#ATuPerTu con Andrea Settanni

Koinervetti si immerge negli scatti di Andrea Settanni, appassionato fotografo fin dall’infanzia. In questa #Koinerview parla di se e dei paesaggi “catturati” durante la sua esperienza.

1) Da dove deriva questa tua passione per la fotografia?

Il mio interesse per la fotografia è cresciuto gradualmente, quando da piccolo andavo con i miei genitori in vacanza sulle Dolomiti ero solito portare con me una piccola fotocamera compatta celeste della Panasonic. Ne ero talmente affezionato che, quando smise di funzionare, riuscii a convincere i miei a comprarmene una identica a quella. Per me comunque è sempre rimasto soltanto un interesse fino ad agosto del 2011… Pochi giorni prima della consueta partenza per le Dolomiti stavo aiutando i miei genitori a fare un po’ d’ordine tra gli scatoloni di cianfrusaglie del fondo di casa nostra, quando comincio a rovistare in una scatola piena di vecchie diapositive e trovo una vecchia fotocamera reflex, una Olympus OM-1 a pellicola. E’ stato amore a prima vista ed è così che è veramente cominciato tutto. Alla partenza per le vacanze l’avevo già sistemata e caricata, le migliori foto di quel primo rullino le ho ancora appese in camera.

2) Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

Diciamo che prediligo la fotografia paesaggistica perché è il genere nel quale ho più esperienza, nonostante abbia cominciato a scattare “seriamente” da poco più di un anno e mezzo. Mi piace particolarmente scattare fotografie di boschi, cascate, laghi, montagne, albe e tramonti e, in particolare, la Via Lattea. Mi piacciono molto anche la ritrattistica e la street photography ma quella che mi affascina di più tra le due è senz’altro l’ultima, è quel genere che più di tutti mi fa capire veramente come la bellezza si possa percepire anche nell’ordinario.

3) Quanto tempo dedichi a questa passione?

Purtroppo o per fortuna adesso frequento la facoltà di fisica dell’università di Pisa, quindi il tempo che posso ritagliarmi per la fotografia è molto poco, scatto principalmente nei fine settimana ma in qualche modo riesco sempre a trovare il tempo di essere presente nei social, di cercare ispirazione da altri o di tenermi allenato, del resto ho una pagina web dove pubblico esclusivamente fotografie estemporanee scattate con il mio smartphone… Diciamo che è una sorta di progetto personale/esercizio per allenare l’occhio.

4) Cosa provi riguardando i tuo scatti?

Beh, che dire… Dipende! Ovviamente ci sono alcuni scatti più o meno recenti che ritengo particolarmente validi o che associo ad una bella esperienza e che, per questo motivo, mi comunicano sensazioni positive. Devo però ammettere di essere molto critico nei confronti delle mie fotografie, soprattutto quelle meno recenti, ma non credo sia un difetto: credo anzi che un pizzico di autocritica serva sempre, è il primo passo verso un eventuale miglioramento. Molto spesso mi è capitato di voler aspettare a pubblicare uno scatto in particolare finchè non fossi stato in grado di sfruttarne al massimo le potenzialità.

5) Quali foto fatte riguardi con maggior piacere? Faresti una top 5 delle tue preferite?

Essendo la mia passione per la fotografia nata sulle Dolomiti, gli scatti che forse apprezzo di più fra tutti sono quelli delle Tre Cime di Lavaredo, tra il Veneto e il Trentino Alto-Adige.
Adessi la mia fotografia preferita è senz’altro “Atlas”: raffigura il Rifugio Locatelli e le Tre Cime sotto il cielo stellato e parte dell’arco galattico. La cosa che mi piace di più della foto non è tanto la Via Lattea, quanto la luce del tramonto lunare che illumina le montagne e il rifugio di un mix di luce diretta e soffusa, quasi irreale.

La mia seconda preferita è “After the Storm”: è stata scattata a venti minuti da casa mia, nella strada che congiunge Sansepolcro al Passo di Viamaggio. Le tracce delle ruote che guidano l’occhio verso la parte “fredda” dell’immagine e il contrasto di quest’ultima con il tramonto “caldo” sulla destra sono il dettaglio che preferisco.

La terza è “Dream”, scattata a Calafuria, a mezz’ora di autostrada da Pisa… Poche volte in vita mia ho visto tramonti più intensi di quello!

Subito dopo c’è “Breath”, la più vecchia tra queste cinque: è stata scattata nel lontano ottobre 2013 (sembra passata un’eternità!) nei pressi di Caprese Michelangelo durante una breve gita domenicale con i miei genitori… Sono tornato più volte in quello stesso punto ma non ho mai ritrovato una luce simile!

L’ultima è invece “Crystallized”, scattata a Cogne, Valle d’Aosta, nel dicembre 2015. Di questo scatto apprezzo particolarmente la geometria: mi dà una sensazione strana, quasi di bidimensionalità, ma allo stesso tempo il chiaroscuro forte fa capire che non si tratta semplicemente di una superficie piatta, quasi come in un bassorilievo. C’è comunque da dire che c’è un dettaglio in particolare che non arriva del tutto all’osservatore attraverso lo scatto: quel giorno era maledettamente freddo!

6) Entrando nella tecnica: che strumentazioni usi?

Oltre alla mia collezione di macchine a pellicola (la mia vecchia Olympus OM-1, una Kodak Brownie, una Polaroid, una Nikon FM e una Rolleicord di mio nonno) dispongo anche di una Nikon D610 con tre obiettivi: un ultragrandangolare della Tokina, il 16-28mm f/2.8, ottimo per la paesaggistica e, in particolare, per l’astrofotografia (è il mio preferito); un 50mm f/1.8 della Nikkor, un must-have per qualsiasi appassionato, versatilissimo, leggerissimo e con uno sfocato veramente piacevole; un 85mm f/1.8 Nikkor, pensato come teleobiettivo da ritratto, è in realtà incredibilmente versatile in diversi ambiti, dalla fotografia d’eventi al paesaggio. Ovviamente per la paesaggistica è fondamentale il mio treppiede e, forse ancor di più, Adobe Lightroom e Adobe Photoshop!

7) Quali sono le tecniche che preferisci?

La tecnica che uso più spesso (soprattutto per paesaggi, anche se mi è capitato di applicarla in altri ambiti) è l’HDR (o High Dynamic Range): si tratta di un particolare metodo di elaborazione che si può eseguire nei modi più disparati ma che, fondamentalmente, consiste nel fondere parti di più esposizioni di una stessa scena di modo da ottenere un’immagine, che sarà la base per l’editing, che sia il più verosimile possibile, ovvero che “emuli” il comportamento dell’occhio umano rispetto alla differenti intensità della radiazione luminosa. Un’altra tecnica (da applicare con molta attenzione per evitare di “stravolgere” lo scatto) che uso spesso è la teoria dei colori, che in buona approssimazione si può considerare la stessa che applicavano gli impressionisti di fine Ottocento nei loro dipinti: tramite la manipolazione di luminosità, tonalità e saturazione di ciascun colore fondamentale, l’occhio dell’osservatore viene “guidato” attraverso la scena in base alla temperatura dei colori (caldo come vicino, freddo come lontano, etc.) e alla loro reciproca armonia. Esistono infatti delle combinazioni più “piacevoli” alla vista di altre, come i colori complementari e tutte le concatenazioni derivate di questi ultimi. La fotografia è sì un’arte ma anche una scienza e capire l’alfabeto che ne sta alla base è secondo me fondamentale al fine di sviluppare la propria espressione artistica.

8) Dedicheresti una foto a Koinervetti?

Certamente! Questa è una fotografia che scattai a Firenze circa due anni fa, davanti al Palazzo della Signoria… Mi ha colpito particolarmente questo bambino che “giocava” con questo raggio di luce, saltando da un estremo all’altro. Per me rappresenta la fotografia in sé, in quanto, in un certo senso, anche il fotografo cerca di “giocare” con la luce… In questo caso voglio dedicarla a voi e a questo spazio da voi creato, dedicato alla creatività e alla libera espressione. Mi auguro che questa meravigliosa realtà che avete costruito assieme possa continuare ancora per molto tempo!

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