“Auditorium”: Mega Nova, il nuovo incontro tra Jazz e Rock.

Cari lettori,
All’insegna del monito fatto di proporre sempre buona musica, tentare d’informare, interessare e, perché no, divertire quanti più possibile di voi, oggi vorrei parlarvi di un progetto musicale di enorme valore, neonato, ma con un grande passato e una grande fiducia nel futuro: i Mega Nova.

“Mega Nova” è il nome scelto per la formazione di “Galacticos” musicali composta, udite udite, nientemeno che da Herbie Hancock, tastiere e sintetizzatori (76 anni), Wayne Shorter, Sassofono (83 anni), Marcus Miller, basso (57 anni), Cindy Blackman, batteria (57 anni) e, dulcis in fundo: Carlos Santana, chitarra (69 anni). Il nome stesso è un tributo al primo disco solista di Shorter, “Super Nova” del 1969.
La formazione, che ha esordito lo scorso 24 agosto all’Hollywood Bowl, non è solo eccezionale per il livello tecnico e per l’illustre passato dei singoli componenti, ma anche per lo straordinario messaggio e spirito che vuole comunicare.
Santana afferma in un’intervista rilasciata a Rolling Stone USA di come tutto sia cominciato dopo aver proposto di formare una band a Hancock e Shorter, indiscussi maestri del Jazz e della Fusion e “grandi savi” del mondo della musica, avendola rivoluzionata radicalmente negli anni ’60 e ’70, il primo con i suoi lavori da solista e il secondo grazie all’immenso gruppo fondato assieme a Joe Zawinul dei Weather Report, e, solo dopo il loro assenso, di come lo stesso chitarrista abbia fatto circolare i primi rumours sul progetto.

Per concludere la formazione è stata scelta una sezione ritmica di tutto rispetto: Marcus Miller, stimatissimo session man, e Cindy Blackman, già batterista di Lenny Kravitz e moglie dello stesso Santana. In realtà tutti gli artisti avevano già collaborato in precedenza in varie occasioni, ma mai si era pensato che potesse nascere una vera e propria band stabile con artisti di così alto livello presi singolarmente. Subito molti hanno pensato, non senza ragioni, che si trattasse di un fuoco di paglia, come tutti i supergruppi. Un concerto, forse un breve tour, un disco e… ciao. Qualcuno ha inoltre sottolineato un’ulteriore coincidenza: il gruppo ha debuttato ad esattamente 60 anni di distanza dal primo supergruppo della storia: Il Million Dollar Quartet, formato da Jerry lee Lewis, Johnny Cash, Carl Perkins ed Elvis Presley.
Carlos Santana, frontman del progetto, smentisce in quest’intervista questo assunto con frasi entusiaste come: “Mi sento molto eccitato, perché con questi musicisti tutto e qualsiasi cosa può essere trasmesso”, oppure, dando anche un chiaro intento politico: “Voglio viaggiare con questa band ed essere ambasciatore di pace: è ciò che faceva Louis Armstrong, ed è quello che hanno fatto Bob Marley o John Lennon. Wayne, Herbie, io, Cindy e Marcus siamo l’opposto di Donald Trump: non vediamo muri, abbiamo visto crollare quello di Berlino. Siamo stati a Hiroshima e Nagasaki e sappiamo di che cosa si tratta. Suoniamo per portare, una volta per tutte, l’inclusione e la famiglia. Questa è la band”.
Insomma, parole così fiduciose da un musicista come Santana, con oltre quaranta anni di carriera e tantissime collaborazioni alle spalle fanno molto ben sperare per la riuscita del progetto, che oltre a insegnarci come insieme si possano abbattere dei muri (sia quelli musicali tra generi, sia quelli umani che dividono le persone e i popoli), ci aiuta a ridimensionare quel concetto fin troppo abusato dell’età. “Sei troppo giovane per…” o “Sei troppo vecchio per…” sono frasi di circostanza che cadono di fronte a un complesso in cui l’età media è 68 anni e i cui membri sono attivi sulla scena musicale da quando ne avevano 20. Si potrebbe pensare che l’età media sia un fatto pregiudicante, ma dai frammenti pubblicati del concerto di debutto si può constatare l’esatto contrario aggiungendo inoltre quanto queste persone, pur avendo raggiunto i livelli più alti della musica, si divertano ancora visibilmente nello stare insieme sul palco, dove propongono alcuni dei brani più famosi dei singoli componenti, ormai divenuti standard, e grandi improvvisazioni.
Colgo l’occasione per consigliare, qualora non ne aveste già fatto la conoscenza, 3 album fondamentali per comprende e apprezzare il progetto:
“Head Hunters” – Herbie Hancock, 1973.


“Heavy Weather” – Weather Report (con Wayne Shorter), 1977.


“Abraxas” – Santana 1970.


Spero vivamente che il progetto Mega Nova possa proseguire nel tempo e che vadano a toccare anche l’Italia, nel frattempo consiglio l’ascolto dei lavori di tutti i componenti e l’approfondimento su tutto quel mondo che va sotto il nome di “Fusion”, ovvero quel genere che per tutti gli anni ’70 ha unito due mondi così culturalmente distanti quali il Jazz e il Rock e ci ha regalato artisti come la Mahavishnu Orchestra, i Return To Forever, i già citati Weather Report e tanti altri ancora.
Un saluto a tutti, Nicolò Guelfi.

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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