#ATuPerTu con Rosa Matteucci

La redazione di Koinervetti è stata chiamata da Kilowatt in occasione della messa in scena di “Lourdes”, adattamento teatrale dell’omonimo libro di Rosa Matteucci, presente alla rappresentazione, con cui abbiamo avuto modo di itrattenere un piacevole dialogo dopo lo spettacolo davanti al pubblico del Teatro della Misericordia.

Innanzitutto, leggendo il libro non si può far altro che trovarlo incredibilmente tragicomico, se si può usare questo termine; sin dalle prime pagine ci siamo domandati cosa ci sia dietro a “Lourdes”, cosa ne abbia scaturito la nascita.
La morte di mio padre, dopo la quale mi sono ritrovata arrabbiata col Padre Eterno e col mondo intero. Ho fatto questo pellegrinaggio a Lourdes, nella vasca c’era Dio. Da lì è nata l’idea del libro, perché non volevo che mio padre morisse e ho cercato di tenerlo in vita attraverso le mie parole… A quanto pare ci sono riuscita, dato che oramai è un personaggio mitologico: se n’è andato nel 1996, e nel 2018 ancora siamo qua a parlare di lui.

Per come è stato raccontato, il viaggio era intriso di dramma tutto intorno alla figura di Maria Angulema (la protagonista, alter ego di Rosa ndr). Considerando già il fardello che si portava appresso, non dev’essere stato facile.
[il viaggio] E’ drammatico e comico nel contempo, perché d’altra parte la comicità è l’altra faccia della tragedia. “Tragicomico” peraltro è la mia cifra, essendo l’unica maniera in cui riesco a raccontarmi: se uno non si prende in giro e non riesce a cogliere gli aspetti ridicoli che sono in tutte le situazioni drammatiche, soprattutto nei funerali (come ad esempio quello di mio padre, quando io e mia madre ci siamo incolonnate nel corteo funebre sbagliato finendo ad un altro cimitero) non può essere totalmente in pace con se stesso. E’ questo ciò in cui mi riconosco: l’autoironia ed il grottesco.

Alla luce di quanto si legge fino a poco prima della fine del libro, o per meglio dire di questa esperienza, il finale lascia con un senso di sconvolgimento.
Beh ma il Divino si manifesta così, entra nella vita in questa maniera e basta, non è che ci sono dei segnali. O meglio, magari ci furono ma io non ero stata in grado di decifrarli: già soltanto partire per Lourdes, nonostante un’educazione non cattolica alle spalle, al fine di litigare con il Padre Eterno doveva farmi capire che, come mi è stato poi riferito, sia stato il segno di una chiamata. E’ così, è come una palla da rugby che ti arriva sulla testa: o ti schianta o l’acchiappi, e tu l’acchiappi, ma spiegare cosa succeda non  è possibile in parole umane… La migliore rappresentazione scritta la si ritrova in alcune tracce di Teresa D’Ávila o San Giovanni Della Croce, quando parlano di “fiamma d’amore”. La fede è un dono, ma è anche una gran croce perché bisogna lottare quotidianamente per tenerla viva: è sempre messa in discussione, bisogna avere la forza e la continuità di tenerla con sé. Il finale, comunque, ha lasciato molti perplessi nel corso degli anni, specialmente gli editori tedeschi che avevano intenzione di pubblicare “Lourdes” (che già dal titolo apprezzavano poco, in quanto protestanti) senza il finale, trovando ovviamente la mia ferma opposizione fin quando non fu pubblicato nella sua interezza, dopo parecchio tempo.

Immaginiamo che la sua presenza simboleggi il suo apprezzamento per la pièce a cui abbiamo assistito.
La riduzione drammaturgica che Andrea (Cosentino, l’unico attore dell’opera teatrale ndr) sta portando in giro per l’Italia è bellissima, molto commovente secondo me, che tuttavia conosco la storia a memoria. Non so che effetto faccia sul pubblico, che magari non ha neanche letto il libro, ma personalmente provo emozioni fortissime ad ogni replica. Obiettivamente, poi, si è riusciti a concentrare quello che poi è la corale di tante voci diverse. Quando ho conosciuto Luca Ricci (il responsabile all’adattamento teatrale ndr) ero un po’ titubante, tant’è che quando ci siamo incontrati la prima volta li ho trattati male (Ricci e Cosentino ndr), ho fatto loro un interrogatorio del quale ancora mi vergogno a distanza di anni. Ho avuto ovviamente la supervisione sui testi e, quando sono andata un paio di volte alle prove che stavano effettuando a Roma ho capito che non si trattava di due “fregnacciari”. Tra l’altro Cosentino ha dovuto impararsi il Salve Regina, che non sapeva, il che è una mezza conquista [risate generali].

Detto in maniera molto diretta, da un approccio così d’impatto alla fede ci si aspetta una visione tutta propria di ciò che la circonda: qual è il suo rapporto con l’istituzione Chiesa?
Onestamente, non so quanto possa interessare ai presenti rispetto allo spettacolo, magari questa è più una cosa che ha a che fare con me più che con il teatro. Io vado alla messa in latino, che è molto più complicata da seguire ma che trovo più appagante di quella tradizionale, in cui tra l’altro hanno introdotto le chitarre rock, che trovo abominevoli. Più in generale, come credente mi sento minacciata da una società in cui la cultura è in appalto all’ateismo e chi possiede una fede viene additato e quasi emarginato, al punto in cui definirsi credenti è un atto di eversione. Probabilmente vent’anni fa non sarei stata così diretta, perché non avevo le idee per nulla chiare. Al giorno d’oggi potrei aver dato una risposta ipocrita, da platea, ma ho preferito dire le cose come stanno.

E ne siamo lieti. Alleggeriamo un po’ i toni della conversazione: ci saranno di sicuro storie particolari legate a Lourdes, ci farebbe piacere saperne qualcuna.
Sì, assolutamente! Ad esempio, poco dopo l’uscita del libro mi recai al duomo di Orvieto: non potrò mai dimenticare il prete nel confessionale, con la tenda socchiusa, intento a leggere Lourdes [ride].
Dopo Lourdes, tra l’atro, ho persino ricevuto lettere di invettiva da dame di compagnia che mi chiedevano come mi permettessi a scrivere certe cose, come se fossero totalmente distanti dalla realtà, mentre molta corrispondenza a favore mi è arrivata da altre persone che hanno vissuto l’esperienza di Lourdes in maniera simile alla mia. Addirittura si voleva fare un film sul libro, e mi sono trovata a fare sopralluoghi a Lourdes con il direttore della fotografia Andrea Bigazzi, noto bestemmiatore, che ho portato nelle vasche, dove a dire della troupe accadde un miracolo: Bigazzi non bestemmiò né lì dentro, né per qualche tempo dopo.

L’intervista, conclusasi con la scrittrice costretta a correre via per motivi di trasporto, segna l’inizio di una nuova collaborazione tra Kilowatt e Koinervetti, per la quale vi invitiamo a rimanere aggiornati attraverso i nostri canali social!

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