#ATuPerTu con Gabriel Broker

Si allarga sempre più l’orizzonte musicale locale! Uno dei protagonisti più in voga (già noto per aver fatto parte della crew “XXL”), è sicuramente Gabriel Broker, autore di “La Mia Città”. Koinervetti ha avuto il piacere di incontrarlo. Ecco quindi la chiacchierata con Gabriele Nardi, alias Gabriel Broker!

  • Innanzitutto, come mai la scelta di questo nickname, Broker?
    Perchè  deriva dalla definizione di “mediatore”, che è quello che mi sento di essere: una mediatore fra l’ispirazione che mi attraversa e chi mi ascolta. Tutto quello che scrivo è spontaneo e frutto della mia ispirazione. Non penso mai di scrivere un qualcosa su un argomento, ma tutto deriva da ciò che penso e dalle mie emozioni. 
  • Vista l’esperienza decennale (“pause” incluse) posso azzardare nel definirti come uno dei pionieri della scena hip-hop tifernate? Se no, quali altri nomi hanno preceduto te e la crew XXL a cui appartenevi?
    10 anni fa, in concomitanza con gli XXL, erano degni di nota gli Stay Stuned. Questi, però, facevano un genere differente dal nostro gruppo, che invece è stato il primo a promuovere il rap underground (al tempo molto in voga negli USA). Con gli XXL, siamo stati anche i primi ad esibirci in Piazza Matteotti (uno scenario importante per Città di Castello), oltre ad essere stati i primi a vestirci in un modo tanto particolare (vestiti larghi, cappello di traverso…) da essere visti con un occhio inquisitorio. Io per primo, da quando avevo 15 anni, cercavo di essere intraprendente ed ogni piccola attività quotidiana che suscitava qualcosa in me era fonte d’ispirazione e mi ha portato, in seguito, ad iniziare a scrivere.
  • Quali sono state le tue prime ispirazioni, quelle per cui hai deciso di intraprendere questa strada?
    Non sono selettivo, ma cerco di essere sempre personale e aperto. Sono cresciuto con uno stereo con il quale ascoltavo cassette e registravo le top 10 delle radio locali. Per questo il mio background è molto ampio e va da Eminem ai Korn, passando per Pink Floyd e Led Zeppelin. Quindi ho variato molti generi (e questo mi ha aiutato molto), anche se quello per cui ho sentito di essere portato è stato il rap.
  • Pane e salciccia, du’ costiciole e ‘n po’ de vino, questa è la miccia che ti fa scoppiare in stile tiberino schietto: così recita Frankie Hi-NRG nella sua “Cali di tensione”, pezzo del ‘97 tratto da “La morte dei Miracoli”. Nonostante sia nato a Torino e vissuto anche a Caserta, lo riconosci come concittadino anche solamente onorario, vista la sua contribuzione alla crescita del rap (agli inizi, se non altro) in Italia?
    Oltre che considerarlo come concittadino, lo vedevo spesso a Città di Castello e cercavo da lui anche dei consigli. Fortunatamente è una persona molto disponibile e gentile, quindi ho avuto modo di parlarci in più di una occasione. Mi ha dato dei consigli utili e, non per presunzione ma, “La Mia Città” lo vedo come un sequel di “Quelli che benpensano” e come un suo seguito “locale”.
  • In La mia città metti in chiaro la pochezza di Città di Castello e la superficialità che caratterizza i suoi abitanti, perlomeno in parte. Nella Castello che vorresti, come funzionerebbero le cose?
    La Castello che vorrei è la Castello che finalmente ha un gusto proprio nei confronti della vita e nei confronti della propria personalità: io ancora non capisco perché i tifernati riescono benissimo ad ascoltare rapper come Marracash, Guè Pequeno o Sfera Ebbasta, però quando si organizza un concerto degli artisti rap del posto venga snobbato, soltanto per la smania di seguire l’ambiente più gettonato a causa della massa di persone più ampia che prende quella direzione; lo vedo come un impedimento all’effettiva volontà dell’individuo. Anche perché in realtà Marra spaccava da prima che fosse famoso.
  • C’è una motivazione precisa riguardo alla scelta di strutturare il video come una missione di GTA?
    Allora: il video consiste in due ragazzi, interpretati da me e Lorenzo Zangarelli, che stanno giocando a GTA con i loro stessi personaggi. Per l’appunto, questa vuol essere una metafora della psicologia tifernate: giocare con la propria persona costruendosi una personalità fittizia, ignari del fatto che prima o poi quella stessa personalità li risucchierà, lasciando che la finzione prenda il sopravvento sulla vita reale; per l’appunto, alla fine del video il personaggio virtuale uccide i ragazzi che stavano giocando. In sostanza si spacciano per persone che non sono diventando, a lungo andare, le maschere che indossano (con tutte le contraddizioni che ne conseguono). 
  • Quello del rap è un ambiente camaleontico, le cui caratteristiche cambiano in funzione dei tempi sia dal punto di vista dei contenuti che dei suoni: cos’è invece che non cambierà mai nei pezzi di Gabriel Broker?
    Il fattore Gabriel Broker.
    Sono molto legato ed attratto da questa potenzialità che sento dentro di me: sono molto personale in quello che faccio, il mio scopo non è assomigliare a qualcuno perché nei miei pezzi c’è sempre un’impronta mia, imparagonabile ad altri, come si capisce bene in “Parafrenia”; quel tipo di rap, quell’espressività… Quello sono io, non puoi associarlo ad un altro. Di questa caratteristica sono molto geloso, e non me ne distaccherò.


  • Apriamo una parentesi sull’attuale evoluzione del rap in Italia: nei tuoi brani recenti ci sono poche sfumature trap, qual è la tua opinione su questo sottogenere che sta prendendo piede?
    Considera che in primavera farò uscire un lavoro trap, perciò non posso che essere favorevole a questa corrente. Anche perché sono un’evoluzionista: se suono “vecchio” avrò un appeal certamente inferiore rispetto al caso in cui avessi un sound al passo coi tempi.
  • Abbiamo già detto chi ti ha ispirato agli inizi. Col passare degli anni avrai certamente scoperto nuovi artisti: quali tra questi hanno influito maggiormente sul tuo percorso artistico?
    Sì, un artista c’è ma è poco conosciuto anche perché il percorso che ha intrapreso con la sua carriera è finalizzato all’esclusivo interesse di fare la sua musica: parlo di Callister, uno dei “13 bastardi”, tra i quali si trovava persino Paura che in seguito ha collaborato con Clementino. Lui mi ha insegnato che è bello scrivere un testo, sì, ma è altrettanto importante saper dare un’impronta decisa nell’interpretazione, perché frasi come “C’è la guerra” hanno un peso completamente diverso se pronunciate nel modo giusto, con la giusta espressività nelle parole. Devo rendere omaggio a Callister per quello che mi ha dato.
    Anche Eminem mi ha segnato: da lui ho capito che l’artista non deve per forza seguire un’unica direzione, ma può benissimo interpretare più di una personalità
    (Marshall Mathers e Slim Shady ndr). Nei miei pezzi, a seconda di quello che voglio comunicare, sento di riuscire ad esprimere differenti caratteri.
  • Per concludere, progetti futuri?
    Come vi ho anticipato, uscirà un pezzo trap contenuto in un mixtape di 6 tracce. In passato ho prodotto “Calliope”, un mixtape con 16 brani dentro, ma vedendo che la gran parte degli ascolti gravitava soltanto attorno a 3/4 pezzi ho deciso che piuttosto che spendere 6 mesi per produrre un ampio numero di canzoni, è meglio concentrarsi in 5/6 tracce da cui estrapolare altrettanti video, perché alla fine è quello il mezzo di condivisione più efficace.
  • Vuoi lasciare un messaggio?
    Sì, principalmente a chi vuole prendere la strada del rap: la scena locale è molto affiatata, condividono tutti lo stesso sogno e la stessa ambizione, e da questo punto di vista c’è una mentalità molto aperta ed ogni MC è singolare a modo suo. Ai cittadini invece raccomando di avere un occhio di riguardo verso questi artisti, perché sentirli suonare è una grande opportunità.

Ringraziamo Gabriel Broker per la disponibilità e di seguito indichiamo i link ai suoi canali social ed alle sue produzioni:
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“Parafrenia – Single”: iTunes – Amazon 
Calliope Mixtape

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