#ATuPerTu con i Lagoona

L’ultima giornata dell’ormai chiacchieratissimo Festival è stata aperta, quasi a sorpresa, dalla band dei Lagoona, i quali, anche senza tante presentazioni, si sono fatti valere lo stesso. Li abbiamo incontrati post concerto e, seduti in otto sulla stessa panchina, ci siamo fatti raccontare un po’ di cose.

  • K: Il nome “Lagoona”, lasciatecelo dire, è molto figo. Perché questa scelta?
  • L: Volete la versione ufficiale o la verità?

  • K: Noi vogliamo sempre e solo la verità. Se è brutta, meglio ancora!
  • L: La verità è che eravamo ad una serata in cui abbiamo festeggiato la creazione della band. Continuavamo a pensare “non abbiamo un nome”, così ci siamo siamo sbronzati (veramente molto forte) e qualcuno se n’è uscito con “Laguna”! Successivamente abbiamo deciso di scriverlo con due “o” per renderlo più originale e anche perché ci piace moltissimo il film dei Goonies. Io ce l’ho addirittura tatuato. Potremmo dire che “Lagoona” ha scelto noi.

  • K: Per quanto riguarda il live, quanta importanza date alle cover?
  • L: Allora, per me le tribute band sono la rovina della musica. Se io voglio sentire le canzoni di un gruppo vado a sentire quello vero. Ci è stato proposto di aprire a delle cover band e noi abbiamo rifiutato. Il problema è che loro vanno ad occupare lo stesso spazio delle band che si fanno il culo dalla mattina alla sera, e magari fanno schifo, però creano e s’impegnano. La colpa è anche dei locali che gli danno spazio perché il pubblico paga per vedere le tribute band. Una volta la cosa era molto più poetica, potevi andare su un locale e trovare una band sconosciuta, l’ascoltavi per curiosità e diventava il tuo gruppo della vita. Così per me è successo ad esempio con i Fine Before You Came. Detto questo abbiamo accettato il discorso dei “6 Pezzi Facili” (iniziativa proposta dall’associazione Kilowatt ndr.) perché ci piaceva ciò che quei brani rappresentavano. Così abbiamo preso delle cover ma le abbiamo rese nostre, non potevamo copiarle anche perché non siamo a livello delle persone che le hanno scritte. Abbiamo preso gli Afterhours, i Beatles, i Pixies, i Police… Abbiamo riarrangiato le canzoni e le abbiamo suonate come se fossero state scritte dai Lagoona. È stato uno storytelling, anche perché le chitarre oggi vanno molto di moda… (*ride*)

  • K: Riguardo il vostro disco che uscirà il 26 settembre e s’intitolerà “Riparo”, ci potete dare qualcosa in esclusiva?
  • L: Il disco si chiama “Riparo” per una casualità di cose. Quando abbiamo registrato il CD ci siamo accorti che c’era un tema costante, ovvero la speranza. Così abbiamo detto “cosa cerca una persona che è senza speranza? un riparo!” e così abbiamo deciso il titolo. Questo è un CD triste, che va ascoltato quando fuori piove, anche se ci sono i chitarroni distorti. Ha delle tematiche tristi, anche un po’ Pop, ma molto triste, perciò abbiamo pensato di farlo uscire a settembre. Quindi ascoltatelo quando piove forte fuori e siete depressi!

  • K: Cosa pensate del festival e degli artisti che partecipano? Che idea vi siete fatti?
  • L: Di questo festival conoscevamo i Cara Calma, che stimiamo, e Generic Animal, che non è male.

  • K: Durante lo show avete parlato della canzone “1990” che dovrebbe chiudere il vostro disco. Questa canzone parla di un amico, te la senti di raccontarci questa storia?
  • L: “1990” parla del mio migliore amico che a 18 anni si è suicidato e io ho deciso di scrivere questa canzone a dieci anni di distanza dall’evento. In questa canzone c’è un pezzo che è a metà tra il cantato e il parlato tratto da “l’insostenibile leggerezza dell’essere”, che è un libro che mi ha segnato molto nel profondo. Questo passo parla della vertigine, la voce del vuoto che ci alletta. Questo mio amico si è suicidato buttandosi dal tetto di un palazzo. Quando abbiamo registrato il brano lo abbiamo voluto collegare esplicitamente alla vicenda, lasciando libero spazio d’interpretazione. Lo diciamo durante i live perché mi piace che le persone entrino nel mood. Che poi noi siamo animali da palco. Il CD lo abbiamo fatto perché è necessario.

#AT

  • K: Perché è necessario?
  • L: Perché i locali non ti fanno suonare se non gli mandi qualcosa, se non hai qualcuno dietro che ti aiuta. Noi fino ad adesso abbiamo fatto da soli, senza booking e senza etichetta. Siamo stati invitati a suonare al festival perché ci hanno notato durante un live al Free Revolution a Città di Castello. Moltissime persone hanno cominciato a seguirci perché ci hanno visto dal vivo, ma è impossibile propagandare la propria musica senza un booking, perché devi scavalcare la barriera. Qualcuno che si occupi di trovare le date, convincere i gestori. Un agente o un manager hanno un effetto diverso rispetto ad un membro della band che chiede di suonare.

  • K: Quali altri concerti vi aspettano?
  • L: Faremo il party per l’uscita del CD il 26 settembre (Il “release party”… Senti come suona strano!) assieme ai Fine Before You Came. Questa sarà la prima data ufficiale e per noi aprire al nostro gruppo preferito e presentare l’album nella stessa sera sarà qualcosa di bellissimo. Dopodiché il 12 ottobre saremo a Tuoro sul Trasimeno, poi dopo ancora ad Urbino, all’Urban di Perugia… quindi ci vedremo spesso in giro. saremo il vostro peggiore incubo!

  • K: Ce lo fate un saluto al nostro sito?
  • L: Bella ragà, grazie per l’intervista! Salutiamo i ragazzi di Koinervetti (con la “K”)!

 

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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