Auditorium: Impressioni di Dicembre (PFM – “Emotional Tatoos”/Live in Padova)

Cari lettori,

Per il ritorno della rubrica oggi andremo a parlare di un pezzo di storia ancora presente della musica italiana. Se dovessimo dare un nome (o al massimo tre) alla storia del Rock italiano, sarebbe quasi impossibile non citare la PFM (Premiata Forneria Marconi), storico complesso milanese che da quasi 50 anni affascina e ispira fan e appassionati in tutto il mondo e che negli anni ‘70 arrivò al successo diventando uno dei punti di riferimento del movimento del “Progressive Rock”.

Il 27 ottobre è stato pubblicato il loro ultimo lavoro “Emotional Tatoos”, un album che è in sé stesso una sfida ed esprime la volontà del complesso di rinnovarsi e rimettersi sempre in gioco. Il disco, primo di una nuova formazione orfana dello storico chitarrista Franco Mussida (il quale ha lasciato la band nel 2015), di cui Franz di Cioccio si è definito “molto fiero”, ha inoltre la particolarità di essere stato pubblicato in due versioni, una in Inglese l’altra in Italiano. Gli anni ‘70 non sono mai finiti!

(Fonte: musicattitude.it)

Dello storico complesso formatosi nel ‘71 è rimasto ben poco, ma la PFM non è solo una band, è un vero e proprio simbolo, un’attitudine: Franz di Cioccio e Patrick Djivas, ultimi membri storici del complesso, la definiscono “un tempio di cui loro sono i custodi”. Il complesso inoltre detiene un record: è diventato famoso come il gruppo italiano che ha ottenuto i maggior successo e riconoscimento al di fuori dai confini nazionali, suonando e incidendo dischi in Inghilterra, Giappone, Stati Uniti ed entrando anche nella classifica Billboard, il tutto reso possibile da una fortunata coincidenza di eventi quali un ensamble di musicisti estremamente talentuosi e un mercato discografico pronto ad accoglierli a braccia aperte. La formazione storica che i più ricordano è sicuramente quella composta da Mauro Pagani al violino e al flauto, Franco Mussida alla chitarra, Flavio Premoli alle tastiere, Patrick Djivas al basso (subentrato a Giorgio Piazza nel ‘74) e Franz Di Cioccio alla batteria. L’ensamble si è molto modificato negli anni, attraversando molteplici fasi e formazioni, per arrivare oggi a quella attuale composta da Di Cioccio alla voce, batteria e percussioni, supportato dietro le pelli dall’amico Roberto Gualdi, Djivas al basso, Marco Sfogli alla chitarra, Lucio Fabbri al violino, tastiere e chitarra, Alessandro Scaglione alle tastiere e voce e Alberto Bravin alla chitarra, tastiere e cori.

Arrivati finalmente al disco in questione, “Emotional Tatoos”, uscito a distanza di 11 anni dal precedente “Stati d’Immaginazione”, è un lavoro valido, fresco, con arrangiamenti ricchi e con un ottimo lavoro di missaggio alle spalle. Certo, non è sullo stile e allo stesso livello virtuosistico di altri album come “Storia di un Minuto”, “Per un Amico” o “L’Isola di Niente”, ma sarebbe anche sbagliato e fuorviante aspettarselo, non perché la band non sia più fisicamente in grado di spingersi a quei livelli (e il live di Padova lo ha dimostrato egregiamente), ma anche e soprattutto perché non avrebbe senso. Il sound di quegli album è figlio di un tempo ormai lontano e la ricerca di novità è intrinseca di chi ha fatto parte della scena Progressive. L’idea di ricadere in schemi già sentiti non si addiceva ad una band che ha sempre fatto dell’innovazione e della trasformazione il suo motto. Gli arrangiamenti risultano quindi più semplici, ma mai banali e scontati, pur lasciando spazio a clamorosi assoli ed improvvise variazioni. Menzione speciale per il brano “The Lesson/La Lezione”, singolo di lancio con relativo videoclip, che riesce a far percepire la corretta dimensione di quest’album sospeso tra il Progressive e il rock melodico d’autore. L’album è peraltro il primo uscito per “Inside Out Music”, nota etichetta discografica nell’ambiente del Progressive Rock/Metal (con nomi come Steve Hackett, Haken, Neal Morse, Asia, Devin Townsend). PFM è approdata a “Inside Out” dopo una lunghissima collaborazione con la “Manticore”, fondata anch’essa da un famoso musicista del genere scomparso proprio un anno fa, Greg Lake, e prima ancora furono tra i primi artisti ad entrare nella neonata etichetta di Lucio Battisti e Mogol (il quale scrisse il testo di “Impressioni di Settembre”), la “Numero Uno”.

Il live di Padova si è dimostrato perfino superiore alle aspettative, riuscendo a risolvere brevemente ogni possibile dubbio. 2 ore e mezza di pura energia, con una scaletta che contiene tutto quello che è possibile inserire in un unico concerto: apertura con i nuovi brani, i grandi classici (definiti da Di Cioccio “i fondamentali”) tra cui le immancabili “La Carrozza di Hans”, “Impressioni di Settembre” e “Maestro della Voce”, per poi passare da grandi omaggi quali “La Danza dei Cavalieri”, brano tratto dall’opera “Romeo e Giulietta” scritta dal compositore russo Prokofiev (che forse ricorderete per essere stata campionata nel brano “Party like a Russian” di Robbie Williams), per poi avviarsi alla conclusione con “Il Pescatore” di Fabrizio de André e uno dei loro più grandi successi di sempre: “È Festa”, in inglese noto come “Celebration”.

La data di Padova era una delle tante inserite in un vero e proprio world tour che andrà a toccare anche Olanda, USA, Giappone e tantissimi altri paesi. Sono rimasto sinceramente stupito nel vedere due musicisti ormai non più giovani come Di Cioccio e Djivas cantare, suonare e “tenere il palco” in maniera strepitosa, sfoggiando la giusta dose di virtuosismo ed energia, evitando parole inutili e anzi ripetendo:

“Questa sera non vogliamo parlare, vogliamo suonare!”

Il resto della band si è dimostrato anch’esso eccezionale, con artisti del calibro di Lucio Fabbri, violinista e polistrumentista tra i migliori nel nostro paese e Roberto Gualdi, tra i più stimati batteristi Rock, ma anche dimostrando quanti musicisti, anche giovani e meno famosi, ci siano in Italia.

Consiglio a tutti l’acquisto del nuovo o di un qualsiasi album della PFM ma ancora di più di andarli a vedere live. Si tratta di un’esperienza eccezionale e imperdibile, la quale vale sia il prezzo del biglietto che lo spostamento.

 

Un saluto a tutti,
Nicolò Guelfi.

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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