#ATuPerTu con i Giocattoli

Durante la prima serata del Roccolo Park Festival, abbiamo avuto il piacere di parlare con i Giocattoli, simpatica band palermitana che ha avuto il coraggio di affrontare la risalita del continente solo per venire a suonare per noi. Li abbiamo incontrati dopo il live, praticamente nel momento in cui chiunque, stremato dalle fatiche, si sarebbe arreso. Loro ci hanno addirittura voluto scherzare su e lo hanno raccontato ai nostri microfoni:

  • K: Benvenuti dopo la vostra maratona di 14 ore circa da Palermo a San Giustino! Domanda di rito: ne è valsa la pena?
  • G: Sì, decisamente sì. Per presentare il nostro nuovo libro ne è valsa la pena

  • K: Chi ve lo ha fatto fare?
  • G: Eeeeeh… Quell’uomo lì! (indicando Andrea Antonelli)

  • K: Bene, ora possiamo passare alle domande veramente serie: “arancinO” o “arancinA”?
  • G: Come tutte le cose belle, l’arancina è femmina.

  • K: Abbiamo trovato qualche tocco di Synth Pop, qualche richiamo vintage, qualche nota più moderna ma non troppo tipo i Prozac+. Cosa v’ispira principalmente?
  • G: In realtà diciamo che nascono così le canzoni senza nessuna influenza “predisposta”. Chiaramente nel sound si può percepire un po’ di New Wave alla The Cure però alla fin fine quello che scriviamo lo scriviamo da esperienze vissute senza metterci lì troppo a capire che suono effettivamente trovare. Quello che ci piace lo portiamo avanti.

  • K: quantomeno è raro e comunque costituisce una scelta stilistica di un certo livello.
  • G: Non a caso l’album di debutto si chiama “Che Pretendi” perché appunto siamo noi. O ti facciamo cagare o ti piacciamo, quindi ma che pretendi!

  • K: perché la scelta del pacchetto di sigarette come grafica del disco?
  • G: Il pacchetto di sigarette in realtà è la sovracoperta del disco, perché poi estraendo il disco vero e proprio dalla confezione si vede questo bambino fumare. è stata anche criticata come cosa, perché comunque sia è un’immagine forte, una cosa che non dovrebbe essere. Fondamentalmente la scelta del pacchetto di sigarette come svra coperta è un fattore estetico, mentre il significato della copertina vera del disco sta nel fatto che spesso crescendo abbandoniamo quello che è il nostro fanciullino interiore. noi ci chiamiamo “I Giocattoli” anche per questo, perché appunto il nostro fanciullino non va mai perso di vista, poichè è quello che ci dà creatività, emozione, ci dà sentimento, romanticismo e tutto quanto. Vedere in questo periodo, bambini nelle famiglie per bene già con i tablet, i cellulari, o nel terzo mondo già con le armi, è una cosa brutta. quindi un’immagine del genere è provocatoria per far parlare e far riflettere su questo momento storico.

  • K: Un dato bello dei Giocattoli, sia estetico che acustico, è proprio questa sorta di contrapposizione tra elementi belli, colorati, felici ed elementi più malinconici, più profondi, che destano riflessione. È una cosa studiata nel dettaglio o qualcosa che nasce spontaneo nel vostro modo di presentarvi?
  • G: Direi fifty-fifty, già dal nostro nome si evince. Qual è lo scopo del giocattolo? È quello di educare divertendo. nella nostra musica visto che notavamo che accostavamo spesso testi comici a musiche dinamiche, abbiamo deciso di scegliere questo nome perché ci piaceva il contrasto della nostra musica che si rifaceva allo scopo del giocattolo.

  • K: A proposito di “Non è Caracas”, il vostro pezzo appena uscito in collaborazione con Cimini, il quale sarà ospite qui dopodomani, voi come vi rapportate anche con i vostri colleghi della scena musicale?
  • G: In generale ci piace sempre stare sotto palco, non ci piace stare nel backstage quando un altro gruppo suona, ci piace proprio viverlo sul momento. Diciamo che da quando abbiamo iniziato questo percorso, abbiamo notato che la cosa che ci entusiasma di più, nel suonare e nel fare musica insieme, è trovare una condivisione con altre persone a livello sia artistico che umano. Ci siamo resi conto che spesso uno scrive un qualcosa e già quella cosa è finita, complete. Poi ha un rapporto con un altra persona che stimi ti aiuta a capire delle cose che tu da solo non ci arriveresti mai.

  • K: Ce lo fate un saluto a Koinervetti?
  • G: Siamo felicissimi di aver suonato qui al Roccolo Park Festival, e ringraziamo gli amici di Koinervetti per quest’intervista fantastica e per averci aiutato a distruggere ancora di più la nostra dignità. La pizza era buonissima! Ciao ragazzi!

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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