#ATuPerTu con Elia Carletti

Koinervetti entra nel mondo industriale ed esoterico della musica con Rōnin (alias Elia Carletti) e non solo, attuazione della ribellione verso le produzioni popolari.

1) Perchè il progetto ha questa nome? Come mai tanta influenza asiatica?

“Il nome del progetto è Rōnin, cioè ‘Samurai senza padrone’. Questo perchè mi è sempre piaciuta la figura del samurai, per le sue dinamiche e per la filosofia che gli appartiene, anche se non mi piace la sua sudditanza verso un padrone (anche se nella cultura asiatica è positivo). Parlando sempre di ‘nomi’, ricordo anche Daisho (di un mio collaboratore, Domiziano Panichi) che richiama la sua arma per eccellenza, la sua anima: l’insieme di Wakizashi e Katana. Ho iniziato questo progetto perchè sono sempre stato appassionato di musica, ma ho sempre rifiutato la sua ‘faccia commerciale’, perchè credo che la musica stessa sia nata come forma di ribellione e per questo dovrebbe rimanere tale, senza che il lato economico prenda il sopravvento. A parer mio, un progetto nato per ‘far soldi’, non parte con il piede giusto. La mia musica è un ‘urlo sociale’! 

Il lato Underground delle cose mi è sempre piaciuto, a 360° (vedi film horror, splatter ed in generale, ciò che di provocante trovo nelle cose). Questo mi porta anche a fare un consistente uso della simbologia, che ho impresso anche nel mio corpo con dei tatuaggi che scindono il logo degli Illuminati in un occhio ed in una piramide.

La forte influenza asiatica mi caratterizza perchè non credo che essendo nato in occidente abbia il dovere di avere un pensiero prettamente occidentale. Quindi, ho deciso di applicare alcuni aspetti della cultura nipponica (in particolari quelli spirituali, più che etico-sociali)”

2) Quali sono le principali influenze e fonti d’ispirazione?

“Il lato della musica che preferisco e quello più “hard”, a partire dal rock, fino al metal, passando per la techno: tutto ciò che di estremo si può avere. Ascolto però anche tanta musica classica e psichedelica. Insomma, le mie scelte sono sempre state o ‘bianche’ o ‘nere’. ”

3) Di che genere specifico consideri le tue produzioni?

“Posso dividerle in varie categorie, più o meno ampie partendo dalla musica elettronica, spostandomi poi verso l’ambito Techno. Da quest’ultima, mi sono ‘specializzato’ maggiormente nell’Industrial Techno (la quale ha sonorità molto industriali, ‘macchinose’ e distorte ma al contempo ‘pacifiche’). Il connubio che intendo creare è quella tra bianco e nero, luce e tenebra. Quindi si possono considerare come insiemi di sottoculture, ‘mixate’ tra di loro.

Ho anche una profonda passione per le colonne sonore di film perciò cerco di dare delineare delle storie, per far diventare ciò che produco una sorta di ‘film musicale’.”

4) Cosa speri possano trasmettere a chi le ascolta?

“Sicuramente chi ascolta le mie tracce non andrà in estasi sensoriale per poi addormentarsi, in quanto adrenaliniche. Perchè, per la musica che faccio penso che quello che dovrà trasmettere sarà adrenalina. Anche chi non apprezza il genere, capta i messaggi che intendo dare all’ascoltatore.

Vorrei dare una certa carica a chi ascolta perchè negli ultimi anni, a perer mio, questo genere ha attirato sempre più persone, quindi ha perso un po’ di fascino. Perciò vorrei riportare quel ‘fomento’ del passato.”

5) La Techno è spesso associata a “rumore”, perchè secondo te?

“La Techno è nata negli anni 90 come forma di ribellione, e da Detroit si è espansa nel mondo con tanti sottogeneri. Si intende quindi che sotto questo ‘rumore’ ci sia tanto lavoro, storia, mercato musicale e strumentazioni. Per me, il ‘rumore’ in se, è anni luce avanti ad una canzone commerciale!

Considerare le mie produzioni ‘rumore’ non la considero una critica proprio per questo!

6) Come descriveresti il tuo percorso musicale?

Rōnin è nato come DJ. Tuttavia, non mi considero un DJ, come tanti altri, che semplicemente comprano una traccia e la mettono a tempo con un software. No, il significato di DJ è ‘Disk Jockey’, cioè colui che ‘gioca con i dischi’, che li mette a tempo. Quindi non suona, mixa e ricrea.

Io ho iniziato da autodidatta, con delle tracce, divertendomi a metterle a tempo. Piano piano le mie abilità sono cresciute ed ho iniziato con le prime serate, ma sentivo il bisogno di qualcosa di più ricercato, di mio.

Quindi mi sono approcciato alla produzione tramite PC (quindi non sono un musicista classico), la quale non ha lo stesso effetto se fatta da chi ha studiato musica e suona dei strumenti.

In seguito ho iniziato delle collaborazioni ‘strumentali’ dalle quali è nato anche un album (Spiritual Pollution,che però è solo al PC) e che vorrei far sfociare in esaltanti serate in cui il mio mondo e quello strumentale si fondono. Perciò posso dire di essere nato come DJ e diventato un musicista (elettronico). Da qui è nato Shunga.”

7) Alcuni live in programma?

“Abbiamo già fatto qualche live a Sansepolcro e dintorni (vedi la presenza allo Human Evolution Festival). Adesso stiamo pensando di spostarci verso Bologna e Rimini (dove comunque siamo già stati presenti, in particolare a Misano Adriatico al Wave, come apertura degli Horskh, gruppo francese alla sua prima data italiana).”

8) Progetti futuri?

“Posso parlare di produzioni: stiamo lavorando su un album per Shunga e personalmente sto pubblicando nei vari store nel web un album (‘Lo Senti Distorcere‘, che è strumentale) fatto interamente con il distorsore DS1 (EP di 4 tracce più un intro di 20 secondi) quindi colmo di sonorità distorte, oltre ad un altro con Mhoku (Marco Cosentino) e la sua chitarra elettrica. Non tralasciando le pubblicazioni su SoundCloud divise in diverse categorie ed improvvisazioni.”

9) Un saluto a Koinervetti:

“Ringrazio Koinervetti dell’opportunità. Continuiamo a supportare sempre l’Underground e… Bella Carpentieri!”

 

 

 

 

 

 

 

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