Alfa Romeo, versione Beta

Quella del ritorno di Alfa Romeo nel circus della Formula 1 è una notizia delle ultime ore (nonostante gli appassionati e i più attenti ne abbiano avuto i sentori già a metà campionato), ma sembra non essere troppo chiara la metodologia con cui si realizzerà questo reinserimento. Onde evitare cocenti delusioni, però, è bene fare chiarezza su cosa significhi tale decisione.

Fonte: formulapassion.it

La livrea provvisoria della prossima Alfa Romeo-Sauber (fonte: formulapassion.it)

Il museo Alfa Romeo di Arese ha fatto da cornice per la presentazione ufficiale della livrea provvisoria che nella prossima stagione di F1 vestirà le vetture della scuderia Sauber, la quale cambierà nome diventando Alfa Romeo Sauber F1 Team. Non è la prima volta che l’equipe elvetica cambia nome in funzione di qualcun altro (risale a 11 anni fa la parentesi BMW Sauber, famosa per il famoso incidente in Canada di Robert Kubica ndr), ma stavolta la notizia ha assunto un’importanza di gran lunga superiore in quanto la protagonista del rebranding è la casa del Biscione, rea di aver passato troppo tempo lontana da un mondo di cui è stata la prima regina: suoi infatti i primi due titoli mondiali della storia della Formula 1, il primo con l’italiano Nino Farina ed il secondo con l’indimenticabile Juan Manuel Fangio.

Nino Farina a bordo dell’Alfa Romeo 158 con cui vinse il primo mondiale di Formula 1 (fonte: formulapassion.it)

Fondamentalmente si parla di rebranding, come già accennato, ma in verità c’è dell’altro: infatti, l’accordo attuale sancisce in primo luogo una main sponsorship del marchio Alfa Romeo sulle vetture di Hinwil ma soprattutto, fattore poco considerato ma decisamente più importante, una stretta collaborazione tra il team di sviluppo della monoposto e gli ignegneri di Arese, il tutto almeno per i prossimi 2 anni. E’ proprio qui che si viene a creare un particolare senso di confusione, potenzialmente foriero di malcontenti immotivati che già nei social si stanno facendo avanti.

Particolare della livrea provvisoria (fonte: sauberf1team.com)

La prima cosa da chiarire necessariamente è che non correrà un’Alfa Romeo: ovviamente, la parte maggiore del lavoro spetterà come di norma al team di sviluppo in Sauber, che sarà però affiancato nella progettazione da una selezione di ingegneri provenienti da Alfa, reduce dai recenti successi di Giulia e Stelvio ed indubbiamente volenterosa di contribuire in maniera attiva ed efficace al progetto. Ciò non significa che vedremo una vera e propria Alfa Romeo da F1 in pista, ma con un po’ di sale in zucca e la giusta dose di diplomazia si potrà comprendere il coinvolgimento di entrambe le parti e (auspicabilmente) godere di un lavoro fatto “a quattro mani” da una scuderia corse insieme con l’azienda dal Cuore Sportivo per antonomasia.

Particolare frontale della livrea provvisoria (fonte: sauberf1team.com)

Il secondo concetto che viene equivocato con facilità riguarda il ruolo dell’Alfa in F1, poiché per alcuni una presenza di questo tipo potrebbe sembrare quantomeno fittizia considerando che l’impiego di risorse nel progetto non è totale. Ebbene, sotto una certa chiave di lettura può essere vero un ragionamento del genere poiché per l’appunto non si tratta di un vero e proprio reparto corse Alfa Romeo, tuttavia è un modo di vedere le cose eccessivamente anacronistico, e lo si può capire facilmente compiendo un paio di ragionamenti:

Charles Leclerc e Marcus Ericsson, i piloti ufficiali per la stagione 2018 (fonte: sauberf1team.com)

  1. Alfa Romeo è un brand che sta rientrando a bomba sul mercato automobilistico con gioielli del calibro di Giulia e (nota personale: purtroppo) Stelvio (altra nota personale: che però ha la sua fascia di acquirenti a giustificarne l’esistenza), e la possibilità di sponsorizzare il marchio all’interno di una vetrina immensa come la F1 rappresenta un’occasione imperdibile, ad ogni costo. Sergio Marchionne, che non è uno sprovveduto, ha quindi preso la palla al balzo tirando fuori dal cappello un’idea geniale come solo un imprenditore di livello avrebbe saputo fare, forte peraltro di una precedente collaborazione quasi decennale tra Sauber e Ferrari, che fece arrivare a Maranello il buon Felipe Massa il quale sfortunatamente mancò di un punto il mondiale 2008 a bordo della Rossa campionessa in carica. E’ importante perciò tenere a mente la necessità primaria, in questo periodo, di mettere in vista il marchio, il che non implica necessariamente un coinvolgimento tecnico a tutto tondo ma potrebbe limitarsi all’estetica della vettura, potenzialmente.

    La Giulia Quadrifoglio Verde, primo frutto della rinascita di Alfa Romeo (fonte: topgear,com)

  2. La Ferrari, per l’appunto. Non si può dimenticare un particolare di rilevanza apocalittica, nonché abbastanza determinante per tutto il discorso fatto finora: Alfa Romeo fa parte di FCA tanto quanto Ferrari, perciò risulta molto complicato se non impensabile mettere in pista 4 vetture che fanno capo alla stessa azienda e che potrebbero darsi battaglia tra di loro. Appare chiaro che il modello da seguire sia senza dubbio quello di Red Bull, che oltre al top team con Verstappen e Ricciardo è in possesso della Scuderia Toro Rosso (ironia della sorte, team tutto italiano ndr), il cui scopo è quello di allevare talenti in erba e far accumulare esperienza a nomi ancora poco affermati (si parla di piloti, ma nulla preclude tale discorso anche per ogni altro membro del team), che potranno un giorno essere trasferiti nella squadra principale per aumentare da entrambe le parti le chance di vittoria. E’ perciò molto probabile che, se anche un giorno Alfa Romeo divenisse un team vero e proprio, ad altro non possa ambire se non ad essere uno junior team, che checché se ne dica ha un ruolo fondamentale a prescindere dai risultati. Si aprirebbero scenari totalmente differenti se Alfa Romeo si distaccasse da FCA, ma la probabilità che accada tale fenomeno è più bassa del morale di un Ferrarista dopo il GP di Singapore 2017.

    Sergio Marchionne, leader di FCA (fonte: sauberf1team.com)

     

Quali siano i piani a breve termine per questa nuova avventura del Biscione sono quindi ben noti, mentre non si sa cosa ci si possa aspettare dal futuro meno prossimo. Le incognite sono molte, ma di certa c’è una cosa che per quanto pragmatica è anche, ahinoi, altrettanto realistica: qualsiasi decisione venga presa da un’azienda a tali livelli è e sempre sarà in ottica “best for business”. Che venga fatta poi passare per un’iniziativa favorevole nei confronti dei fan è un altro conto, che in parte può essere vero ma che oggettivamente rappresenta soprattutto una giustificazione di facciata, per essere sicuri di non dover rendere conto a nessuno più del necessario. Purtroppo, chi acclama le gloriose annate di Alfa Romeo in Formula 1 non si rende conto che i tempi sono cambiati, così come gli interessi delle case costruttrici e gli asset aziendali. La necessità di far tornare i conti tipica dello stampo aziendale, il sempre più ampio giro di soldi all’interno del Circus ed in generale l’evoluzione di tutto ciò che vi orbita attorno ha reso la Formula 1 un’enorme macchina economica, che poco spazio lascia all’improvvisazione e alla goliardia di un tempo che ha permesso veramente a chiunque di mettere una monoposto in pista (esempi rilevanti: Hesketh, Andrea Moda).

Una monoposto Andrea Moda dopo l’ennesimo ritiro (fonte: livegp.it)

Tutto sommato però va bene così, perché queste sono dinamiche di background che poco hanno a che fare con il risultato finale a cui tutti i milioni di appassionati sparsi per il mondo possono attingere: uomini-eroi spinti al limite delle possibilità fisiche e della fisica, all’interno di aerei da asfalto veloci come il vento, capaci di scaricare la loro adrenalina sul tracciato e nell’etere, dove verrà inalata mista all’odore acre di gomma bruciata e benzina dalle migliaia di sostenitori col cuore in gola, tesi come corde di violino in attesa di veder passare per una frazione di secondo il proprio semidio personale.
Oppure, detto con le parole di Marchionne, “una vera figata”.

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