“Auditorium”: MONOGRAFIA – Elio e le Storie Tese, Atto I

Cari lettori,
Per il secondo appuntamento della sezione dedicata alla presentazione e descrizione dei grandi artisti, in occasione dell’annuncio del primo tour europeo nella loro storia, ho, anzi, ABBIAMO deciso di parlare di quella che non esitiamo a definire la più grande Rock band in Italia. Infatti questo articolo viene scritto assieme alla sapiente e puntuale maestria di Andrea Pecorari!
Con oltre 30 anni di attività, 10 album in studio, 12 dischi live, innumerevoli e pregiatissime raccolte, migliaia di concerti e tantissime apparizioni televisive, si sono imposti all’attenzione del pubblico più e meno dotto, con una simpatia, un carisma ed una irriverenza che sono nel tempo diventati un modello per chiunque voglia approcciarsi alla musica nel nostro paese.
È con estremo piacere che oggi vi parliamo degli Elio e le Storie Tese!

La band nasce ufficialmente nel 1980 a Milano come un trio Rock fondato dalla geniale mente di Stefano Belisari (in arte Elio), il quale sarà l’unico membro a rimanere presente in ogni futura incarnazione della band, la quale s’imporrà all’attenzione del panorama musicale dell’area milanese prima, e poi di tutto il nord Italia. Dimostrando carisma, virtuosismo e simpatia unici nel loro genere, arrivano a formarsi un nome e una certa popolarità, anche grazie alla circolazione di bootleg registrati durante i loro concerti (di cui uno allo Zelig di Milano), i quali contenevano già brani di enorme caratura quali “Cassonetto Differenziato per il Frutto del Peccato” e “John Holmes“.

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I primi 10 anni di attività della band sono estremamente complicati da descrivere in maniera omogenea. Nell’era pre-internet, fatta di piccoli palchi e festival, sporadiche apparizioni in programmi musicali dalla breve vita in TV locali, e le scarse registrazioni ufficiali, si presenta difficile una chiara ricostruzione. Possiamo però fissare degli elementi chiave: “Elio” prende il proprio nome dal primo brano scritto dallo stesso, mentre invece l’espressione “Storie Tese” viene mutuata da una frase pronunciata da Roberto “Freak” Antoni, leader degli Skiantos, tratta dal brano “Eptadone”, contenuto nell’album “MONO tono”. Sergio Conforti (divenuto poi “Rocco Tanica“) entra nella band nel 1982 sotto consiglio del fratello Marco, compagno di classe di Elio ai tempi del liceo. Davide Luca Civaschi (in arte “Cesareo“), tra i più grandi giovani chitarristi dell’area milanese, entrerà quasi per caso nel 1983, dopo una comparsata in un live. Nicola Fasani (che Nicolò ha già menzionato nel suo articolo sul Trio Bobo, divenuto universalmente noto come “Faso“) entrerà nel 1986. Nel 1988 avviene il fortunato incontro con il polistrumentista Paolo Panigada, sassofonista, percussionista, chitarrista e corista (per gli amici “Feiez“), ed infine nel ’90 la formazione si completa con l’arrivo del batterista Christian Meyer (noto spesso nei primi tempi come “l’Extracomunitario” per via della sua cittadinanza svizzera).

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Dopo la fama dovuta al passaparola e soprattutto al passaggio di registrazioni abusive su cassetta di alcuni loro live, alcune piccole apparizioni in programmi TV quali “Lupo Solitario” e “L’Araba Fenice” e tre sporadiche registrazioni studio ufficiali, nel 1988 la cassetta (come sempre abusiva) di un loro concerto a Bologna arriva all’orecchio del produttore Claudio Dentes, poi ribattezzato Otar Bolivecic, che deciderà di produrre il loro primo album: “Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu“, un invito in lingua singalese ad emettere gas e fluidi dell’amore in compagnia di Elio.

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È il successo.
Il disco, composto di brani resi famosi nelle passate esibizioni live e dai già citati bootleg, riceve grande apprezzamento da parte del pubblico, che potrà, grazie alla maggiore qualità audio, anche apprezzarne i virtuosismi tecnici, e che verrà inserito anni dopo al 15° posto nella classifica dei migliori album Rock italiani di sempre secondo la rivista Rolling Stone Italia; particolare attenzione va data a brani come “Silos“, dove all’epoca si anticipava il dibattito sul cibo del futuro proponendo una delle soluzioni più avanguardistiche di sempre: l’accumulo dei prodotti corporali umani come riserva alimentare per una futura carestiaAltro che i vermi dell’EXPO!

Al grande successo del primo album segue la prima tournèe a livello nazionale di quello che diventerà noto negli anni come “il Complessino“. Durante questa partecipano per la prima volta al Concerto del 1° Maggio 1991 a Roma in piazza San Giovanni. Lo show sarà ricordato come uno dei più iconici degli Elio e Le Storie Tese, i quali decisero di suonare una versione con testo alternativo del brano “Ti Amo“, nel quale facevano espresso riferimento ai membri della classe politica del tempo (quali Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Giuseppe Ciarrapico) e ad alcuni dei fatti di cronaca che di lì a pochi mesi avrebbero costituito lo scandalo poi noto come “Tangentopoli”. La performance, trasmessa in diretta su Rai2, fu censurata repentinamente dallo staff, spostando l’inquadratura dal palco al giornalista Vincenzo Mollica intanto ad intervistare l’artista Ricky Gianco. Elio e le Storie Tese raccontano quest’esperienza in una intervista a “Le Invasioni Barbariche“. Questo fatto, tanto grave da poterne segnare la fine, costituirà invece la rinascita ed il riscatto del Complessino. Dalle sue ceneri esce nel 1992 il secondo album in studio che li consacra tra i grandi artisti del panorama nazionale: Italyan, Rum Casusu Çikti. 

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In particolare a trattare i fatti del 1° Maggio ’91 sarà la canzone nota come Pipppero®. Nella canzone, gli Elio e le Storie Tese, braccati dal governo, fuggono in Bulgaria dove vengono trattenuti come ostaggi musicali, pianificando il loro rimpatrio attraverso una trattativa per la consegna della canzone Ramaya presso l’immaginario confine italo-bulgaro (da menzionare anche la partecipazione dell’amico Claudio Bisio).


Oltre a Pipppero®, tanti sono i brani strabilianti del secondo lavoro in studio della band, così come gli straordinari personaggi di fantasia: Supergiovane, Il Vitello dai Piedi di Balsa e gli Uomini col Borsello sono solo alcuni tra i protagonisti di un disco che a furor di popolo ha reso note le incredibili doti tecniche degli Elii, i quali condensano in poco più di un’ora la loro immensa conoscenza musicale sfornando brani di pregevole fattura come Servi della Gleba, l’inno dei collezionisti seriali dei fantomatici “2 di picche” (termine che,  a quanto pare, hanno coniato proprio loro), ormai noti come Friendzone. L’album può essere considerato senza dubbio come il punto più alto nella carriera discografica del gruppo, che da qui in avanti opterà per scelte artistiche più alla portata di tutti, ma mai banali e sempre di un certo livello.

Prima di proseguire il loro percorso, Le Storie Tese decidono di “legalizzare” un’altra ampia selezione di brani tratti dal loro repertorio dei primordi, il tutto raccolto in un disco dal nome “Esco dal mio corpo ed ho molta paura” (molto meno alieno del solito, non trovate?)

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Non è il caso di dilungarsi molto (anche se vorremmo!), basterà un breve estratto di “Faro” a rendere l’idea del disco:

Eleganti e composti, come sempre. Grazie mille.

La discografia della band si arricchisce solo 3 anni dopo. No, non nel senso che ci sono voluti soltanto 3 anni per un nuovo disco, bensì nel senso che ci hanno fatto aspettare ben 3 lunghi anni prima di tornare sulla scena a mo’ di Gesù Cristo nel Tempio. Bando alle ciance: è il 1996, e gli Elii partecipano al Festival di Sanremo con la memorabile “La Terra dei Cachi” (boicottata selvaggiamente dal malvagio Pippo Baudo).
La Performance sanremese del Complessino è quantomai discussa, in quanto estremamente atipica per la manifestazione, peraltro lungamente derisa dal gruppo negli anni passati, presenti e futuri. Un fatto su tutti risulta memorabile: durante la serata finale della kermesse viene chiesto agli artisti di interpretare una parte del proprio brano in gara della durata di un minuto.
Gli Elii non scelgono una parte. Accelerano tutto brano suonandolo in soli 60 secondi.
Pur non vincendo la manifestazione, la band entra nelle case e nei cuori di tutti gl’italiani alla TV, e su questa scia la band annuncia l’uscita del terzo album: “Eat The Phikis

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Disco nuovo, suoni “nuovi”:  gli Elii propongono un virtuoso mix di generi in parte inesplorati dalle produzioni precedenti; si distinguono, su tutti, un piacevolissimo R’n’B adolescenziale (“T.V.U.M.D.B.“), l’energica Rock ballad anch’essa incentrata sul mondo dei giovani (“Tapparella“), ed una salsa eseguita in maniera talmente maniacale da sembrare eseguita da un’autentica band latinoamericana (“El Pube“, un nome una garanzia), tant’è che ne esiste anche una versione in spagnolo. Menzione speciale per “Mio cuggino“, un Funky molto coinvolgente che narra le avventure del parente tuttofare che tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo vantati di avere. Che poi mio cuggino parla veramente coi rutti…

L’anno seguente esce un greatest hits: “Del Meglio Del Nostro Meglio Vol.1“, una raccolta dei migliori brani tratti dai primi 3 dischi, alcuni riproposti in nuove versioni, oltre a due inediti di cui sentivamo decisamente il bisogno (“L’Eterna Lotta tra il Bene e il Male” e “L’Astronauta Pasticcione“).
Se, arrivati a questo punto, avete finito la voce come noi cantando il repertorio, allora siamo sulla buona strada!

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Nel 1997, gli Elii debuttano nel mondo del cinema. Certo, un cinema un po’ “particolare”: Elio entra in contatto con l’attore, regista e produttore pornografico Rocco Siffredi, con il quale danno vita al film a luci rosse “Rocco e le Storie Tese“, pellicola di scarso successo commerciale, con una creazione travagliata ma divenuta in seguito un vero e proprio cult. Da segnalare l’assenza di Feiez, uomo tutto d’un pezzo che ha rifiutato di apparire, e l’utilizzo dell’altro Rocco (Tanica ndr) come cameraman in alcune scene della pellicola.

Rocco, Faso e... Rocco di nuovo

Rocco, Faso e… Rocco di nuovo

Nel 1998 Il Complessino parte per un mini-tour negli Stati Uniti pubblicando l’album promozionale in Inglese “E.L.I.O. – The Artists Formerly Known As Elio e le Storie Tese”: E.L.I.O (acronimo di “Enema Lovers Italian Orchestra“) che raccoglie alcune celebri canzoni, per gran parte tradotte (anche in spagnolo) per soddisfare il folto pubblico internazionale che, in effetti, era il destinatario della compilation.

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Nel mercato italiano, invece, esce “Peerla” (leggetelo come volete, andrà comunque bene): un album di inediti e rarità derivate principalmente dalle trasmissioni TV come “Mai Dire…“, in cui il Complessino ricopriva il ruolo di resident band… O per meglio dire, resident complessino. Insomma, tipo l’orchestra della Rai a Sanremo, ma senza Peppe Vessicchio.

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Nello stesso anno suonano due brani live in prima serata al programma “Taratatà” in onda su Rai1 assieme al chitarrista Carlos Santana. E’ il delirio:

Al vertice del loro successo e della loro popolarità, accade però la tragedia che segna la battuta d’arresto e la fine del primo ciclo della band. Durante un concerto con la Biba Band (side-project fondato da alcuni membri degli EelST) Feiez muore a causa di un’emorragia cerebrale.
In merito a questo drammatico evento i suoi compagni, per la prima volta completamente seri, diranno: “è morto suonando, per un musicista non esiste morte migliore”.

L’avventura della band più irriverente del Bel paese viene così interrotta e si troveranno a dover sospendere tutte le proprie attività.
Parleremo del resto della loro storia nel prossimo appuntamento!

Un saluto a tutti, Nicolò e Andrea.

–FINE PRIMA PARTE–

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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