#ATuPerTu con i Cara Calma

La seconda serata dell’ormai noto Roccolo Park Festival è stata aperta dalla band bresciana dei Cara Calma, quartetto agguerritissimo e grintoso, tra le proposte più interessanti di questa edizione. Abbiamo avuto il piacere di incontrarli e di farci due chiacchiere e possiamo dirvi che, nonostante l’apparenza, sono bravi ragazzi. State solo attenti perché dimostrano l’affetto in maniera molto fisica: MANEGGIARE CON CURA.

L’album di debutto dei Cara Calma

  • K: Cara Calma: un nome che non è che si addica molto al vostro sound. Da dove deriva?
  • C: Il nome deriva dal fatto che ci piaceva molto l’assonanza con il genere che facciamo. Il fatto che potesse un tantino spiazzare sentirci live o su disco. Cara Calma è una sorta di mantra, di monito che noi ci poniamo per affrontare la vita, nel senso, Cara Calma è “prendere le cose con calma”. La calma è un valore, per potersi godere tutto appieno non ha senso bruciarsi le tappe, quindi passo passo l’obiettivo si raggiunge in qualche modo e ci si gode anche il tragitto. La fretta di arrivare da qualche parte, che sia la musica o altro, non porta veramente a nulla. Ci piace costruire.

  • K: Nonostante questo mantra però non avete perso tempo, tant’è che in meno di due anni di attività avete già un album: “Sulle punte per sembrare grandi”. Parlateci un po’ questo disco, che cosa volevate raccontare attraverso di esso?
  • C: Il disco è nato perché, può sembrare banale, sentivamo il bisogno di fare qualcosa di diverso. Io già cantavo con altri progetti in italiano, mentre gli altri venivano tutti da contesti Metalcore. volevamo comunicare quello che avevamo dentro con una lingua che fosse fruibile ai più e quindi abbiamo deciso per l’italiano. È nato un po’ così, in sala prove ci siamo trovati senza decidere che cosa fare, i contenuti sono arrivati dopo, abbiamo cominciato a suonare e abbiamo visto quello che usciva. Volevamo comunicare. Il disco parla della condizione di ragazzi che hanno attraversato l’adolescenza a cavallo dei 2000, che oggi scavallano i vent’anni e arrivano ai trenta. È il momento in cui tutti, anche chi ha fatto l’università comincia ad immettersi nel mondo del lavoro. Il momento in cui si diventa grandi. Il fatto di essere “sulle punte” vuole essere una figura retorica per rappresentare il voler sembrare più grandi di quello che si è, perché nessuno di noi ci può nascondere quanto ne abbiamo voglia, ma anche quanto non siamo pronti ad affrontare le sfide della vita. Come non si è pronti ad affrontare i venti, non si è pronti neanche ad affrontare i trenta. Noi ci stiamo affacciando a quell’età ed abbiamo deciso di riflettere su questo.

  • K: In un mondo come il nostro è un po’ difficile questo passaggio, in cui si deve dimostrare agli altri la propria maturità, l’essere grandi.
  • C: È difficile anche perché è difficile far valere il proprio pensiero, siamo in un mondo in cui è tutto nell’etere, vuoi i social network, che sono utilissimi da un lato, ma dall’altro ci schermano dalla vita reale, e finiamo per nasconderci anche dietro a quelli, così poi quando uno ha qualcosa da dire ecco che si confonde del tutto. Noi, senza la presunzione di avere per forza qualcosa da dire d’interessante, vogliamo semplicemente fare uscire la nostra voce e farla sentire forte.

  • K: Voi siete un progetto nato da poco, dall’autunno 2016 circa. Non a caso siete stati presentati come la novità assoluta del festival. Ci domandavamo: ma in questo periodo così breve ma anche così intenso cosa è accaduto? Cosa avete imparato in quasi due anni di lavoro insieme?
  • C: Io credo che suoniamo tutti da un sacco di tempo. Arrivati ai trenta ormai è tanto che suoniamo. Comunque quando fai il musicista non smetti mai d’imparare. abbiamo sempre avuto progetti eppure da quando abbiamo iniziato con questo le realtà sono nuove, le situazioni sono nuove, le dinamiche sono nuove, anche tra di noi rispetto ad altre band in cui eravamo prima. Questo secondo me è anche un po’ il bello del fare musica. Ci si conosce tutti da tanti anni, eravamo amici già prima dell’inizio del progetto ed è fondamentale per la nostra visione del fare musica l’essere amici. Questa cosa è importante perché anche quando ci troviamo a discutere e a scornarci per trovare delle soluzioni per il bene del gruppo, il fatto di avere dell’affetto che ti lega agli altri è un valore importante. Considera che quando abbiamo fatto il disco, che è stato prodotto da Karim degli Zen Circus, che ci ha fatto da maestro, indirizzandoci un po’ sulle scelte migliori per la strada dell’italiano, che per noi era una novità. Ogni volta che vai in una città, che tocchi un festival, impari qualcosa di nuovo. conoscere le altre band, l’organizzazione, voi, è un bagaglio che ci portiamo dietro e la cosa principale per cui noi suoniamo è questa: andare in giro, conoscere gente, suonare insieme, divertirci, trasmettere qualcosa e, allo stesso tempo, apprendere qualcosa.

  • K: Che cosa vorreste trasmettere?
  • C: Che il Rock N Roll non è morto, figa! In questo periodo storico siamo un po’ fuori dal coro perché comunque, nonostante si faccia musica in italiano, ci rendiamo contro quando andiamo in giro che tanta gente non ci conosce però si ferma apprezza, ascolta il concerto, quindi quello magari è dettato dal fatto che cantando in italiano la gente capisca di più il testo, non lo so. Ma le Chitarre in questo momento storico vedo che stanno un po’ morendo e noi a questa roba qua ci crediamo ancora. Siamo cresciuti con le chitarre e moriremo così.

  • K: Alla musica italiana di oggi manca un po’ la grinta, la pacca e la forza che dimostrate voi quando siete sul palco e fate le vostre cose. è una cosa di cui senti la mancanza quando sei ai concerti.
  • C: Questa è una cosa che apprezzo e mi fa piacere che ci sia ancora qualcuno che la pensa così, perché secondo me viene data poca voce a questa cosa,  nel senso ormai entriamo in un mondo che è fatto dai talent show, di facebook, di youtube, delle visualizzazioni che fai su quei canali lì. io sono convinto che sia giusto dare voce a tutti, anche in radio. Io sono tornato stamattina dalle ferie e durante le ferie in radio ho ascoltato tutto il tempo 5 canzoni. Le solite che ti fanno sentire per tutta l’estate. Se mettessero dei pezzi non per forza nostri, ma anche qualsiasi altra cosa, tipo i FASK, gli Zen Circus, i Ministri io credo che la gente comunque lo apprezzerebbe. Il mercato però detta questa cosa che forse è più facile e mi dispiace perché credo che di gente con in mano una chitarra che abbia voglia di fare ce ne sia ancora. io ricordo quando a 13 anni ho preso il basso in mano per la prima volta ed ero entusiasta! Vorremmo conservare la pluralità di voci nella musica. Prendete Luca ad esempio (Generic Animal ndr.), lui fa una cosa totalmente diversa dalla nostra, ma spacca!

  • K: Il bello del festival è un po’ anche questo, che è riuscito a mantenere una certa eterogeneità. Ce n’è per tutti i gusti.
  • C: Guarda, non è scontato che noi ringraziamo il pubblico per come si è posto durante il concerto. Il pubblico di stasera, a mio avviso, è estremamente educato alla musica. Abbiamo suonato noi che facciamo Rock abbastanza pestato, la gente era sotto presa bene e adesso sta suonando lui che fa una roba totalmente diversa e i ragazzi sono ancora sotto ad ascoltare. Trovare situazioni così per noi è una vittoria. Bisogna ascoltare tutti perché tutti hanno qualcosa da dire.

  • K: Il Parco ormai è tanti anni che porta avanti le stagioni musicali. Ha dato spazio a tantissimi artisti, alcuni che poi sono diventati famosissimi, per esempio i Ministri, i Linea 77, i Marta sui Tubi. Questo è un posto che in un circuito un po’ più underground ha dato spazio a tutti e sempre a costo zero per il pubblico.
  • C: Noi veniamo giù da Brescia e non ci aspettavamo assolutamente un calore del genere soprattutto in una sera in cui l’headliner fa una roba completamente diversa. Siamo scesi dal palco col sorriso perché abbiamo detto “cazzo sì, è così che deve essere!”.

  • K: Avete qualche ricordo bello, qualche aneddoto tratto dai vostri tour che ci vorreste raccontare?
  • C: Noi difficilmente ci lamentiamo, per noi già la possibilità di suonare dal vivo è comunque una cosa grossa. Ci siamo fatti il tour questa estate ed è stato veramente coi fiocchi. Di solito noi ci divertiamo così tanto che non ci ricordiamo più il giorno dopo. Un momento veramente bello è stato il calcetto dopo il sound-check a Brescia, al Crazy Cow, in cui abbiamo rischiato di buttare giù il mixer. Questo è uno dei festival in cui ci siamo trovati meglio. Qui ci sentiamo a casa anche se siamo a 400 km di distanza.

  • K: Voi siete entrati da poco sulla piazza. In che rapporto siete con le altre band della scena musicale italiana?
  • C: Abbiamo qualche amico anche in gruppi più conosciuti di noi, come ad esempio Karim degli Zen Circus, ma di base siamo un po’ dei compagnoni. A noi non piace una volta finito il concerto chiuderci nel backstage, preferiamo stare sotto palco, conoscere gente. Cerco questo ti porta spesso alle 4 di mattina a raccogliere gente che è finita dappertutto, ma permette anche di creare situazioni simpatiche. In 6 mesi di tour siamo diventati molto amici con I Botanici, abbiamo conosciuto bene i Voina, gli Endrigo che sono nostri compaesani. Non dimenticherei assolutamente il calcetto notturno con i FASK. Molto notturno poi: alle 3 di notte, campetto in terra rossa con le luci spente.

  • K: Ce lo fate un saluto al nostro sito?
  • C: Madonna sì! Un grandissimo ciao ai ragazzi di Koinervetti, vi mandiamo un bel limone! Complimenti per il festival!

Condividi con #KoinervettiSocial


About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *