anni ’80” e “il 27° album più bello di tutti i tempi”.

L’album, concepito dall’idea del cantante Bono di raccontare l’America attraverso le forme e i generi della musica statunitense, gode di una profondità testuale e una potenza vocale uniche nel loro genere: a detta dello stesso frontman, quello di Joshua Tree è il più alto livello d’intensità ed estensione vocale da lui mai raggiunto. Gli arrangiamenti costituiscono un’interessante novità per il sound della band: i brani, composti nel segno del Blues, del Country e del Gospel, giungono a un risultato nuovo che guarda alla tradizione, ossia un rock potente ma pulito e del tutto scevro di distorsioni. Il risultato così qualitativamente alto delle musiche non lo si deve solo al suono iconico della chitarra di The Edge (caratterizzato dall’iconico uso del delay) o al groove preciso e raffinato della coppia basso-batteria Adam Clayton & Larry Mullen Jr., ma anche al tocco di un vero “Re Mida” del mondo della musica: Brian Eno, produttore dell’album e addetto ai sintetizzatori e alle tastiere.

L’album, composto di 11 tracce di cui 5 sono diventate singoli, si apre con la storica (e personalmente mia preferita) “Where the Streets Have No Name”, brano ispirato Bono da un viaggio in Etiopia. Egli racconta di come a Belfast avesse imparato a riconoscere lo status sociale, la ricchezza e il lavoro delle persone semplicemente in base al strada di residenza, e così aveva cominciato ad immaginare (ispirato dai paesaggi dell’Etiopia e da quelli del sud degli Stati Uniti) a un posto dove, appunto, le strade non hanno nome. Segue l’altrettanto famosa “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”, scritta in tandem da The Edge e Bono. Il brano, generalmente indicato come la ricerca di fiducia in Dio, è oggetto di due versioni, la prima famosissima contenuta nell’album e una seconda in versione Gospel, contenuta nel “Rattle and Hum”. Terzo brano è “With or Without You”, probabilmente il brano più celebre della band, che conclude il trittico iniziale dell’album in cui molti hanno voluto revisionare una metafora del rapporto con Dio, la religione e il Paradiso. Il quarto brano “Bullet in The Blues Sky” si distanzia nettamente dai brani precedenti con un sound incalzante ed aggressivo, il cui testo rappresenta un’esplicita denuncia al sistema di sfruttamento operato dalla politica statunitense soprattutto negli stati dell’america latina. E’ stata, in virtù del suo grande potenziale aggressivo, oggetto di cover dal gruppo Metal dei Sepultura. Al quinto posto segue “Running Stand Still”, canzone di denuncia contro l’uso di eroina. Seguono poi “Red Hill Mining Town” e “In God’s Country”, brano ispirato dalla visione del deserto dell’Arizona, realizzato in ottimo stile Country. come settima traccia troviamo “Trip Through Your Wires”, introdotta da un coinvolgente assolo di armonica di Bono. L’album si chiude con “One Tree Hill” (dedicata, come tutto l’album a Greg Carrol, assistente della band morto in un incidente), “Exit” e “Mothers of the Disappeared”.

Risultati immagini per with or without you cover

L’impatto che Joshua Tree ha costituito nella musica degli anni ’80 è enorme e forse non quantificabile, costituendo una sintesi riuscita di novità e tradizione. L’album, assieme al lavoro successivo “Rattle and Hum” costituisce il più grande affondo del band irlandese nella tradizione musica americana, mirata però a criticare proprio quel paese, che in quegli anni sotto il governo del presidente Ronald Reagan, aveva adottato una politica estera imperialista nei confronti di molti stati poveri del mondo, tematica da sempre cara a una band attenta all’attualità come gli U2. Il più grande pregio dell’album è proprio questo: la capacità di unire un contenuto di spessore con una grande qualità musicale, risultato ad oggi sempre più impensabile.

Consiglio vivamente l’ascolto dell’album e, in merito alla possibilità di andare a vedere gli U2 dal vivo (in riferimento alla data del tour a Roma), dico di sì, perché sarà sicuramente un grande show, ma non comprando il biglietto da circuiti secondari a cifre folli, in quanto trovo questa tendenza ingiusta, in primo luogo perché con quei soldi si possono andare a sentire tantissimi altri concerti e supportare artisti di valore ma meno famosi, e secondo perché si alimenta un circolo vizioso che è quello del bagarinaggio.

Detto questo, un saluto a tutti, Nicolò Guelfi

Condividi con #KoinervettiSocial


About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *