Android: la storia del robottino verde più famoso al mondo

Android: la storia del robottino verde più famoso al mondo

28 Gennaio 2019 Di Andrea Rossi

Sono passati oltre 10 anni dal lancio sul mercato del primo smartphone con a bordo il sistema operativo Android e di strada ne è stata fatta davvero tanta. La scommessa del team di sviluppo è stata quella di puntare sull’Open Source, rendendo libere le sorgenti software del sistema operativo.

Questa è stata una vera e propria controtendenza in un mondo in cui tutti i produttori utilizzavano sistemi proprietari e chiusi. Vediamo quindi di ripercorrere la storia di Android, il sistema operativo che è presente a bordo di 8 smartphone su 10 nel panorama mondiale.

Android: dalle origini al dominio del mercato mondiale

Il sistema operativo del robottino verde ha i suoi albori nel 2003, sapientemente modellato dalle mani di Andy Rubin, Rich Miner e Nick Sears, che avevano fondato assieme la società Android Inc.

All’inizio le operazioni furono segrete e basate esclusivamente sulla parte software. Nel 2005 però Google, interessato ad entrare nel campo della telefonia mobile, acquistò Android Inc. incorporando l’azienda nella propria sede a Mountain View. Da questo momento il progetto riceve nuova linfa vitale, procedendo verso la direzione Open Source e utilizzando un kernel Linux, scelta tuttora in essere.

Android

Nel 2008 vede finalmente la luce HTC Dream, il primo dispositivo mobile a utilizzare a bordo il sistema operativo Android, in versione 1.5 Cupcake. Da allora è stata una vera e propria cavalcata verso il successo, con una crescita annuale davvero strepitosa e un parco smartphone che conta centinaia di modelli. 

Tutte le versioni di Android presentate fino ad ora

Dal 2008 a oggi Android ha subito main update, ovvero aggiornamenti che impattano maggiormente sulle funzionalità, con cadenza annuale. Questo significa che, come avviene per la maggior parte dei produttori, il sistema operativo del robottino verde guadagna ogni 12 mesi nuove funzionalità e patch di sicurezza.

La cosa più simpatica che riguarda i nomi delle versioni di Android è sicuramente la loro genesi: ogni nuova release infatti porta il nome di un dolce. Le spiegazioni a questa singolarità potrebbero essere davvero molte ma in realtà nemmeno lo staff di Google conosce con certezza il perché: sembra infatti che sia iniziato tutto per scherzo e che questa consuetudine sia stata poi portata avanti negli anni.

Quelli che vedete nell’immagine sono tutti gli avatar che fino a questo momento hanno accompagnato Android. Oltre ad essere davvero carini, sono diventati anche un ossessione dei collezionisti, in quanto facilmente reperibili online. Di seguito, per chi volesse approfondire la propria conoscenza di questo argomento, lasciamo tutti i nomi delle versioni Android con il link al loro relativo approfondimento.

Android e le differenze con iOS

Quando si parla di smartphone è lecito, nella maggior parte dei casi, contrapporre Android ad iOS, il sistema operativo che è presente a bordo degli iPhone prodotti da Apple. Le differenze infatti, soprattutto per quanto riguarda la filosofia che li contraddistingue, sono davvero tante. Si tratta di due ecosistemi agli antipodi che, entrambi con pregi e difetti, svolgono il loro lavoro in maniera differente.

iOS è infatti sviluppato esclusivamente per iPhone e presenta diversi limiti per quanto riguarda le operazioni che non sono espressamente incluse nel codice del sistema operativo. Al contempo però, grazie soprattutto al rapporto diretto fra produttore e smartphone, consente agli utenti di sperimentare una fluidità e una cura difficilmente riscontrabile in altri prodotti.

Android invece è presente su centinaia di smartphone diversi e questo è forse il suo più grande limite. In questo modo infatti si deve adattare a un numero enorme di componenti tecniche e prestazioni differenti, dovendo racchiudere un numero di dispositivi molto più elevato rispetto ad Apple. Rispetto al passato però, la frammentazione del sistema operativo è stata notevolmente ridotta, anche se non può ancora competere con quella del sistema operativo iOS.

Come è facile notare dai due grafici soprastanti, a ottobre 2018 iOS 12, l’ultima versione del sistema operativo Apple, era presente nel 60% degli iPhone attivi. Nello stesso periodo invece l’ultima versione di Android non è ancora entrata in classifica e lascia spazio alle edizioni precedenti, ancora presenti con una percentuale significativa.

Nexus, una famiglia caduta nell’oblio

In passato Google, proprietaria del sistema operativo Android, aveva già provato a realizzare una serie di smartphone “fatti in casa”, i Nexus, che aveva riscosso un notevole successo.

Android
La serie completa Nexus

Questi dispositivi venivano prodotti in collaborazione con i top player del mercato (Samsung, LG, Motorola) e racchiudevano al loro interno una serie di caratteristiche davvero interessanti. Oltre ad avere un rapporto qualità/prezzo vantaggioso infatti, erano i primi a ricevere gli aggiornamenti del sistema operativo e implementavano una serie di funzioni esclusive.

Purtroppo però Google ha deciso che questa serie davvero degna di nota non era abbastanza redditizia e ha chiuso il progetto Nexus nel 2014. Questa è stata una decisione, almeno per chi fluttua attorno all’universo tecnologico, davvero incomprensibile ma è stata in parte rivista poco tempo dopo.

Google Pixel: lunga vita al re!

Il 2015 è infatti l’anno della presentazione di due nuovi smartphone, Google Pixel e Google Pixel XL. Questi dispositivi Android rivoluzionano nettamente la loro fascia di mercato, andando ad introdurre delle caratteristiche tecniche da top di gamma e una parte software estremamente curata.

Google Pixel
Google Pixel e Pixel XL

Il successo a livello di mercato è stato però modesto, soprattutto a causa dei prezzi nettamente più alti rispetto al passato. Google però non si è data per vinta e nel 2017 ha presentato gli eredi di questo progetto: Google Pixel 2 e Google Pixel 2 XL.

Android
Google Pixel 2 Pixel 2 XL

I punti di forza di questo nuovo smartphone sono senza dubbio rappresentati dal sistema operativo “fatto su misura” e dalle prestazioni davvero incredibili della fotocamera che hanno lasciato gli avversari con un palmo di naso. I prezzi di vendita però si sono rivelati ancora più salati rispetto al modello precedente, frenando un po’ le vendite di quello che poteva essere uno smartphone quasi perfetto.

Non finisce qui però la storia di Google Pixel perché nel 2018 vengono presentate la versione 3 e la versione 3 XL.

Google PIxel 3
Google Pixel 3 e 3 XL

Anche in questo caso vengono compiuti numerosi passi avanti rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda la dotazione tecnica, con l’introduzione del processore Qualcomm Snapdragon. Un ulteriore step forward riguarda anche la fotografia: nonostante il sensore cambi pochissimo rispetto al modello precedente, a livello software vengono introdotte nuove funzionalità che rendono Google Pixel 3 e 3 XL due dei migliori cameraphone presenti sul mercato.

Un futuro tutto in divenire

Il futuro di Google e di Android sembra al momento davvero luminoso, con uno share di mercato entusiasmante e proiezioni ancora più rosee per il prossimo anno. I problemi da risolvere però, soprattutto per quanto riguarda l’esperienza utente, non sono pochi. Uno fra tutti è la rapidità degli aggiornamenti che vengono spesso rilasciati tardivamente dai produttori di smartphone.

A questo potrebbe mettere un freno Android One, una versione del software davvero notevole che permette, anche ai produttori terzi, di ricevere update tempestivi direttamente da Google per 18 mesi. Sarà molto curioso scoprire anche cosa porterà con sé Android Q, la nuova versione del sistema operativo che verrà rilasciata nel corso di quest’anno.

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