#ATuPerTu con KIME – Il Quarterback di La Tina

Le novità sono come un cane di grossa taglia: possono intimorire, ma tutto sta nel tendergli la mano. E’ per questo che ho incontrato Alessio Nulli, in arte KIME, che con le sue Nuove Fameeye sta cercando di dare dignità e fascino al rap della vallata attraverso suoni totalmente nuovi ed inaspettati, ed allevando una nuova leva di giovanissimi artisti. Insieme a lui anche Bryan Terranoba, il suo fidato producer. 

Perché KIME?
E’ un nome che ho scelto fin dall’inizio, ed è l’abbreviativo di “chimera”: sin da quando ho iniziato, il panorama musicale che ascoltavo era molto vasto, quindi ho pensato a questa creatura composta da un sacco di animali differenti in cui mi rispecchio abbastanza, essendo i miei pezzi una fusione di molti generi differenti.

(foto di Giorgio Andrea Mele)

Da quanto sei nel “rap game”?
Le prime produzioni risalgono a quando avevo 18/19 anni, quindi sono dentro da circa 4, 5 anni… La scrittura però è una cosa che mi porto dietro dai tempi delle medie.

Quanto c’è della tua vita nei pezzi?
Almeno il 95% di quello che senti l’ho dovuto scrivere perché ne sentivo il bisogno, e perché pensavo fosse bello: se chiunque mi chiedesse spiegazioni su una strofa gliele saprei dare, perché è un riferimento a qualcosa di realmente accaduto a me, punchline e insulti compresi… Anche se capitano di rado, non sono il tipo da dissing o spacconate, e se ci sono significa che sono successe per forza.

(foto di Giorgio Andrea Mele)

La Tina, dove ci troviamo ora, è qualcosa di più di una casa per te.
Indubbiamente. Prima di tutto avevo bisogno di un argomento diverso dal solito: va bene parlare delle serate, va bene parlare delle ragazze, delle discussioni o di un pensiero però io, per quello che voglio fare io, avrei piacere a valorizzare tanto questo posto così come Città di Castello in generale perché ci sono tanti spazi da poter utilizzare e tante persone che potrebbero aderire, potremmo organizzare “le peggio cose”… Ciononostante resta una città morta, ed è anche solo per creare hype nella gente che cerchiamo di comunicare “ehi, siamo 7/8 rapper qua a La Tina, c’è da divertirsi”. Anche il disco di Twool (pronunciato “Two L”, n.d.r.) si chiamerà “La Tina è sempre easy”.

Venerdì sono usciti Zizzania Quarterback, due pezzi che suonano diversi dalle vecchie produzioni e diversi anche tra di loro, ma che mantengono un forte legame col passato: vuoi parlarne?
Partirei dicendo che metterli insieme è stato un po’ un azzardo, perché Zizzania è un brano che abbiamo preparato tra fine agosto ed inizio settembre, praticamente il secondo brano in cui ho lavorato con Bryan, mentre invece Quarterback è paradossalmente l’ultimo lavoro che abbiamo finora fatto insieme. Ho deciso di metterli insieme perché i lavori con Bryan si stavano evolvendo in maniera inaspettata. Ho voluto far uscire entrambi i pezzi insieme per dire “Sì, Zizzania è figo, ma Quarterback ancora di più“. Tra l’altro abbiamo già 4/5 brani pronti per il nuovo album a cui stiamo lavorando, tutti autoprodotti da noi. Per quanto riguarda il mio approccio è sempre quello: seguo le basi, cerco di starci sopra e il resto va da sé.

Quali generi ti ispirano? Considerando la spiegazione del nickname, penso tutti.
Devo dire che gran parte della mia formazione è dovuta alle Nuove Fameeye: quando usciamo insieme (quindi tutti i giorni), c’è sempre qualcuno di noi che, preso dalla noia, fa ascoltare un qualcosa a tutti, che sia un live di Santana o i DMX. Prima di conoscere loro ero un po’ più limitato anche perché venivo da una fase metal e non avevo nessuno con cui parlarne e confrontarmi, poi sono passato al rap e se prima mi guardavano strano hanno continuato a farlo, poi ho conosciuto loro e ho aperto tutte le porte: ascoltiamo dal folk alla psy-trance, tutto ci può servire per comporre nuovi pezzi.

Quella di Città di Castello può essere considerata una vera e propria scena rap?
Dipende cosa si intende per scena. Una raccolta di artisti? Sì, perché sono tanti i rapper a Castello; il punto è che non saprei come dividerla, perché alla fine ci conosciamo tutti. Diciamo che se la intendiamo come una gruppo omogeneo che attinge ad uno stile comune allora sì, una scena c’è, ma magari non è riconosciuta.

 

Passiamo a Bryan. Hai un passato e un presente nella musica elettronica: c’è differenza tra un beatmaker e un producer?
Hai detto bene, fino a quest’estate facevo musica elettronica e la faccio tuttora, tant’è che ho un nuovo singolo in uscita su Spotify, “Ave Phoenix”. Le differenze ci sono: da una parte (nell’EDM n.d.r.) devi riuscire a coinvolgere la gente per far sì che balli, senza necessariamente l’uso delle parole; ti devi render conto di cosa ha bisogno la gente. Nel beatmaking, invece, devi coinvolgere principalmente l’artista che ci andrà sopra: è inutile un beat gigantesco e ricco di melodie se poi lui non riesce a scriverci sopra niente di abbastanza creativo.

A cosa ti ispiri nel comporre le basi?
Nello specifico discorso del producing, piuttosto che nel beatmaking, mi ispiro molto a melodie orientali, perché combinate a qualcosa che faccia ballare la gente ti proiettano in una situazione tale da tenere l’ascoltatore attento. Poi ho origini latinoamericane, vengo dall’Ecuador, perciò sicuramente sono influenzato da tutti i generi che si ascoltano lì, infatti ci saranno cose scioccanti su questo nuovo EP. Forte ispirazione è anche il mondo della musica elettronica in cui ho viaggiato fino ad oggi, infatti molti suoni sono sintetizzati, tant’è che su Zizzania ci sono campionature che utilizzerei tranquillamente anche su pezzi EDM.

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E’ un lavoro di sinergia con il KIME?
Bryan: Sì, la sinergia è fondamentale perché bisogna sapere quali tasti toccare a vicenda, è importante conoscere i gusti musicali l’uno dell’altro per capire poi dove ci si possa spingere. E’ proprio questo che si noterà nei prossimi lavori in uscita, l’inseguimento di nuovi esperimenti musicali, perché di esperimenti si parla, che funzionano. La nostra idea oggi è di far divertire la gente proponendo qualcosa di nuovo, di ancora mai sentito.
Kime: Aggiungo io, evitando di dire troiate (ride n.d.r.), che è sempre stato un punto focale delle nostre produzioni. Non per forza il solito flusso di coscienza perché quando balli ti fa prendere male, ma comunque qualcosa che abbia un senso e non le solite frasi fatte. Per quanto riguarda la sinergia, inizialmente era lui che seguiva le mie direttive, mentre su Zizzania c’è stato più un confronto; Quarterback invece è stato un lavoro interamente gestito da lui relativamente alla strumentale. Nel tempo ha cambiato tantissimo il suo metodo, non ho bisogno di chiedergli più niente mentre magari i primi tempi mi capitava di dirgli “Sì, questa base è bella ma non mi ci viene da scrivere niente, sono troppo piene”, visto che comunque proviene dalla musica elettronica dove le basi sono belle piene.

Pensi che il processo di creazione di un beat sia sottovalutato?
Secondo me non più: oggi il lavoro del beatmaker viene molto più valorizzato rispetto a qualche anno fa, basti vedere l’importanza che danno gli artisti stessi ai propri beatmaker, come Achille Lauro che è sempre insieme a Boss Doms. Si nota più di prima questa cooperazione, i due ruoli sono messi su un piano più paritario rispetto ad anni fa in cui spiccava la figura del cantante mentre spesso non si aveva idea di chi fosse il producer. Oggi questo lavoro è sicuramente più valorizzato e io ne sono contento.

Le prossime domande sono indirizzate ad entrambi. Considerare le Nuove Fameeye una crew è riduttivo?
Kime: Riduttivo non direi, perché alla fine noi siamo questo.L’idea di creare una crew è nata praticamente per inerzia, quando ci siamo accorti che ognuno aveva il suo progetto ma alla fine ci ritrovavamo a fare freestyle tutti assieme. Se poi vogliamo considerare qualcosa di differente si può fare riferimento al fatto che in questo nuovo studio, un vero e proprio studio, ci siamo aperti facendo mixing e producing a chiunque sia alle prime armi, un po’ perché ci consente di rientrare nei costi di ciò che facciamo ma soprattutto perché vogliamo far crescere questa cultura nella zona. Abbiamo un bel parco di “giovani pazzi” con delle cose in cantiere tra cui Evol che uscirà a breve anche lui su Spotify.
Bryan: Io devo confessare che sì, conosco tutti e rispetto la loro ideologia ma non mi ci sento ancora totalmente dentro, perché mi sento ancora chiuso nel mio contesto. Ovviamente mi fa piacere aiutarli con quello che stanno facendo ed in parte sono anch’io nelle Nuove Fam, ma non quanto loro.

Come si resta a galla in un ambiente che sta pian piano diventando saturo?
Kime: A livello locale è un lancio di dadi. Quello che piace ai ragazzi che pian piano stanno iniziando a seguirci penso sia l’originalità, perché già con Antila sono arrivati feedback da persone che hanno apprezzato brani come “A Galla”, che era una cosa sperimentale, anche “La Tina 4.20” ha fatto furore pur essendo un “pappone senza ritornello” e mi ha fatto piacere. A livello nazionale devi imbroccare il brano giusto al momento giusto: per dirti, gente come Rkomi, Ernia, Lazza o Tedua hanno tutti la mia età e fanno parte della nuova scuola, solo che sono di Genova o Milano e sono riusciti a far girare molto meglio la loro roba. Penso che non lo sappia nessuno, nemmeno loro, come si resta a galla: ormai si gioca molto più sui video che sugli album, la faccenda si è molto spostata sui social, tra follower e compagnia bella.
Bryan: Per me è tutta una questione di creare novità attraverso la reinterpretazione dei concetti base come le strumentali o il modo di approcciarsi ad esse. E’ importante tenere fisso il criterio base del rap, ma è bene che si dica anche “Vediamo con cosa lo posso mischiare oggi”; e se oggi lo riesco a mischiare con qualcosa di insolito intervenendo bene sul pubblico si ottiene un ottimo risultato, se poi sei un nome già affermato come appunto Ernia, Rkomi eccetera e riesci a fare presa con un esperimento allora hai fatto il botto.
Kime: Una mia ansia è proprio quella di farle uscire, queste novità: il disco mio e di Bryan dovrebbe uscire a febbraio ma ho paura che qualcuno possa far uscire un qualcosa di simile prima, e per il lavoro che ci è stato fatto sopra non potrei sopportarlo.

Un consiglio a chi volesse intraprendere questa strada?
Kime: C’è solo da iniziare, da sbloccarsi e venire al microfono quelle 2/3 volte che verranno male, perché sei sistematicamente agitato, ma anche solo per capire un po’ il meccanismo che è molto più semplice di quello che sembra: addirittura una parte di strumentale di “A Galla” l’ha registrata a voce il Prox (Luca Procelli, altro membro delle Nuove Fam n.d.r.), tanto per dare l’idea di quanto possa essere un gioco e diventare divertente. Basta un microfono, un bel programma di editing audio e puoi fare il mondo. L’idea viene sperimentando, come inserire il flamenco in Zizzania.

Bene, se c’è altro da aggiungere avete carta bianca.
Kime: Cosa c’è da dire? Allora, in settimana esce il singolo di Bryan, “Ave Phoenix”, poi a breve esce “La Tina è sempre easy” di Twoo L, tra fine dicembre ed inizio gennaio il disco di Ryuk, “Alfa e  Omega”, sempre a gennaio il disco di Evol che verrà anch’esso distribuito su tutte le piattaforme di streaming e gli store digitali, poi “il piccolo” Yahya con un disco composto di beat di Bryan e mix miei, infine il disco nostro il prima possibile, ma penso non prima di febbraio. Se volete venire a registrare basta contattarci e ci organizziamo per fare tritello, Bryan lavora anche ai beat su richiesta e siamo anche disponibili per mixare. Siamo molto autodidatti ed è per questo che ultimamente abbiamo condensato molte uscite, perché facciamo da noi. Un saluto a tutti gli amici di Koinervetti!

Le foto di copertina (in home page) e in evidenza sono di Giorgio Andrea Mele aka MasterApp.

 

Andrea Pecorari

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