“Auditorium”: Soundgarden – “Alive in the Superunknown”

Cari lettori,

Oggi, con l’intento di ricordare Chris Cornell, frontman scomparso di grandi band quali Soundgarden, Audioslave e Temple Of The Dog e autore di una brillante carriera solista, voglio parlarvi di quello che secondo me rappresenta non solo il suo lavoro di maggiore successo, ma anche un indiscusso capolavoro, icona di un’epoca e opera più ispirata dei Soundgarden: “Superunknown”

L’album, prodotto da A&M Records e uscito l’8 marzo 1994 (il che lo rende, a mio avviso, un ottimo sostituto delle mimose come regalo per la festa della donna) e registrato a Seattle nell’estate del ’93, quando contemporaneamente la band accompagnava in tour Neil Young, ridefinisce e trascende il concetto stesso del Grunge (genere musicale che ha dominato la scena musicale dei primi anni ’90, con band come Nirvana, Pearl Jam, Alice In Chains e gli stessi Soundgarden, tutti originari della zona di Seattle), grazie al suo sound pesante, graffiante, cupo, ma anche così intenso, profondo e maturo, prodotto finale di un lungo percorso avviato dalla band fin dalla sua formazione avvenuta nel 1984. Composto di 15 tracce (16 nella versione internazionale), come detto, l’album costituisce un fulgido esempio del filone Grunge nel suo apice, arrivando ad evidenziarne le caratteristiche superandone però i cliché.

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Per tutto il suo scorrere, “Superunknown” non smette mai di stupire per il livello tecnico (eccezionalmente raffinato per il genere), per la qualità del missaggio che conserva la “sporcizia” del sound, permettendo però di apprezzarlo fin nei minimi dettagli, e per ispirazione e l’energia di ogni singolo brano, curato fin nei dettagli tanto da poter essere un potenziale singolo. Riff distorti e graffianti di chitarra (ad opera principalmente di Kim Thayil) si fondono perfettamente con una base ritmica encomiabile (Matt Cameron e Ben Sheperd) sparando tutto a un volume inaudito, tanto da creare un unico tappeto sonoro sopra il quale la voce potentissima di Chris Cornell sembra quasi volare, passando da momenti mistici e introspettivi a incredibili cavalcate con urla e grida che si sovrappongono agli assoli.

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Animato da sentimenti non proprio allegri e pensieri non esattamente ottimistici, il disco attraversa tematiche molto forti ma con grande introspezione e con un tono che ha poco a che vedere con lo scherzo, quasi a voler evidenziare il chiaro coinvolgimento personale nelle tematiche trattate. “Superunknown” è un viaggio nella depressione, nell’uso di droghe, nel suicidio, dove la paura, la rabbia e la vendetta la fanno da padroni, o come lo definì il batterista Matt Cameron:

<<Un grande vaffanculo al mondo intero, un modo per dire “lasciateci soli”.>>

Oltre a ricalcare alcune caratteristiche salienti del sound di Seattle, da cui proviene, il disco si presenta come fortemente originale ed alternativo per l’epoca, stringendo l’occhio anche all’Alternative Rock e all’Heavy Metal, e con l’introduzione di strumenti e sonorità molto atipici. Un esempio è il primo singolo estratto, “Spoonman“, brano Metal (vincitore anche di un Grammy) che vede la collaborazione di Artys The Spoonman, famoso artista di strada della zona di Seattle che, come da nome, suona un magistrale assolo usando solo dei cucchiai.

Nel brano “Half” sono molto forti le influenze e le sonorità orientali, con la presenza anche di viola e violoncello, mentre in “Black Hole Sun”, probabilmente il brano più famoso in assoluto della band (e anch’esso vincitore di un Grammy), si assiste a una straordinaria unione di psichedelia, Grunge, Rock, influenze Dark e Pop in un’unica grande ballad dal ritmo largo e stordente che cresce fino ad un finale magico e straniante, che quasi ci fa dimenticare dove ci si trova.

“Superunknown”, la title track, rappresenta uno dei momenti più graffianti dell’intero album, dove Chris Cornell, in pieno stato di grazia, grida ripetutamente “Alive in the Superunknown” come a voler evidenziare che lui è lo sconosciuto che però attraverso la sua rabbia è arrivato a trascendere i limiti e le catene impostegli. “4th of July” fa da contraltare, come uno dei momenti più cupi e annebbiati del disco, simile a un ricordo​ fumoso nella mente, dove le linee vocali si sovrappongono come tante personalità distinte in conflitto, con il fine di raccontare l’esperienza dell’uso di LSD.

“Superunknown” è un’opera fuori dal tempo, ispirata dal contesto in cui nasce ma non ad esso limitata, capace di affondare profondamente nei turbamenti dell’animo umano ma anche di spingere il volume al massimo ed esaltare l’ascoltatore. A distanza di oltre 23 anni il suo sound risulta ancora fresco e capace di comunicare sia testualmente che musicalmente con grande successo, e, data la sua completezza e maturità, lo considero personalmente il più grande album Grunge di sempre, paragonabile solo a pochi altri.

Un saluto a tutti, soprattutto a Chris Cornell che per una vita ha combattuto con i propri personali demoni, ma che tre giorni fa a Detroit, dopo l’ultimo concerto proprio con i Soundgarden, (nel quale hanno chiuso suonando “In My Time Of Dying” dei Led Zeppelin), ha perso la sua battaglia e si è tolto la vita, concludendo la sua parabola come altri suoi illustri colleghi quali Kurt Cobain e Layne Stanley, lasciando orfani la sua famiglia, i suoi compagni di band e i milioni di fan in tutto il mondo.

Nicolò Guelfi.

 

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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