“Auditorium”: Mea Jam, perseverare è umano!

Cari Lettori,
Oggi, in contrapposizione con quanto fatto in precedenza, voglio parlarvi, come era mia intenzione fin dal principio, di piccole realtà, artisti emergenti e nomi poco noti che meritano invece la vostra attenzione. Vorrei cominciare questo mio proposito parlandovi di una realtà locale che mi sta molto a cuore: L’associazione MEAREVOLUTIO(NAE).
Per comprendere meglio il contesto è bene fare un passo indietro e contestualizzare: “MEAREVOLUTIO(NAE)”  è una associazione culturale, fondata nel 2003, volta all’organizzazione di eventi d’intrattenimento e culturali, avente sede nel comune di Anghiari (AR), più precisamente nella frazione Motina, sita in aperta campagna. La sede, una ex scuola, è stata trasformata in un attrezzatissimo studio di registrazione e sala prove, noto come “MR Studio Recording“, dove i musicisti della zona già da diversi anni si fermano a provare e a registrare la propria musica.

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Composta da ragazzi giovani, l’associazione offre ai suoi iscritti (al modico prezzo di 5€ per una tessera di validità annua) un’ampia scelta di eventi di carattere culturale, tra cui cineforum, mostre, feste e concerti, sempre volti a valorizzare il panorama locale e gli artisti emergenti da tutta Italia e anche fuori. Memorabile il concerto degli Hot Head Show, trio Prog guidato da Jordan Copeland (figlio del più noto Stewart, batterista dei Police) e già apripista nei tour dei Primus, il 6 aprile 2014.
Oltre a una serie di eventi di successo svolti in tutta la Valtiberina (tra cui la fortunata serie dei “Live@Home”, concerti intimi svolti in case private dal sapore molto underground), l’idea che ha costituito uno degli appuntamenti più attesi dell’ultimo anno, registrando una notevole affluenza, sono le serate di jam session, note sotto il nome di “Mea Jam Mood”, svolte nella sede storica dell’associazione: il già citato “MR Studio Recording” in via Motina 84.

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Iniziate nell’agosto 2015, le jam erano un progetto sperimentale, una scommessa fatta dai membri del direttivo dell’associazione (Andrea, Cesare, Armida, Iacopo e Davide) per creare uno spazio in cui i musicisti dell’alta valle del Tevere potessero riunirsi per suonare in un ambiente consono, ben allestito, piacevole e conviviale, mettendo loro a disposizione una sala prove con batteria, amplificatori, tastiere e un bar ben fornito (che, si sa, non guasta mai!).
La serata, cui ho partecipato, fu un successo immediato, portando l’evento a proseguire e a ripetersi con frequenza mensile, ma facciamo un ulteriore passo indietro: cos’è una “jam session”?
Il termine “jam session” è un’espressione inglese mutuata dagli ambienti Jazz americani degli anni ’20, dove è nata ed è stata diffusa, ma la sua origine non è chiarissima: si pensa possa derivare dal termine “jamu”, parola Yoruba (lingua dell’Africa occidentale) che significa “insieme in concerto”.

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Il concetto di “jam” ha costituito una svolta enorme per la musica moderna poiché ne ha invertito le fasi. Nel mondo classico la musica viene prima composta, orchestrata e solo dopo eseguita, mentre nelle jam, o improvvisazioni, l’ordine viene ribaltato: i musicisti, dopo essersi messi d’accordo sulla tonalità, aver accordato gli strumenti e aver deciso il tempo, suonano. Suonano senza una precisa idea iniziale di cosa si andrà a creare poi e alla fine, dopo tentativi ed correzioni, ne può uscire un brano. L’interesse per questo genere di eventi trova un precedente storico in una vasta bibliografia sul Jazz (tra cui consiglio il libro “Nuova storia del jazz” di Alyn Shipton) che racconta delle famose sessioni di improvvisazione che hanno portato alla nascita del Bebop, cui presero parte negli anni ‘30 e ‘40 musicisti come Dizzy Gallespie, “Papa” Jo Jones, Thelonious Monk, Max Roach e Charlie “The Bird” Parker. Di seguito questo fenomeno si è diffuso negli ambienti della musica Rock, portato in auge da musicisti come Jimi Hendrix, Eric Clapton e, più recentemente, da gruppi come i Red Hot chili Peppers e la Dave Matthews Band (solo per citarne alcuni).

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Ho iniziato a partecipare a questo generi di eventi in un momento un po’ grigio della mia vita di musicista e ascoltatore e devo dire di aver imparato tanto, sia sul piano del “fare” musica ma anche sul piano dell’ascolto, poiché si favorisce l’incontro tra gli appassionati e ci si può consigliare artisti, video, album, libri. Una volta mi è stato anche regalato un disco bellissimo: “Il Volo dell’Aquila” di Francesco Cecconi (che però credo meriti uno spazio a sé per parlarne).
C’è da dire inoltre che le jam sono un evento estremamente democratico, nessun tipo di musica viene ostracizzato, c’è spazio per tutti, dalle improvvisazioni Blues fino ai freestyle Hip-Hop, in una sorta di mutua par condicio in cui nessuno prevalica gli altri.

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Insomma, in questo spirito sono le serate di “Mea Jam Mood”, di cui venerdì 28 ottobre, avrà luogo il primo appuntamento della seconda edizione (per l’occasione a tema “Halloween”), sempre nella storica sede dell’associazione, per l’occasione ristrutturata in toto dai volenterosi ragazzi della MEAREVOLUTIO(NAE).Consiglio a tutti, musicisti e non, di prendervi parte, e ricordate: “Perseverare è umano!”.
Un saluto a tutti, Nicolò Guelfi.

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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