“Auditorium”: Punk is not dead!

Cari Lettori,
Salve a tutti! Oggi ho intenzione di parlare, si spera non troppo lungamente, di un album che mi ha accompagnato negli ultimi mesi, pubblicato da una band che molti conoscono, che merita secondo me di essere ascoltato:
“California” dei Blink-182.
Sicuramente ora qualcuno starà pensando che ascoltare i Blink-182, il Punk-Rock e specie tutta quella famiglia nota come “Punk Revival” a 21 anni sia una cosa risibile, ridicola e che chi lo fa probabilmente non sia ancora cresciuto.
Io gli rispondo che non sono un cultore del genere, ma quando ho trovato questo disco, di cui conoscevo solo il singolo “Bored To Death”, uscito qualche mese prima, in un negozio (sì, c’è ancora chi i dischi li va a comprare fisicamente) ho avuto il presentimento che fosse una buona idea comprarlo.
Una volta messo in macchina ne ho avuto la conferma.
42 minuti e spiccioli per 16 tracce di danni e versi esagerati, come se i componenti non avessero già 40 anni ciascuno. Il disco mi ha catapultato prepotentemnte in un’atmosfera che mi sembrava molto distante nel tempo, ovvero la prima adolescenza. “Graffiante”, “potente”, “grintoso”, “spumeggiante” sono solo alcuni degli aggettivi che mi sentirei di usare per un disco che mi ha gasato e insieme stupito.
Intendiamoci: chi conosce un po’ la storia sa che non si prospettava un gran futuro a una band punk fondata nel ’92 e in crisi perenne praticamente dal 2005. Dopo una serie di alterne vicende, tra cui due o tre side-project, alcune apparizioni sporadiche in lavori altrui, un reality andato in onda su MTV noto come “Meet the Barkers” con protagonista lo stesso Travis Barker (batterista della band) e la sua famiglia, un incidente aereo che gli è quasi costato la vita e praticamente una disintossicazione ciascuno, la band nel 2011 si ritrova in studio e pubblica un non sconvolgente album noto come “Neighborhoods”, ad otto anni dal precedente (ed eccezionale!) omonimo “Blink-182”. Dopo questa esperienza passano 4 anni, al termine dei quali, nel 2015, Tom DeLonge, chitarrista, cantante e compositore, assieme a Mark Hoppus, il bassista, dei brani della band, decide di lasciare. La frattura fa pensare subito alla fine per il trio.
Mark e Travis nonostante tutto decidono di non darsi per vinti, contattano Matt Skiba, già chitarrista degli Alkaline Trio, e gli chiedono di unirsi a loro per lavorare a un nuovo album, ottenendo presto conferma. “California”, nel suo piccolo, nasce così, dalle ceneri di una band dissestata e senza ormai più nulla da perdere. Dopo circa un anno e mezzo la band pubblica l’album il 1° Luglio 2016, venendo subito criticato dai fan della prim’ora per l’assenza di Tom, appellandosi al fatto che senza di lui non siano più i “Blink-182”. Questa critica è ulteriormente suffragata dall’esistenza di un side-project della band noto come “+44” formato nel 2005 dagli stessi Mark e Travis.
Personalmente trovo questo tipo di polemiche sterili ed inutili. Non è una novità che avvengano cambi di line up nelle band o che ci siano cambi di strada. L’unico giudizio che posso dare è che “California” sia un album di pregio, un lavoro fresco, sincero, e fatto con dedizione. Devo inoltre aggiungere che c’è stato un enorme salto di qualità sul piano tecnico: Mark Hoppus molto sicuro sia nelle parti vocali che in quelle di basso, Matt Skiba da prova di essere un ottimo musicista e non fa rimpiangere il suo predecessore (anzi!) e Travis, qui, da batterista, mi spericolo nell’avanzare un giudizio tale, non è mai stato a questo di livello. Semplicemente ECCEZIONALE. Per chiunque come me ogni tanto senta il bisogno di tuffarsi in quell’atmosfera melensa, ingenua e immatura tipica dell’adolescenza, o anche solo per chi volesse farsi un adrenalinico giro in autostrada a 130km\h consiglio vivamente questo disco.
Un saluto a tutti. Nicolò Guelfi.

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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