#ATuPerTu con CIMINI

Per chiudere in bellezza i tre giorni di concerti al Parco Roccolo è salito sul palco il cantautore CIMINI (al secolo Federico Cimini), il quale dopo uno show senz’altro frizzante e divertente, ha accettato di venire a scambiare due parole con noi. Nel frattempo ci ha preso gusto e la cosa ha preso piede. Mettetevi comodi perché ci ha raccontato un sacco di cose.

  • K: Com’è andato il viaggio? Ti hanno rubato il cuore in autogrill? Cosa pensi della mitica A14?
  • C: Il viaggio è andato bene, ieri eravamo a Fermo, però più in generale, al di là del posto, sto vivendo un sogno. Io non ho molte ambizioni riguardo la popolarità, però sto vivendo una di quelle cose che da bambino puoi sognare. Il fatto di suonare tutti i giorni in giro per l’Italia è una cosa che… Vi posso chiedere un altro gin tonic per favore? (*ridiamo tutti*) Sì, è una figata. Io ho sempre suonato, proposto le mie canzoni, ma ora, grazie ad alcune persone che si sono sentite come me quando le ho scritte, posso permettermi di andare a suonarle dappertutto ed arrivare perfino qui a San Giustino! Mi hanno rubato il cuore in autogrill? Ecco, quella è un po’ una metafora, perché quella canzone, sono sincero con voi, è una canzone per me molto amara. Come tutte le canzoni che scrivo, anche questa, che sembra un po’ fresca, simpatica, per me in realtà è una canzone amara perché alla fine parla del fatto che un amore a volte può durare il tempo di un aperitivo o di una sosta in autogrill, e quindi un po’ la fantasia gioca e ci si ruba il cuore in autogrill, si rubano le Coca-Cola e succedono varie robe fugaci. In realtà non m’innamoro di più al supermercato, a fare la spesa all’Esselunga, con le luci bianche, un posto che sembra freddo, però vedo un sacco di ragazze che dici: “Wow, quasi quasi la inseguo!”. Chiamatemi pure pervertito. Per quanto riguarda l’A14, è un’autostrada che ho scoperto da poco, perché io sono calabrese. Nei viaggi che ho fatto, tipo Cosenza-Bologna, ho usato tutte le autostrade che invece ti portano dall’altro lato dell’Italia, invece l’A14 mi piaceva come titolo sia perché suonava bene, ma anche perché ci ho trovato un significato, essendo la Bologna-Taranto la strada che costeggia il mare. A me piace molto perché per un terrone come me stare a Bologna tanti mesi all’anno e non vedere il mare è difficile. Mi dava un’immagine bellissima e su consiglio di un mio amico le abbiamo dedicato una canzone.

  • K: Com’è essere stato scelto come headliner di questo festival? Che affetto fa chiudere l’evento?
  • C: Non me la vivo come un’esperienza simbolica. Voi ve la vivete, vivete questo posto, quindi anche se per me è una data di tante, quasi 42 che abbiamo fatto questa estate, una sessantina da marzo a settembre, nonostante questo devo cercare di essere coerente anch’io. Noi cerchiamo di dare il massimo ad ogni concerto che facciamo, spesso quando sei in una fase di crescita e giri per l’Italia trovi molte emozioni contrastanti tra il pubblico che però capisce sempre di più. Non vedo mai le stesse facce ma sento che il mio pubblico è sempre un unico cuore. E poi ci sono delle emozioni contrastanti tra i gestori, c’è chi dice “va bene lo mettiamo in questa fascia oraria” perché vogliono sfruttare al meglio questo artista. Io mi sono posto questa idea: sia che suono a casa mia, la mia nuova casa a Bologna o a casa mia in Calabria cerco di non fare favoritismi perché io lo faccio per me e lo faccio per le persone che capiscono le mie canzoni. La vetrina a me non piace tantissimo, anche se devo dire che riuscire a chiudere l’edizione di un festival al quale molte persone tengono, molte persone come voi che se la vivono, per me è una figata. Mi riempie di felicità. Anzi, grazie! Posso dire “grazie”?

  • K: Certamente! Anzi, prego! Senti, un’altra domanda riguarda ovviamente l’album “Ancora Meglio”. Potresti raccontarci questo disco? Sappiamo anche come l’uscita di questo lavoro sia stata supportata da tanti tuoi colleghi. C’è stato tanto sentimento dietro questo disco!
  • C: In realtà questo disco è un bisogno d’affetto da parte mia. Non una carenza, ma perché, vedete, io ho trent’anni, quindi un po’ di esperienza ce l’ho e nella mia esperienza, nella mia crescita mi sono sempre lasciato accompagnare dalla musica. Ho fatto molte cose, con coerenza e con incoerenza, però, dallo sport alle esperienze con gli amici a varie passioni che sono passate e sono finite, la musica è quella cosa che ho lasciato sempre andare e mi ha accompagnato sempre. Ho suonato in giro, mi sono proposto nel corso della mia carriera, fino ad arrivare a costruire qualcosina. Con altra etichetta ho pubblicato dei dischi, lì avevo ancora il mio nome per intero, però poi mi sono accorto che quando la musica diventa un mestiere, anche un prodotto, è giusto che venga accompagnata dalle persone giuste. C’è bisogno di un supporto morale quotidiano. Non voglio addentrarmi nei motivi, ma ad un certo punto ho notato di non avere quel supporto emotivo, in più ho notato che non mi divertivo. Quando smetti di divertirti fare le cose per abitudine o per noia è una cosa troppo forzata. Così ho deciso di lasciare e sono stato male, so stato triste. Così mi sono chiuso in camera, ho comprato un pianoforte, strumento che non avevo quasi mai suonato se non da bambino, e ho scritto delle canzoni. Lo suonavo proprio male il piano, mi basavo solo su alcune canzoni che conoscevo come “Imagine” di John Lennon, e forse proprio in quel momento mi è venuta in mente “La Legge di Murphy”, una chiave per sopravvivere, per stare meglio. Volevo solo sfogarmi, non pensavo al prodotto, tanto la musica l’avevo lasciata. Così ho capito che avevo bisogno di conforto e di confronto con altre persone. Nella mia vita a Bologna ho conosciuto diverse persone che fanno questo lavoro qui, come Lodo dello Stato Sociale, e mi ha aiutato moralmente anche Brunori. Abbiamo fatto una cena insiame in Calabria, io gli ho chiesto consiglio e lui si è offerto di aiutarmi. Così lui ha portato il materiale a Lodo, il quale ha proposto di farlo sentire ai ragazzi di Garrincha Dischi e ne è uscita la forza di pubblicare altro. Abbiamo registrato e ne è uscito questo prodotto appetibile secondo questi ragazzi che ne sanno più di me e abbiamo deciso di pubblicarlo per Garrincha Dischi. Dopodiché è uscita “La Legge di Murphy” che ha destato molto interesse. Credo che questo disco siano delle parole da capire e con piacere noto che qualcosa sta succedendo.

  • K: Cosa vorresti dire a tutte queste persone che ti hanno supportato?
  • C: Gli vorrei dire che quando vengono ai miei concerti non devono rubare le birre dal frigo, perché poi finiscono e io non so cosa bere.

  • K: Cosa sarebbe potuto andare ancora meglio?
  • C: Niente. Questo disco non è una velleità, si chiama “Ancora Meglio” perchè viviamo in tempi in cui c’è una competizione assurda fra tutti. Ognuno, grazie ai social ed al progresso in generale, sembra poter arrivare dove vuole, anche se in realtà non è così che funziona. Il successo invece va conquistato: se si scrive una bella canzone non basta diventare famoso. Io invece, scrivo canzoni per necessità, per il bisogno di dire qualcosa, non per mettermi in competizione con altri artisti.

  • K: Invece, cosa sarebbe potuto andare “storto”?
  • C: Se avessi accettato con rassegnazione un momento di disagio e tristezza forse qualcosa sarebbe andato meno bene. Magari in questo momento sarei a casa mia… Insomma, se non ci avessi provato probabilmente tutto sarebbe andato peggio.

  • K: Un commento sulla location del Roccolo?
  • C: Ogni tappa del tour ha avuto ed avrà il suo fascino, ma questo parco è bellissimo! La cosa più interessante è la presenza di quella che somiglia ad una pista da ballo, sicuramente molto bello quindi.

  • K: Un saluto a Koinervetti?
  • C: Ciao ragazzi di Koinervetti (anche quelli senza nervetti, perchè non c’è bisogno di essere nervosi in generale), abbiamo fatto un’intervista lunghissima! Uscirà quindi presto un libro e leggetelo tutto perchè mi sono confessato! E’ stato molto bello, anche perchè avevo bisogno di parlare. E’ stato una terapia intensiva!

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About Nicolò Guelfi

Sono uno studente di filosofia presso l'Università degli studi di Siena. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico "Città di Piero" di Sansepolcro (AR). Appassionato ascoltatore e musicista, spero di poter mettere al servizio dei lettori la mia personale esperienza per aiutare tutti ad approfondire e divulgare la conoscenza della musica "di qualità", perché, parafrasando Oscar Wilde, non ha senso operare altre discriminazioni se non quella tra "musica fatta bene" e "musica fatta male".

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