“Auditorium”: MONOGRAFIA – Pino Daniele

Cari lettori,
in occasione del secondo anniversario della sua scomparsa, vorrei ricordare un autore che come pochi ha saputo contribuire all’innovazione in campo musicale in questo paese, con un originale sincretismo di generi tra il Blues, il Funk, il Jazz e la musica partenopea: Pino Daniele.
Giuseppe Daniele, in arte “Pino”, nasce a Napoli nel 1955, in una famiglia dalle umilissime condizioni economiche, in quel contesto, oggi fortunatamente scomparso, dei “bassi” napoletani. Inizia giovanissimo a suonare la chitarra come autodidatta e assieme a lui si forma un’intera generazione di musicisti tutti provenienti dalla zona di Napoli e dintorni: Edoardo Bennato e suo fratello Eugenio (Nuova Compagnia di Canto Popolare), James Senese (Napoli Centrale), Tullio de Piscopo, Tony Esposito, gli Osanna e tanti altri ancora. In questo clima particolarmente florido e stimolante Pino muove i primi passi ed inizia l’attività di turnista e session man, suonando il basso con i già citati Napoli Centrale ed accompagnando in tour Bobby Solo.

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Lo stile di Pino si compone di elementi fortemente contrastanti, quali un ricercato stile armonico della chitarra elettrica, dal suono pulito e morbido, e da un approccio vocale flebile ed esile, dove si mescolano lingua italiana, inglese e napoletana. Nel 1979 esce il suo primo album, l’omonimo “Pino Daniele”, e da lì si avvia un florido ciclo creativo che lo porta a pubblicare un LP all’anno: escono quindi, nell’ordine, “Nero a Metà” nel 1980 e “Vai Mo’” nel 1981, tutti album che sono negli anni diventati pietre miliari, costituiti da brani assunti a inni della tradizione partenopea. In questo primo periodo Pino si accompagna a musicisti amici, come lui provenienti da Napoli, quali i già citati de Piscopo, Senese ed Esposito, raggiungendo un successo sproporzionato. Nel 1980 apre il concerto di Bob Marley a Milano e nell’81 quello di Carlos Santana e Bob Dylan.

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Il successo raggiunto e le forti personalità individuali all’interno della band portano però i rispettivi membri ad intraprendere strade da solisti, così inizierà per Pino il momento delle collaborazioni con grandi artisti internazionali: già in “Bella ‘Mbriana”, del 1982, partecipano alle registrazioni Wayne Shorter e Alphonso Johnson, già membri del famoso gruppo Fusion Weather Report (il secondo parteciperà anche al tour promozionale del disco). Segue una continua produzione di dischi apprezzati da pubblico e critica. Nel 1995 esce l’album “Non Calpestare i Fiori nel Deserto”, condito da grandi collaborazioni con due artisti italiani giovanissimi e semi sconosciuti all’epoca: Jovanotti e Irene Grandi. Il lavoro riscuote il già conclamato favore della critica e sancisce la consacrazione commerciale verso il grande pubblico diventando il disco più venduto dell’anno in Italia e aggiudicandosi anche la Targa Tenco (già terza nella carriera dell’artista).

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Famosissima diventerà anche la sua grande amicizia con l’attore Massimo Troisi, per il quale scriverà anche delle colonne sonore (tra cui la celebre “Quando” per il film “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”) e con cui condividerà sia l’umorismo scanzonato che la congenita fragilità cardiaca, che sarà la causa della prematura scomparsa di entrambi.
Negli anni successivi Daniele coltiva l’amicizia con artisti stranieri che lo avevano ispirato da giovane, tra cui il chitarrista Eric Clapton o il pianista Chick Corea. Nel 2010 arriva anche a suonare al Festival di Crossroads, uno dei più grandi palcoscenici del Blues mondiale, organizzato a scopo benefico dall’amico Eric. Successivamente porta quest’ultimo a suonare insieme a lui a Cava de’ Tirreni (SA).

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Dopo oltre 30 anni di carriera e 23 album in studio Pino Daniele si è spento improvvisamente a causa di un infarto la sera del 4 di Gennaio 2015. Enormi sono state le dimostrazioni di affetto e cordoglio da parte di tutti gli amici, collaboratori e soprattutto concittadini, i quali lo definiscono tutt’oggi come “La Voce di Napoli”.
Alla luce di quanto detto vorrei raccontare un aneddoto: io ho scoperto Pino Daniele in maniera totalmente casuale, quando un giorno in macchina sentii alla radio per la prima volta “Tutta n’ata storia”, brano estratto dall’album “Bella ‘Mbriana”. Lo stupore per questo sound così raffinato, ricco di groove e così finemente arrangiato crebbe ulteriormente scoprendo che il cantante non era straniero, ma napoletano. Scoprire che un dialetto italiano poteva calzare così finemente con la metrica del blues americano fu una cosa per me quasi inspiegabile. Da allora mi sono divertito ad ascoltarlo poco a poco, scoprendo ogni volta nei suoi lavori musicisti di un bravura immensa per risultati qualitativamente non inferiori ai più grandi album del Rock anglo-americano. Il dispiacere provato alla sua scomparsa è il dispiacere che si prova con la consapevolezza che senza quella persona la musica è effettivamente più povera.
Consiglio, per scoprire ed apprezzare al meglio il valore e la qualità di quel grande artista che è stato Pino Daniele, tre album:

“Nero a Metà”, 1980
“Bella ‘Mbriana”, 1982
“Non Calpestare i Fiori nel Deserto”, 1995

Un saluto a tutti,
Nicolò Guelfi

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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