“Auditorium”: The King Crimson, a night at the opera with the 21st century schizoid men

Cari lettori,
Oggi, reduce da una serata di musica a dir poco memorabile, vi racconterò di quella che non esito a definire la più grande band progressive oggi in attività: i King Crimson.


Arrivato a Firenze per il secondo ed ultimo appuntamento della band nell’elegante location del Teatro Verdi, ho avuto modo di assistere ad uno spettacolo stupefacente di uno dei progetti musicali insieme più longevi ed innovativi della storia della musica. Uno show che non è stato solo un momento per ascoltare musica, ma un’esperienza sonora ed emotiva d’incredibile rarità.

Oggi, dove la musica è sempre più asservita a quel concetto che è la vendibilità e la cui bussola punta sempre verso il piacere del pubblico, questi 7 signori hanno fatto la cosa più semplice ed insieme più complicata possibile per rispondere a questa sempre più diffusa tendenza: ribaltarne la dialettica. Fare non per piacere, ma piacere perché il lavoro è stato ben fatto. Cosa tanto nobile quanto rara, anche perché rara è la nobiltà (e loro si presentano come gentleman, quindi in questo caso più che un vezzo, è una necessità!).
Per meglio apprezzare, è doveroso un breve quanto necessario riepilogo riguardo chi siano i KC e perché siano così fondamentali:
I King Crimson nascono nel 1969 a Londra, in un clima di rottura con tutta la musica precedente pronti ad inserirsi in quella grande e straordinaria famiglia di gruppi e artisti che sarà nota in seguito sotto il nome di “Progressive Rock”. S’impongono all’attenzione del pubblico con un album d’esordio ancora oggi molto noto ed apprezzato: “In the Court of the Crimson King”.

lineup
La storia della band sarà da questo momento e per sempre condizionata dall’evoluzione, voluta o forzata, portandola, tra le mille trasformazioni, a quella che oggi è conosciuta come l’VIII°, non formazione (quelle non sono enumerabili), ma fase della propria vita. L’unico punto saldo di questo progetto resterà sempre il chitarrista Robert Fripp, genio visionario con la mente in alto a contemplare le somme idee e i piedi ben piantati al suolo nel mondo del business e dell’organizzazione. Fripp, vero padre del progetto ed unico membro sempre presente in ogni line up, arriverà a dire in proposito: “I King Crimson non sono una band, sono uno stile di vita”.

la band, dopo aver annoverato tra i suoi componenti musicisti del calibro di Greg Lake, Bill Bruford, Adrian Belew e tanti altri, è giunta oggi a quella che è l’attuale formazione, che vede al suo interno Tony Levin (basso e chapman stick), Mel Collins (sax e flauto), Jakko Jakszyk (voce e chitarra elettrica), Pat Mastelotto (batteria e percussioni), Gavin Harrison (batteria e percussioni), Jeremy Stacey (batteria e mellotron), sostituitosi al precedente Bill Rieflin momentaneamente in pausa, e ovviamente l’immancabile Robert Fripp alla chitarra elettrica.


Finita la breve lezione di storia, torniamo al 9 Novembre sera a Firenze:
Una volta preso posto in galleria, un messaggio audio ci avverte che è severamente vietato fare fotografie, registrazioni audio e video. Un’orda di guardie di nero vestite sottolinea il concetto. All’amara scoperta (non tanto nuova in realtà conoscendo i costumi un po’ misantropi di Fripp!) si accompagna però a una dolce consolazione: “Cercate di vivere quest’esperienza a pieno con i vostri occhi e le vostre orecchie. Alla fine dello show Tony Levin vorrebbe scattarvi una fotografia, in quel momento potrete fargliene una anche voi!”.

teatroverdi
Lo show, durato quasi 3 ore, non ha assolutamente deluso, anzi, non ha mai smesso di stupire per un solo momento. Già la stessa disposizione sul palco con le tre batterie in prima linea e tutti gli altri musicisti disposti nelle retrovie su un piano rialzato dava un senso di curiosa novità e metteva in risalto il grande impatto sonoro. Sono stati riproposti molti dei grandi classici della prima era d’oro dei KC, quella compresa tra il ’69 e il ’74 (cosa non usuale nei passati tour della band), quali “In the Court of Crimson King”, “Epitaph”, “Starless”, “Easy Money”, ma anche pezzi più recenti come “Indiscipline”, tratto d’album “Discipline” del 1981.

soundcheck2

Dopo la pausa di metà concerto lo stupore era già palpabile, ma il bello doveva ancora venire: dopo un secondo set, se possibile ancora più carico e strabiliante del primo, pieno di viaggi mistici, accelerate turbo, assoli di batteria e di chitarra e classici come mai si erano sentiti prima, dopo il saluto finale, sotto uno scroscio di applausi durato quasi dieci minuti, i 7 tornano sul palco è regalano al pubblico un bis indimenticabile: “Heroes” di David Bowie (in cui Fripp suona la chitarra anche nella versione originale), il loro pezzo più iconico “21st Century Schizoid Man” (con uno sfavillante assolo di batteria di Gavin Harrison!), e infine le tanto agognate foto.

soundcheck1

Lo spettacolo che i King Crimson hanno portato ieri sera a Firenze, al di là di quelli che sono i gusti personali, è stato importante per dimostrare una cosa: il Rock non è morto, ed è buffo che questa certezza ce la diano questi 7 signori così poco Rock nello stile. Non è morto perché, finché sarà possibile riempire i teatri di gente (fra cui molti giovani) desiderosa di ascoltare, portare loro uno spettacolo che non sia solo un concerto ma una vera e propria esperienza da ricordare e da cui trarre ispirazione, in cui i musicisti, pur essendo tutti coinvolti in mille altri lavori paralleli, trovino modo di rendere questa esperienza indimenticabile, e far suonare nuovi brani di oltre 40 anni fa, ci sarà speranza.
Non è facile farsi una cultura su internet del gruppo, poiché per ragioni sia di diritti che d’immagine, pochissimi sono i video e il materiale audio pubblicato legalmente, a parte due video che riescono a riassumere molto bene il concetto: uno di una performance di “Starless” e uno di “Easy Money” (che trovate qualche riga sopra), tratti sempre dal “The Elements of King Crimson tour”.


In definitiva ringrazio questi signori per avermi ridato ancora una volta fiducia nella musica, ringrazio Tony Levin e Gavin Harrison per essere dei così grandi amanti del nostro paese (entrambi hanno lavorato con artisti italiani), e ringrazio Robert Fripp per aver pagato un tributo ad un altro grandissimo artista come David Bowie spingendosi addirittura a fare una “cover” durante i suoi concerti.
Oltre ai due video consiglio, per chi volesse farsi una maggiore cultura sul gruppo, 3 album che sono imprescindibili:
– “In the Court of Crimson King”, 1969
– “Red”, 1974
– “Discipline”, 1981

Infine, vi invito a visitare il blog personale di Tony Levin, da cui sono tratte alcune delle foto che corredano l’articolo, nel quale il bassista annota minuziosamente ormai da 20 anni le sue avventure nel mondo della musica, con la passione e il grande stile che da sempre lo contraddistinguono.

Un saluto a tutti, Nicolò Guelfi.

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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